Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti è intervenuto il 1° febbraio a Ferriere, in provincia di Piacenza, nel corso di un incontro pubblico contro un progetto eolico da 31,5 MW proposto dalla Ferriere Wind, che fa capo a European Energy.
Foti, che a Piacenza è nato e in quel territorio è stato eletto alla Camera, ha chiarito di volersi astenere dal prendere una posizione in questo momento, considerando anche che in futuro non si può escludere l’arrivo del progetto in Consiglio dei ministri per risolvere eventuali dinieghi.
Allo stesso tempo, però, il ministro ha preso parte all’evento dando un “consiglio” ai presenti su come muoversi in questa fase per sostenere le proprie ragioni.
Se da un lato la Regione Emilia-Romagna “avrebbe avuto competenza a legiferare per tempo e non è stato fatto”, ora dovrebbe “mettere a disposizione del Comune tutti gli aspetti tecnici per esaminare” la documentazione progettuale.
Questo perché entro il 21 febbraio è possibile presentare osservazioni nell’ambito della procedura di valutazione ambientale e, secondo Foti, i pareri dei territori “devono essere coerenti tra loro”.
Per questo motivo serve “un coordinamento tra Comune, Provincia e Regione Emilia-Romagna”, a cui aggiungere “ad adiuvandum un coordinamento con comune di Santo Stefano D’Aveto (GE) – interessato dalle opere di connessione – e Regione Liguria”.
Occorrerà dunque concentrarsi “su tutte le argomentazioni possibili, tenendo presente che non si pronuncia solo il Mase, ma anche il Mic, che non a caso ha una competenza specifica che può essere un elemento essenziale per realizzare delle argomentazioni”.
Da considerare anche la coda di richieste di autorizzazione Fer esistente, sottolinea Foti: “Vi è un surplus di domande ed è più facile che vengano esclusi quegli impianti che hanno argomentazioni – contrarie – solide e importanti”.
Il mancato dialogo tra azienda e Comune
In attesa di comprendere cosa accadrà in futuro per questo progetto, è interessante notare come il dialogo preventivo e il mancato dialogo successivo tra le parti rappresenti un esempio concreto di quanto possa essere complicato confrontarsi su un progetto Fer nei territori.
Il primo e unico incontro tra l’azienda proponente e l’Amministrazione comunale c’è stato a marzo 2025. Da allora, quella che doveva essere la base per un approccio virtuoso, coinvolgendo tutta la cittadinanza, si è trasformata in un batti e ribatti di note, lettere e comunicati (tutti pubblicati sui profili social del Comune).
Un percorso a ostacoli sfociato ora in uno scambio di accuse sulla reciproca trasparenza.
Al di là del merito, in questa occasione qualcosa non ha funzionato in termini di comunicazione, come non sta funzionando in moltissime parti d’Italia su casi analoghi.
La vicenda dà quindi il polso di quanto servano nuovi istituti vincolati di confronto con i territori che assegnino ruoli precisi sia agli operatori sia agli enti locali. Tutto ciò a vantaggio e a tutela delle popolazioni interessate, della libertà d’iniziativa economica e della transizione energetica nazionale.


























