Tutti i paesi dell’Unione europea hanno rispettato o superato gli obiettivi sull’utilizzo di energie rinnovabili per soddisfare i propri consumi finali lordi al 2020. Meno uno, e forse non è un caso.

Si tratta della Francia, che ha mancato di quasi 4 punti percentuali il proprio target nazionale, del 23%, di energia Fer sul fabbisogno.

L’Ue nel suo insieme ha invece sfruttato le rinnovabili per il 22% del proprio consumo energetico nel 2020, superando il suo obiettivo, che era del 20%, secondo quanto comunicato la settimana scorsa da Eurostat, l’ente statistico dell’ Unione.

Il dato sul mancato raggiungimento dei target sulle rinnovabili da parte di Parigi spicca in ragione del fatto che la Francia è il paese che molto più di qualunque altro Stato membro dell’Unione si affida all’energia nucleare, che pesa per il 70% circa dell’elettricità consumata oltralpe.

Il paese dell’atomo si trova dunque in ritardo sulle rinnovabili, mentre il nucleare stesso si sta dimostrando una soluzione inidonea alla decarbonizzazione necessaria, in quanto tecnologia vetusta e costosa, soggetta a lunghi ritardi nella realizzazione e ad alti costi di costruzione e manutenzione.

Nel frattempo il più recente reattore nucleare in costruzione a Flamanville, in Francia, ha visto sforare i costi anche del 700%, è in ritardo di 10 anni sulla tabella di marcia e non inizierà a produrre fino ad almeno il 2023 (vedi “Nucleare, la Francia prevede nuove centrali entro il 2037. Che senso ha l’atomo in Italia?“).

Inoltre, il regolatore nucleare francese ha comunicato a dicembre che durante dei controlli di routine alla centrale di Civaux, nella parte centrale del paese, sono state trovate delle crepe vicino alle saldature di un sistema di raffreddamento di sicurezza per due reattori dell’impianto.

E un altro possibile problema di sicurezza è stato identificato una decina di giorni fa in un terzo impianto nucleare francese, a Chooz, nella regione delle Ardenne orientali, per cui la società proprietaria delle centrali, EDF, ha deciso di spegnere tutti i reattori come precauzione.

Sarà bene che chi propone l’adozione del nucleare in Italia per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione tenga bene a mente queste evidenze, oltre alle incertezze mai risolte sul fronte della gestione delle scorie radioattive.

I dati

Tornando ai target legati alla generazione da rinnovabili, è stata la Svezia il paese che ha fatto meglio al 2020, con oltre il 60% del suo consumo energetico totale soddisfatto da fonti verdi, seguito dalla Finlandia con quasi il 44% e dalla Lettonia con più del 42%.

Sono invece Malta, Lussemburgo e Belgio ad avere le percentuali più basse di consumo di energia rinnovabile al 2020, con quote comprese tra l’11% e il 13%. L’Italia si è collocata a metà strada, col 20,4% di rinnovabili, superando di 3,4 punti percentuali il proprio obiettivo.

La Svezia ha superato il proprio target nazionale del 49% di energie rinnovabili di ben 11 punti percentuali insieme alla Croazia, che aveva puntato a una quota del 20%, mentre la Bulgaria ha superato di 7 punti percentuali il proprio target del 16%.

Da notare che Norvegia e Islanda, che non fanno parte della Ue, hanno superato di gran lunga qualsiasi paese dell’Unione, con quote rispettive di consumo rinnovabile del 77% e 84%, in gran parte grazie al loro ampio uso di energia idroelettrica e geotermica.