AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) ha rilevato a settembre i prezzi del pellet, della legna da ardere e del cippato. Vediamo il loro andamento.
Prezzo del pellet, stabile con un leggero aumento
Il prezzo medio nazionale del pellet certificato ENplus® A1, secondo l’associazione, si sarebbe attestato in media a settembre a circa 5,7 euro per sacco da 15 kg, con un aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a circa 0,40 €/sacco.
Nell’analisi più dettagliata di Aiel vediamo che il prezzo del pellet (Iva inclusa) è distinto per aree geografiche (viene spiegata anche la metodologia di rilevazione).
QualEnergia.it ha tuttavia rilevato che in centro-Italia il prezzo, almeno a inizio ottobre, era più elevato di quelli segnalato dall’associazione (5,62 €). Si sono riscontrati prezzi che oscillano in media tra 6,2 e 6,7 €/sacco (Iva inclusa), quindi più alti del 10-18% a quanto indicato da Aiel per settembre.
La scorsa stagione (settembre 2024) il prezzo oscillava tra 5,6 e 6 €; possiamo dunque stimare, anche se in base a nostre rilevazioni molto parziali, che l’aumento possa essere del 10-13% rispetto a questi prezzi.
Alcuni rivenditori/distributori locali lamentano che abbiano inciso soprattutto i più elevati costi di trasporto dei camion (a causa della carenza di trasportatori e per costi più alti del carburante), ma è da escludere un normale ricarico da parte dei venditori finali, forse per un’offerta leggermente ridotta.
Tornando invece ai dati Aiel, si può valutare che produrre 1 MWh di energia utilizzando pellet ENplus® A1 richiede circa 208 kg di combustibile, equivalenti a 14 sacchi da 15 kg.
Il costo stimato per questa quantità di energia è di 79 €/MWh, un valore più vantaggioso rispetto al gas naturale, che costa 105 €/MWh, e al gasolio da riscaldamento, che raggiunge i 139 €/MWh. Il pellet garantirebbe comunque risparmi significativi in bolletta: del 25% circa rispetto al gas e del 43% sul gasolio.
Pellet in autobotte
Per quanto riguarda il pellet distribuito in autobotte, il prezzo medio nazionale a settembre 2025 è risultato pari a 393 €/t, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il valore corrispondente in energia primaria è di circa 82 €/MWh.
Anche in questo caso, il pellet sfuso mantiene un buon margine di convenienza, in particolare nelle aree non servite dal metano, e si conferma una soluzione efficace per il riscaldamento di abitazioni e condomini.
In calo i prezzi della legna da ardere
Anche la legna da ardere si conferma un combustibile competitivo (vedi rilevazioni Aiel sulla legna da ardere).
Con questa risorsa per produrre 1 MWh di energia termica sono necessari circa 270 kg di legna secca A1, il costo dell’energia primaria ottenuta con questo combustibile si aggira attorno ai 60 €/MWh.
Prendendo come esempio un appartamento con consumo annuo medio di 10 MWh, la spesa complessiva per il riscaldamento con legna da ardere è di circa 570 euro, contro i 1.060 € richiesti dal gas e i 1.350 € del gasolio. Un risparmio del 46% rispetto al gas e del 58% rispetto al gasolio.
Il prezzo della legna varia in funzione della classe di qualità, del confezionamento (bancali o sfusa) e del grado di stagionatura. La stagionatura corretta della legna, che consente di portare il contenuto idrico sotto il 20%, è una caratteristica fondamentale per garantire un buon rendimento termico e ridurre le emissioni.
Prezzi stabili e risparmi elevati con il cippato
Il cippato di legno si conferma il biocombustibile più economico per la produzione di energia termica (vedi rilevazione Aiel sul cippato).
A settembre 2025, il prezzo medio nazionale del cippato in Classe A1 è in leggero calo a 136 €/t (-1,3%), valore che corrisponde a 33 €/MWh.
Rispetto ai combustibili fossili, per una bifamiliare che consuma 20 MWh l’anno con un costo del riscaldamento a cippato intorno ai 660 euro il risparmio è molto interessante: del 68% sul gas e del 76% per il gasolio.
Il prezzo del cippato è influenzato da fattori quali l’umidità residua, la pezzatura e i costi di trasporto, che possono incidere da 20 a 50 euro a tonnellata. Tuttavia, la filiera locale e la disponibilità di materia prima sul territorio consentono di mantenere una buona stabilità dei prezzi.





























