Ridurre del 60% le emissioni di CO2 al 2030 è fattibile ma bisogna attuare velocemente diverse misure, tra cui soprattutto potenziare il mercato ETS (Emissions trading scheme).

A dirlo è l’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA: Umwelt Bundesamt) in un documento che raccomanda per prima cosa di riformare il meccanismo ETS per lo scambio di quote di CO2, che secondo l’agenzia potrebbe garantire in buona parte il raggiungimento dell’obiettivo al 2030.

Il dibattito sulla nuova politica Ue in tema di emissioni è entrato nel vivo con il voto dell’Europarlamento, che ai primi di ottobre ha approvato la sua posizione comune sulla Climate Law (la legge per il clima proposta dalla Commissione Ue), schierandosi a favore di una riduzione del 60% delle emissioni al 2030, in confronto ai livelli del 1990.

Poi però il Consiglio europeo ha rinviato a dicembre la sua decisione sul futuro obiettivo, perché non ha ancora trovato un accordo tra i vari Stati membri.

Ora la presidenza tedesca di turno del Consiglio punta a chiudere le discussioni istituzionali entro fine 2020, cercando di convincere i paesi che finora si sono opposti a misure ambientali più ambiziose, tra cui figura il blocco orientale di Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria.

Quindi il documento della UBA arriva in una fase cruciale dei negoziati sul nuovo obiettivo di riduzione (ricordiamo che la Commissione Ue aveva proposto di tagliare le emissioni del 55% mentre l’attuale traguardo è fermo al 40%).

Secondo l’agenzia tedesca, le emissioni dei settori coperti dall’ETS dovranno diminuire del 66-71% nei prossimi dieci anni. La UBA poi suggerisce di ridurre le quote di CO2 sul mercato nel breve termine, in modo da spingere i prezzi verso l’alto e così penalizzare le attività più inquinanti.

Tra le altre misure raccomandate, c’è l’introduzione di un meccanismo per scambiare quote di emissioni nei trasporti; anche edilizia, agricoltura e commercio sono settori che secondo l’agenzia tedesca dovrebbero fornire un contributo maggiore alla riduzione della CO2.

Tuttavia, secondo la UBA, inizialmente questi settori “nuovi entranti” dovrebbero rimanere separati dal mercato ETS esistente e avere, invece, uno strumento finanziario dedicato a loro, perché un sistema comune, sostiene l’agenzia, non fornirebbe incentivi finanziari sufficienti per abbandonare le tecnologie più inquinanti nei trasporti e negli edifici.

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