Incentivi caldaie a gas, l’Ue mette l’Italia in mora

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La Commissione europea avvia una procedura di infrazione contro il nostro Paese per i ritardi nel recepimento della direttiva Epbd: il governo ha due mesi per la replica.

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L’Italia finisce nel mirino della Commissione europea per i ritardi nell’eliminazione degli incentivi alle caldaie a combustibile fossile autonome.

Bruxelles ha infatti inviato al nostro Paese (oltre che a Ungheria ed Estonia) una lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura di infrazione, “per non aver recepito pienamente nell’ordinamento nazionale l’articolo 17 (15) della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia Epbd”.

La direttiva, spiega l’esecutivo comunitario in una nota, ha due scadenze per il recepimento. Sebbene quella principale sia il 29 maggio 2026, le disposizioni che prevedono che gli Stati membri cessino di fornire incentivi finanziari per l’installazione di caldaie a combustibile fossile autonome, ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 15, dovevano essere recepite nella legislazione nazionale entro il 1° gennaio 2025.

Italia, Estonia e Ungheria sotto la lente

Dopo aver esaminato le misure notificate da Estonia, Italia e Ungheria e le spiegazioni fornite, la Commissione ha concluso che questi tre Stati membri non abbiano “pienamente attuato né spiegato in modo esaustivo” l’eliminazione graduale degli incentivi entro la scadenza fissata. Un provvedimento giudicato fondamentale per raggiungere il target di un parco immobiliare completamente decarbonizzato entro il 2050.

Secondo fonti del Mase sentite da QualEnergia.it, la direttiva chiede “una norma quadro che vieti tout court l’incentivazione”. In Italia le detrazioni si sono adeguate al 1° gennaio 2025 con l’ultima legge di bilancio, ma non è mai stata prevista una norma generale.

Il riscaldamento degli ambienti e la produzione di acqua calda sanitaria rappresentano oltre i tre quarti dell’energia finale consumata dalle famiglie dell’Ue, sostiene la Commissione. Quasi due terzi di questo consumo si basa ancora sui combustibili fossili, principalmente gas naturale. La decarbonizzazione del settore edilizio dipende in larga misura dalla graduale eliminazione dell’uso di combustibili fossili per il riscaldamento.

A ottobre 2024 la Commissione ha pubblicato delle linee guida su come si debba applicare questo divieto. In sintesi, per gli impianti a gas, sarà ancora possibile sussidiare solo i sistemi ibridi con una quota “considerevole” di energia rinnovabile, mentre si esclude la possibilità di agevolare le cosiddette caldaie hydrogen ready, almeno fino a che la rete del gas locale trasporta prevalentemente gas fossile.

Italia, Estonia e Ungheria dispongono ora di due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze evidenziate da Bruxelles. In assenza della risposta, la Commissione potrà decidere di passare al secondo step nella procedura di infrazione rispetto alle lettere di diffida, emettendo un parere motivato.

Intanto in un comunicato congiunto associazioni ambientaliste come Arse, Coordinamento Free, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e Wwf si sono dette “non stupite” dal provvedimento in arrivo da Bruxelles, visto “l’atteggiamento di chiusura (del governo, ndr) nei confronti di una direttiva che, invece, ha la capacità di mettere al centro innovazione e transizione energetica, un binomio che fa bene all’ambiente, al contrasto alla crisi climatica e che aiuta le famiglie e le imprese a risparmiare sui costi in bolletta”.

L’esecutivo “ha dimostrato anche una forte ostinazione  nel voler proseguire nel finanziamento delle caldaie a gas, ancora presenti nel Conto Termico 2.0 in vigore e che verrà sostituito dal Conto Termico 3.0 solo a dicembre, andando contro ben due direttive europee”.

Con la nuova versione del Conto termico 3.0 che diventerà operativa a partire dal 25 dicembre prossimo, infatti, saranno vietate le sovvenzioni agli apparecchi a gas naturale o ad altri combustibili fossili per il settore produttivo: le imprese potranno accedere agli incentivi solo per interventi basati su rinnovabili, pompe di calore ad alta efficienza, recupero di calore da processi industriali o impianti a biomassa solida certificata.

La bacchettata sull’efficienza energetica

L’esecutivo comunitario si è attivato contro l’Italia anche per il mancato recepimento della direttiva 2023/1791 sull’efficienza energetica (Eed), che avrebbe dovuto essere formalizzato entro l’11 ottobre 2025, ad eccezione di alcune norme sulla rendicontazione per le quali sono previste date specifiche.

Ad oggi, tuttavia, soltanto la Repubblica Ceca ha notificato il recepimento della direttiva a Bruxelles, che ha quindi avviato procedure d’infrazione nei confronti di tutti gli altri 26 Stati membri.

In Italia il recepimento della direttiva efficienza è contenuto in uno schema di decreto legislativo previsto dalla legge di delegazione europea 2024, che non è però ancora arrivato alla fase di approvazione.

Allo studio la creazione di un fondo diverso dall’attuale Fondo nazionale efficienza energetica, l’evoluzione delle diagnosi energetiche (passando da un obbligo basato sulla grandezza dell’impresa a uno basato sul consumo dell’azienda) e una maggiore spinta sui sistemi di gestione dell’energia.

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