La bozza del DL Energia/Bollette rischia di restringere in modo significativo l’accesso ai futuri meccanismi di incentivazione per il rifacimento degli impianti fotovoltaici, limitandolo ai soli moduli inclusi nelle lettere b) e c) del registro ENEA.
Una scelta che, se confermata, escluderebbe di fatto gran parte della produzione europea di moduli fotovoltaici dai programmi di sostegno pubblico, compresi quelli destinati al revamping degli impianti esistenti.
Su questo punto torna Bisol, produttore europeo di moduli fotovoltaici, che iesprime forte preoccupazione per l’impostazione della norma (vedi anche “Bisol sulla Manovra: “incentivi FV a rischio per la manifattura europea”).
Secondo l’azienda, la misura escluderebbe tutti i produttori attualmente elencati alla lettera a) del registro ENEA, che rappresentano la grande maggioranza della capacità produttiva fotovoltaica dell’Unione Europea e forniscono già oggi moduli certificati e tracciabili in tutta Europa.
Questa esclusione impedirebbe ai produttori di partecipare a progetti sostenuti da fondi pubblici, inclusi i programmi di revamping degli impianti esistenti sotto Conto Energia, impianti che in passato sono stati incentivati proprio per l’utilizzo di moduli di origine europea.
Se la norma dovesse rimanere invariata, i futuri interventi di sostituzione sarebbero limitati a un solo produttore autorizzato.
Un rischio per concorrenza e consumatori italiani
Secondo il produttore, questo quadro normativo potrebbe creare anche un collo di bottiglia per gli obiettivi di sviluppo solare dell’Italia.
Nel caso in cui l’unico produttore ammesso non fosse in grado di soddisfare la domanda in termini di capacità produttiva, tempistiche o qualità, si rischierebbe un rallentamento nell’implementazione delle energie rinnovabili. I fondi pubblici stanziati rimarrebbero inutilizzati e i cittadini ne sopporterebbero il costo in forma di ritardi, obiettivi climatici mancati e bollette più alte.
Secondo Bisol, l’affidamento a una sola filiera produttiva comporta inoltre rischi significativi. In assenza di processi produttivi pienamente trasparenti e verificabili, esiste la concreta possibilità che i moduli vengano acquistati in paesi terzi, come la Cina, e successivamente rivenduti come prodotti europei, senza reale tracciabilità. Una pratica già osservabile che compromette lo scopo degli incentivi e mina la fiducia nel mercato.
Questo meccanismo, secondo Bisol, sarebbe in contrasto con i principi del Net Zero Industry Act, che mira a rafforzare la base industriale europea mantenendo apertura ed equità. Inoltre, si discosta dal futuro Accelerator Act, che promuove la diversificazione della provenienza dei componenti critici e valorizza diverse soluzioni tecnologiche.
L’azienda precisa che non si tratta di una richiesta di escludere qualcuno, ma di un appello a garantire pari accesso agli incentivi per tutti i produttori europei che offrono moduli certificati, tracciabili e ad alte prestazioni, indipendentemente dal modello produttivo.
Le proposte
Bisol chiede alle autorità italiane di ripristinare l’ammissibilità dei moduli elencati alla lettera a del registro ENEA, oppure rivedere la definizione tecnica della lettera b), introducendo un criterio basato sulle prestazioni, ad esempio:
“Moduli fotovoltaici prodotti all’interno dell’Unione Europea utilizzando celle solari con un’efficienza di conversione minima pari al 24% in condizioni standard di prova”.
Secondo l’azienda, questo approccio premierebbe la qualità reale della tecnologia e garantirebbe condizioni eque per tutta l’industria europea.
Un’industria europea pronta a fare la sua parte
I produttori europei hanno già investito in capacità produttiva, certificazione e innovazione e sono pronti a sostenere gli obiettivi energetici italiani con tecnologie affidabili e già collaudate sul campo.
Mercati aperti, ribadisce il produttore, significano prodotti migliori, costi più bassi e maggiore indipendenza energetica. Limitare l’accesso a un solo modello significa rischiare di non ottenere nessuno di questi risultati.
Secondo Bisol, solo una solida e diversificata industria fotovoltaica europea può continuare a investire in ricerca e sviluppo, collaborare con le università e contribuire alla costruzione di una società europea più resiliente e sovrana.



























