Piano per la qualità dell’aria e impatti per la filiera legno-energia

Il "Piano d’Azione per il Miglioramento della Qualità dell’Aria 2025–2027", dal 2 agosto in Gazzetta, oltre a prevedere azioni condivise tra Stato e Regioni per agricoltura, mobilità, riscaldamento domestico, introduce misure per la qualità dei biocombustibili legnosi.

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È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 agosto 2025 il Piano d’Azione per il Miglioramento della Qualità dell’Aria 2025–2027.

Obiettivo è ridurre l’inquinamento atmosferico e tutelare la salute pubblica, in linea con le direttive europee. Il piano, elaborato dalla Cabina di Regia presso la Presidenza del Consiglio, prevede 20 azioni, condivise tra Stato e Regioni, distribuite in quattro ambiti principali: agricoltura, mobilità, riscaldamento domestico e interventi trasversali.

Il Piano qualità dell’aria punta a chiudere le tre procedure di infrazione aperte dall’Ue per PM10, NO2 e PM2,5, evitando sanzioni economiche e tagli ai fondi UE.

La dotazione finanziaria è di 2,4 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi stanziati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Per l’agricoltura sono previsti incentivi per pratiche agricole a basso impatto emissivo, come la concimazione a rateo variabile. In tema di mobilità saranno finanziati progetti di trasporto pubblico locale, sharing mobility e percorsi casa-scuola/lavoro.

Alcuni fondi saranno dedicati a campagne di comunicazione, sistemi di monitoraggio e rafforzamento della cooperazione tra le diverse istituzioni.

Il piano riguarda anche l’adozione di tecnologie di riscaldamento più efficienti e meno inquinanti ed è quindi coinvolta anche la filiera legno-energia, visto che si introducono novità rilevanti in materia di riscaldamento civile.

Un approccio che l’associazione di categoria AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), ha accolto positivamente per il loro potenziale impatto positivo su efficienza, qualità e sostenibilità del settore.

Riscaldamento a biomassa legnosa: solo biocombustibili certificati

Il Piano punta, dunque, anche alla riduzione delle emissioni legate all’uso di stufe e caldaie a biomassa legnosa. Una scelta che, se accompagnata da strumenti adeguati, è un’occasione per migliorare la qualità dell’aria e rafforzare al contempo l’intera filiera italiana bosco-legno-energia.

Ad esempio, l’introduzione della certificazione obbligatoria di legna cippato e pellet, secondo Aiel va nella direzione giusta, promuovendo la qualità dei biocombustibili, tutelando i consumatori, riducendo le emissioni e favorendo un uso corretto e sostenibile delle biomasse legnose.

Tra le azioni più rilevanti introdotte dal Piano spicca, infatti, la modifica del DM 152/2006, che stabilisce che in Italia potranno essere commercializzati solo biocombustibili legnosi (legna, pellet, bricchette e cippato) certificati secondo la norma UNI EN ISO 17225.

L’introduzione dell’obbligo di certificazione permetterà di innalzare gli standard qualitativi del mercato, migliorando l’efficienza complessiva dei sistemi di riscaldamento. Come spiega una nota di Aiel, si tratta di un’azione che potrà avere effetti positivi sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza e sulla vita utile degli impianti, oltre che sulla consapevolezza dei consumatori.

Schemi di certificazione come ENplus® per il pellet e Biomassplus® per legna da ardere, cippato e bricchette sono strumenti fondamentali per garantire la qualità del prodotto e la sua conformità alla norma UNI EN ISO 17225, promuovendo un mercato più trasparente.

ENplus® è il sistema di certificazione di riferimento a livello internazionale per il pellet di legno e si distingue per un controllo rigoroso lungo tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione.

Analogamente, per legna da ardere, cippato e bricchette, lo schema Biomassplus® garantisce la classificazione del combustibile in quattro classi qualitative (A1+, A1, A2 e B), sulla base di parametri specifici e verificabili. Tutte le aziende certificate sono soggette a controlli periodici per garantire la tracciabilità del materiale, la legalità dei processi e la sostenibilità della filiera.

Collaborazione tra Stato, Regioni e associazioni

Un’altra misura importante riguarda la sottoscrizione, entro 60 giorni, di un protocollo d’intesa tra Mase, Regioni e associazioni di categoria.

L’obiettivo è creare un meccanismo di collaborazione stabile, favorendo la condivisione delle buone pratiche tra tutti gli attori coinvolti.

“Questa alleanza istituzionale – ha detto Annalisa Paniz, direttrice generale di Aiel – potrà rafforzare la coerenza delle politiche ambientali sul territorio e garantire l’efficacia delle misure previste, rafforzando il legame tra governance e comparto produttivo”.

Incentivi per il ricambio degli impianti più inquinanti

Entro 180 giorni, il Mase dovrà avviare programmi incentivanti per una quota fino a 100 milioni di euro, cumulabili con il Conto Termico, destinati alla sostituzione degli impianti civili a biomassa legnosa più obsoleti (classi 3 stelle o inferiori) con sistemi 5 stelle o pompe di calore, anche integrati con fotovoltaico. Dunque, un modo per rafforzare i numerosi bandi regionali, fondamentali per sostenere il turn-over tecnologico.

L’attuazione del Piano 2025-2027 dovrà far partire una fase nuova per la filiera legno-energia e Aiel ha fatto sapere che continuerà a offrire il proprio contributo tecnico e istituzionale per garantire che le misure siano attuate con efficacia, in coerenza con gli obiettivi del Piano di decarbonizzazione e miglioramento della qualità dell’aria.

“È fondamentale che le politiche pubbliche premino la qualità e la trasparenza senza abbandonare il principio della neutralità tecnologica.  Il nostro compito è far emergere le eccellenze italiane e creare le condizioni per uno sviluppo equilibrato e sostenibile della filiera legno-energia, a beneficio dei cittadini, dell’ambiente e dell’economia locale”, ha detto Paniz.

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