Cosa dovrà fare esattamente l’Europa per centrare i nuovi obiettivi al 2030 su efficienza energetica, fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni inquinanti? Quali misure dovrà adottare, quali politiche dovrà mettere in campo?

Uno studio appena pubblicato da Agora Energiewende, il think-tank indipendente specializzato in ricerche sulle tecnologie pulite, con sede a Berlino, chiarisce le dieci priorità che la prossima Commissione europea dovrà affrontare per accelerare la transizione energetica.

Gli obiettivi da raggiungere in dieci anni, ricordiamo in breve, sono: portare le rinnovabili al 32% dei consumi finali lordi di energia, migliorare l’efficienza energetica del 32,5% e diminuire le emissioni di CO2 di almeno il 40% rispetto ai livelli registrati nel 1990.

Il grafico sotto, tratto dal documento European Energy Transition 2030: The Big Picture (allegato in basso), riassume il cammino che i 27 Stati membri – alla fine di marzo la Gran Bretagna uscirà dall’Ue, probabilmente senza un accordo specifico (Hard Brexit) – dovranno seguire per tagliare i traguardi fissati dalle nuove direttive su energia e clima.

In particolare, le rinnovabili dovranno arrivare al 57% del mix elettrico nel 2030, l’utilizzo complessivo di gas e petrolio dovrà calare del 25-30% mentre il carbone vedrà all’incirca dimezzare il suo contributo totale.

Certo è uno scenario che prevede una de-carbonizzazione solamente parziale del sistema energetico nel suo insieme, come chiarisce il prossimo grafico rielaborato da Agora Energiewende, riferito ai trasporti.

Difatti, qui i carburanti fossili continueranno a dominare il mix delle risorse, nonostante la progressiva elettrificazione dei veicoli, il maggiore utilizzo dei bio-combustibili avanzati e l’introduzione di varie misure per diminuire il traffico urbano, migliorare la logistica, sostenere la mobilità condivisa e il trasporto pubblico locale eccetera.

Più in dettaglio, secondo Agora Energiewende, il parlamento Ue che uscirà dalle elezioni di maggio, insieme con il prossimo esecutivo Ue, dovrà inserire alcune priorità nei suoi lavori.

Un aspetto decisivo, sostengono gli esperti tedeschi, è creare le condizioni tecnologiche e di mercato affinché si possa sviluppare l’industria dei carburanti sintetici ricavati da fonti rinnovabili: si parla soprattutto dell’idrogeno prodotto con elettrolizzatori, a loro volta alimentati con elettricità eolica-solare.

È con il gas “pulito” che si punta a de-carbonizzare (guardando già all’orizzonte 2050) tutti quei settori in cui è più difficile abbattere le emissioni di gas-serra, come l’aviazione, i trasporti marittimi e quelli pesanti su gomma, determinate attività industriali, senza dimenticare l’uso dell’idrogeno nei sistemi di accumulo energetico per garantire maggiore sicurezza e flessibilità operativa al sistema elettrico.

Tanto che si raccomanda di fissare una quota obbligatoria a livello Ue per l’immissione in rete di gas rinnovabili e sostenere la realizzazione di almeno 30 GW di potenza installata in elettrolizzatori al 2030.

Il rapporto suggerisce anche di promuovere lo sviluppo di un’industria europea delle batterie per veicoli elettrici e applicazioni di storage, competitiva e a basso impatto ambientale, magari stabilendo dei requisiti minimi di sostenibilità per gli accumulatori prodotti/venduti in Europa (vedi anche QualEnergia.it).

Poi si parla molto di come rafforzare gli standard sulle emissioni di CO2 di auto e camion, cercando di velocizzare il più possibile la diffusione di veicoli ZLEV (Zero and Low-Emission Vehicle).

E Agora Energiewende raccomanda infine, tra le altre cose, di considerare un “prezzo ombra” (shadow price) della CO2 in tutte le decisioni d’investimento in Europa e nei singoli Stati membri, pari ad almeno 80-100 euro/tonnellata di anidride carbonica, in modo da riflettere il costo sociale-ambientale delle emissioni associate alla realizzazione di nuove infrastrutture.

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