Climatizzatori monoblocco: caratteristiche, pro e contro dei dispositivi senza unità esterna

I monoblocco sono meno efficienti delle pompe di calore split aria-aria, ma la loro manutenzione è più semplice e c'è meno margine di errore in fase di installazione. Ne parliamo con due tecnici.

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A differenza dei classici split, che hanno un’unità interna e una esterna che comprende compressore e scambiatore, nei climatizzatori senza unità esterna tutti i componenti sono racchiusi in un unico corpo. Per questo sono comunemente chiamati “monoblocco”.

È una soluzione più “di nicchia” rispetto agli split, sia condizionatori (unità che sono unicamente in grado di raffreddare) sia pompe di calore o “climatizzatori” (macchine “reversibili” in grado anche di riscaldare gli ambienti).

Vanno montati su una parete che affaccia verso l’esterno, perché necessitano di due fori passanti, di circa 16 centimetri di diametro: uno per l’aria in ingresso, uno per l’aria in uscita.

Al loro interno c’è comunque un circuito frigorifero tradizionale (compressore, condensatore, evaporatore, valvola di espansione, gas refrigerante). Il ciclo è lo stesso dei climatizzatori split:

  • il compressore comprime il gas refrigerante
  • lo scambio termico raffredda l’aria interna e scarica il calore all’esterno
  • nei modelli con pompa di calore, il ciclo si può invertire e fornire riscaldamento.

Il calore viene espulso all’esterno tramite i fori e un sistema di ventilazione integrato.

I prodotti senza unità esterna sono disponibili sia come condizionatori che come pompe di calore. Per il loro funzionamento utilizzano lo stesso principio e gli stessi componenti di base delle unità split comuni.

Sono disponibili anche nella versione split (in questo caso l’unità “esterna” non si trova all’esterno ma all’interno di uno spazio tecnico come ad esempio un sottotetto), oltre che monoblocco; in questo caso tutti i componenti sono concentrati nell’unità che sta all’interno e la comunicazione con l’esterno è assicurata dai fori nel muro.

Sia della versione “split” che di quella “monoblocco” sono disponibili le versioni “ad acqua”, che non trattiamo nell’articolo.

Efficienza energetica e costi

Per quanto riguarda l’efficienza, le regole alle quali devono attenersi le molte e diverse apparecchiature presenti sul mercato sono definite dai regolamenti Ecodesign europei. “Questi definiscono a quali condizioni devono sottostare per potere essere immesse sul mercato”, ci spiega Marco Dall’Ombra, capogruppo pompe di calore per Assoclima.

“Tra le altre cose – aggiunge – disciplinano l’efficienza minima che devono avere definendo una serie di classi che consentono di dare evidenza a quelli più efficienti”. È importante sottolineare che le regole utilizzate per i condizionatori e le pompe di calore split ad aria sono diverse da quelle che valgono i dispositivi senza unità esterna.

“Le prime utilizzano le efficienze stagionali (SCOP in riscaldamento e SEER in raffreddamento, ndr), mentre le seconde utilizzano efficienze puntuali (COP in riscaldamento e EER in raffreddamento). Si tratta di valori tra loro non confrontabili”.

Lo stesso vale per la classe energetica presente sull’etichetta. “Una classe A di uno split non equivale alla classe A di una macchina senza unità esterna”, aggiunge Dall’Ombra. “Si può però affermare che in una scala informale, le più efficienti sono gli split, seguite dagli split senza unità esterna e dai monoblocco”.

Per comprendere questa gerarchia “basta prendere la foto di uno split e di un monoblocco e confrontare le dimensioni – argomenta Dall’Ombra – perché compattare tutti i componenti all’interno della macchina monoblocco è possibile, ma il prezzo che si paga è una potenza più ridotta e una minore efficienza”.

Per quanto concerne invece l’installazione, gli split richiedono più tempo perché bisogna collegare l’unità interna e quella esterna con le tubazioni del refrigerante. Questa operazione deve essere eseguita da un installatore in possesso della certificazione F-Gas poiché devono essere eseguite una serie di operazioni specialistiche e perché bisogna gestire il refrigerante.

Nel caso di monoblocco ad aria senza unità esterna è necessario invece “soltanto” eseguire i fori circolari nella muratura. Anche il costo dell’intervento è quindi molto legato al tipo di muratura. Non essendoci connessioni da realizzare con tubazioni con refrigerante, l’installatore può non essere in possesso della certificazione F-Gas.

In termini generali, l’installazione di un monoblocco ad aria senza unità esterna è meno costosa di quella di uno split ad aria (con o senza unità esterna).

Quando si usano i monoblocco, pro e contro

Condizionatori e pompe di calore senza unità esterna rappresentano un complemento all’offerta disponibile per soddisfare le esigenze del mercato.

Poiché si tratta di un segmento più piccolo rispetto agli split aria/aria (le vendite si misurano in decine di migliaia di unità contro milioni di unità all’anno), il contributo alla riduzione dei consumi energetici e alle emissioni nazionali è proporzionato alla diffusione.

In generale, si tratta di una soluzione cui fanno ricorso principalmente abitanti di edifici in centri storici o palazzi vincolati sulle cui facciate non si possono installare unità esterne per motivi di decoro.

Uno svantaggio delle soluzioni monoblocco è certamente il rumore, più elevato dei dispositivi split, “perché il compressore è praticamente dentro casa”, ci spiega Samuele Trento, ingegnere ed esperto nel settore delle pompe di calore. “Nel caso delle split invece, hai solo il ventilatore“.

Due sono i vantaggi individuati da Trento, eccezion fatta per la riduzione dell’ingombro sulle facciate. Il primo è la manutenzione, che è più comoda perché “si può effettuare all’interno”, il secondo è l’affidabilità del circuito frigorigero.

“Nei sistemi split questo viene concluso dall’installatore, mentre nelle monoblocco la macchina è già collaudata dal laboratorio e nessuno ci mette più mano. L’efficienza testata in laboratorio è la stessa della macchina che viene consegnata, non c’è margine di errore”, conclude Trento.

Un’eccellenza italiana

Le monoblocco senza unità esterna sono un prodotto “ideato, progettato e costruito in Italia, da sempre”, ci dice Dall’Ombra. Le due aziende di riferimento nel nostro Paese sono Innova e Olimpia Splendid, che hanno diffuso questo prodotto “non solo in Europa ma nel mondo”.

Le versioni splittate senza unità esterna nascono “da un sapiente adattamento di uno split aria-aria e da una sua trasformazione per usare come mezzo di scambio anche l’acqua”, di l’esperto di Assoclima. Anche questo è “frutto della competenza tecnica dell’industria italiana che ha saputo soddisfare un’esigenza di mercato facendo evolvere un prodotto standard di provenienza asiatica”.

In un segmento come quello degli split aria-aria dominato dall’industria asiatica, condizionatori e pompe di calore senza unità esterna sono “un settore in cui l’industria italiana è leader quasi assoluto”.

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