Le rinnovabili sono in continua crescita, ma il mix energetico globale rimane “sostanzialmente stabile”, mentre i combustibili tradizionali “continuano a rivestire il ruolo principale”.
Dopo diverse analis statistiche fornite da più organizzazioni, vogliamo riportare anche i dati presentati ieri, 21 ottobre da Eni nel suo World Energy Review 2025 (versione interattiva online), la rassegna statistica annuale del cane a sei zampe che approfondisce le principali tendenze del mercato mondiale dell’energia.
Dal petrolio alle tecnologie pulite, passando per gas, carbone, minerali critici, emissioni di CO2 e altri indicatori economici (popolazione, Pil), il rapporto evidenzia che nel 2024 il consumo di energia ha confermato la tendenza di crescita quasi ininterrotta delle ultime decadi (+2% sul 2023).
In particolare, nel 2024 le installazioni di impianti eolici e fotovoltaici hanno continuato ad aumentare a ritmi sostenuti, evidenzia Eni, segnando +560 GW sull’anno precedente; è un nuovo record che porta la capacità cumulativa a quasi 3.000 GW.
La quota di solare ed eolico nel mix di produzione elettrica è passata dal 3% di una decina di anni fa all’attuale 15%, a fronte di circa il 60% generato da fonti fossili, come riassume il grafico sotto.
Anche per Eni,il fotovoltaico è stato il protagonista indiscusso: lo scorso anno si sono aggiunti 450 GW in tutto il mondo in questa fonte (+32% sul 2023), con un ruolo predominante della Cina, che da sola ha installato 278 GW, seguita dagli Stati Uniti con 38 GW addizionali, rispettivamente +46% e + 28% su base annua.
La tabella mostra l’evoluzione del fotovoltaico dal 2010 al 2024 nei primi dieci mercati mondiali; l’Italia è ottava con un cumulato di 36 GW e un nuovo installato di oltre 6 GW nel 2024 (+22,7% sul 2023).
Il totale cumulato del fotovoltaico ha raggiunto circa 1.850 GW nel mondo.
La crescita dell’eolico, si legge nel rapporto, è stata “più contenuta, ma comunque rilevante”, grazie ai 114 GW installati nel 2024, +11% sui dodici mesi precedenti, portando il dato complessivo a 1.133 GW.
Anche in questo comparto, Cina e Stati Uniti hanno primeggiato, con Pechino che ha contribuito al 70% circa del nuovo installato annuale.
Petrolio, gas ed emissioni
Quanto al petrolio, il prezzo del Brent nel 2024 ha registrato una media di 80,8 $ al barile, con una flessione di circa il 2% rispetto al 2023.
I prezzi sono diminuiti progressivamente nell’anno, spinti dalle aspettative di maggiore offerta da parte dell’Opec+ e dal timore di un rallentamento economico, spiega il rapporto.
La domanda ha continuato ad aumentare: +0,8 milioni di barili giornalieri sul 2023, attestandosi a 102,8 Mb/g, trainata principalmente dalle economie non-OCSE.
Tra queste, emergono Cina, India, America Latina e Medio Oriente che insieme rappresentano oltre il 60% dell’aumento dei consumi. La produzione invece ha registrato una crescita di 0,5 Mb/g rispetto al 2023, arrivando a 97,3 Mb/g, sostenuta dai paesi non-Opec e dagli Stati Uniti.
Quanto al gas, nel 2024 i prezzi nei principali hub internazionali sono calati di circa il 14% in media rispetto al 2023, per via del clima mite e degli stoccaggi elevati nei primi mesi dell’anno, con una parziale risalita delle quotazioni nella seconda metà del 2024.
La domanda globale di gas ha registrato un +3% sul 2023, con dinamiche divergenti su scala globale. A trainare i consumi è stata soprattutto la Cina, mentre in Europa la domanda è rimasta pressoché stabile, evidenzia Eni.
A fronte di una produzione complessiva mondiale in lieve incremento (+1% vs 2023), il Gnl ha visto un rialzo più marcato sia delle capacità di liquefazione (+1,4%) sia di rigassificazione (+4%) a livello globale.
Non mancano dati sui minerali critici, elementi cruciali per le tecnologie della transizione, che nel 2024 hanno registrato un aumento della produzione del 5,5% rispetto al 2023; la crescita più sostenuta ha riguardato il cobalto (+21%).
Quanto alle emissioni globali di CO2 correlate all’energia, sono aumentate dello 0,8% lo scorso anno, trainate dai Paesi emergenti e in via di sviluppo, mentre nelle economie avanzate sono ulteriormente diminuite rispetto al 2023.




























