“Il settore dovrà affrontare una profonda trasformazione e innovazione per poter raggiungere gli sfidanti obiettivi che l’Europa e il nostro Paese si sono dati per rispondere alla crisi climatica globale e per affrancarsi dalla dipendenza degli idrocarburi e alla loro volatilità di prezzo, che può produrre conseguenze drammatiche sul sistema produttivo e sulle bollette delle famiglie, come purtroppo sta avvenendo in questi mesi. Questa trasformazione imporrà, da oggi al 2030, investimenti per oltre 100 miliardi di euro e dovrebbe produrre 90.000 nuovi occupati nel solo settore elettrico”.

Così, in una nota diffusa a valle di un incontro svoltosi martedì 26 aprile nell’ambito della trattativa per il rinnovo del Contratto di settore, Filctem-Cglil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil rilanciano le stime illustrate in quella occasione da Elettricità Futura e Utilitalia, stime che prevedono che i 100 miliardi di euro di investimenti dei privati vadano per metà alla generazione, con reti e accumuli che attirano rispettivamente 30 e 20 miliardi.

La parte del leone – si legge nella nota dei sindacati – la faranno l’installazione di nuova potenza rinnovabile (eolico e fotovoltaico) e il potenziamento e la digitalizzazione delle reti di trasmissione e distribuzione.

Secondo le stime di EF e Utilitalia presentate all’incontro, per raggiungere gli obiettivi del pacchetto Fit for 55, in Italia dovremo aggiungere 70 GW di Fer elettriche, che sommati ai 58 GW attuali, daranno un totale di 128 GW al 2030, in grado di portare il mix di rinnovabili a oltre il 72% su una domanda stimata di 340 TWh/anno.

Per integrare la nuova potenza rinnovabile, sarà inoltre necessario installare almeno 60 GWh di nuovi accumuli di grande taglia, oltre a potenziare le reti elettriche.

Una previsione che secondo i sindacati sconta “una colpevole sottovalutazione del contributo che le Fer tradizionali possono dare a questi target”, ma che “dà l’idea della portata straordinaria di questa operazione”, anche perché “a complicare il percorso non vi è solo il tema della complessità e incertezza degli iter autorizzativi, problema annoso del nostro paese, ma anche il reperimento di materie prime e tecnologie e soprattutto di manodopera qualificata.”

Il quadro degli addetti del settore presentato dalle associazioni datoriali all’incontro (presentazioni in basso), mostra un’inversione di tendenza sulle consistenze, aumentate di oltre 1.000 addetti dall’ultimo rinnovo, nonostante gli importanti interventi di turn-over eseguiti in molte aziende: a fine 2021 gli addetti erano 52.680, contro i 51.514 del 2018.