Preoccupa la carenza di lavoratori qualificati per le tecnologie pulite

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Continua a crescere l'occupazione mondiale nel settore energetico, grazie soprattutto al fotovoltaico e ai veicoli elettrici. Ma le aziende hanno tanta difficoltà a trovare le competenze necessarie.

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Il settore energetico continua ad attirare più posti di lavoro rispetto alla media dell’economia globale, grazie soprattutto alla crescita dell’occupazione nelle tecnologie pulite (fotovoltaico in primis), ma le aziende sono preoccupate per la difficoltà a reperire manodopera qualificata.

Questo, in estrema sintesi, il quadro delineato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nel rapporto World Energy Employment 2025 pubblicato il 5 dicembre (link in basso).

Nel 2024 la crescita della forza lavoro nel settore energetico a livello mondiale, pari al 2,2%, ha superato l’aumento degli occupati nell’economia nel suo complesso (+1,3% circa) per il terzo anno consecutivo, come mostra il grafico sotto.

Di conseguenza, i posti di lavoro totali nell’energia sono arrivati a 76 milioni (tabella sotto); dal 2019 ne sono stati aggiunti 5,4 milioni, pari a circa il 2,4% di tutti i nuovi occupati su scala mondiale.

Tra le principali tendenze segnalate nel rapporto, il settore elettrico è ora il principale datore di lavoro “energetico”, superando per la prima volta le forniture di petrolio e gas.

Negli ultimi cinque anni gli occupati nella filiera dell’elettricità, compresi generazione, trasmissione, distribuzione e stoccaggio (“Power” nella tabella sopra), sono aumentati di 3,9 milioni, rappresentando quasi i tre quarti di tutti i nuovi addetti nell’energia. Ciò è avvenuto grazie soprattutto al fotovoltaico, che nel solo 2024 ha aggiunto oltre 300mila impiegati, come si vede nel grafico seguente (Solar PV distributed + Solar PV utility-scale).

Ha invece rallentato la crescita dell’occupazione nell’eolico, a causa delle difficoltà persistenti nella filiera offshore, con licenziamenti nel comparto della produzione di turbine.

Anche nella filiera automotive l’occupazione ha continuato a crescere, trainata dal forte aumento dei posti di lavoro nei veicoli elettrici, aumentati di quasi 800.000 unità lo scorso anno. In Cina, quasi il 40% della forza lavoro nella produzione di veicoli è ora legato ai modelli elettrici e alle loro batterie.

Questa tendenza generale è sostenuta dalla riqualificazione e dal cambio di ruolo dei lavoratori in settori correlati, come i tecnici del riscaldamento che imparano a installare pompe di calore o gli operai dell’auto che si spostano sulle linee di assemblaggio dei veicoli elettrici.

Guardando invece alle fonti fossili, i posti di lavoro nel carbone hanno visto una ripresa in India, Cina, Indonesia, portando i livelli di occupazione globale in questo settore a un +8% nel 2024 rispetto al 2019, nonostante un calo del 20% nelle economie avanzate nello stesso periodo.

L’approvvigionamento di petrolio e gas, prosegue la Iea, ha recuperato la maggior parte dei posti di lavoro persi nel 2020, grazie alla continua espansione della capacità produttiva globale. Tuttavia, ora sembra che molte aziende stiano entrando in una nuova fase di ridimensionamento, con diverse importanti compagnie petrolifere che hanno annunciato tagli al personale nel 2025.

Passando alle previsioni, la crescita dell’occupazione nel settore energetico dovrebbe attestarsi al +1,3% nel 2025, riflettendo un rallentamento degli investimenti in uno scenario di perdurante incertezza economica.

La Iea poi evidenzia l’importanza di strategie più flessibili riguardo alla pianificazione, all’assunzione e al mantenimento della forza lavoro.

In particolare, nello scenario Net Zero che prevede l’azzeramento delle emissioni nette di CO2 al 2050, il fabbisogno totale di occupati nel settore energetico aumenterebbe di quasi 15 milioni entro il 2035.

Ma come anticipato, la carenza di lavoratori qualificati è emersa come una delle principali preoccupazioni per le aziende, in particolare nei ruoli tecnici applicati, riassunti nel prossimo grafico.

Su oltre 700 imprese, sindacati e formatori che hanno partecipato all’indagine annuale della Iea, più della metà ha segnalato colli di bottiglia nelle assunzioni.

Queste carenze sono più acute nei ruoli tecnici, che rappresentano oltre la metà della forza lavoro nel settore energetico; si parla, ad esempio, di elettricisti, tubisti, operai addetti alle linee elettriche e ingegneri. Peraltro, rimarca l’Agenzia, l’invecchiamento della forza lavoro sta aggravando la carenza di manodopera e competenze.

Difatti, la forza lavoro è più anziana rispetto alla media dell’intera economia; la pressione è maggiore nelle economie avanzate, dove nell’intero settore energetico ci sono 2,4 lavoratori prossimi alla pensione per ogni lavoratore sotto i 25 anni, rispetto a un rapporto di circa 1:1 nei paesi emergenti e in via di sviluppo.

E tali squilibri sono destinati a peggiorare: tra oggi e il 2035, saranno necessarie due nuove assunzioni su tre solo per sostituire gli addetti in pensionamento.

Oggi, le carenze stanno già avendo impatti tangibili: circa il 60% delle aziende ha segnalato deficit di manodopera qualificata. Inoltre, i laureati con una formazione pertinente al settore energetico non riescono a tenere il passo con la crescente domanda.

La richiesta di tecnici applicati in tutta l’economia è cresciuta del 16% tra il 2015 e il 2022, eppure i laureati in programmi professionali pertinenti sono aumentati solo del 9%.

Quasi il 50% delle aziende ha dichiarato di assumere personale da settori limitrofi o di aumentare la formazione interna per colmare le lacune.

Per evitare che lo squilibrio di competenze peggiori entro il 2030, il numero di laureati che entrano nel settore energetico dovrebbe aumentare di circa il 40% a livello globale, e ancora di più in un percorso allineato all’obiettivo Net Zero.

Ampliare la capacità formativa a questo livello costerebbe circa 2,6 miliardi di dollari l’anno a livello mondiale, meno dello 0,1% della spesa pubblica globale per l’istruzione.

I dati poi mostrano che oltre il 40% delle aziende energetiche intervistate preferisce assumere internamente per mantenere il know-how specifico del settore, mentre quest’anno il 50% dei lavoratori nei combustibili fossili ha dichiarato che darebbe priorità a rimanere nel settore energetico, in caso di ricerca di un’occupazione alternativa.

Ma non tutti i lavoratori in esubero hanno un percorso di trasferimento semplice. Con una riqualificazione mirata, circa due terzi degli addetti nel settore oil&gas possiede le competenze di base necessarie per passare rapidamente ad altri impieghi nell’energia.

Al contrario, gli occupati nel carbone richiedono un supporto più specializzato per garantire una transizione equa e “giusta” verso le tecnologie più pulite, come le rinnovabili.

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