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Impianti a rinnovabili, quali attività sono consentite nell’emergenza coronavirus

  • 30 Marzo 2020

Sono ammesse le attività di manutenzione straordinaria indifferibili e urgenti. Il vademecum della CNA e le spiegazioni del commercialista Marco Bertetti.

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Quali attività sono consentite, e quali invece no, per quanto riguarda l’installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici durante l’emergenza coronavirus?

La Confederazione nazionale dell’artigianato (CNA) ha appena diffuso un vademecum rivolto alle diverse categorie di installatori, dove si afferma che (neretti nostri), “anche alla luce delle disposizioni governative tese a sospendere tutte le attività ritenute non essenziali, riteniamo che vadano sospese tutte le attività di installazione di nuovi impianti, anche in cantiere, e quelle relative a interventi per l’efficienza energetica, mentre siano da ritenersi consentite quelle relative a interventi di manutenzione e riparazione che rivestano carattere di urgenza”.

Più in dettaglio, abbiamo chiesto a Marco Bertetti, commercialista esperto dei temi che attengono alle energie rinnovabili, di chiarire la situazione per le imprese che operano nel settore FV.

Criteri di urgenza e indifferibilità

In sostanza, spiega Bertetti, “stando ai codici Ateco pubblicati dai decreti ministeriali, le attività nel fotovoltaico sono consentite, ma vanno lette in base ai criteri di urgenza e indifferibilità”.

Quindi le attività propriamente consentite, continua il commercialista, “sono quelle urgenti e indifferibili volte a garantire la continuità della produzione elettrica degli impianti”, mentre bisogna escludere tutte le operazioni per ampliare o potenziare le installazioni esistenti così come la costruzione di nuovi impianti.

Tra l’altro, osserva Bertetti, “in questo momento chi volesse installare un nuovo impianto fotovoltaico si troverebbe a lavorare in condizioni più difficili, perché dovrebbe rispettare una serie di regole per tutelare la sicurezza di tecnici e operai, e con ogni probabilità dovrebbe mettere in conto dei ritardi nelle consegne di alcuni componenti”.

Con il risultato, spiega l’esperto, che il lavoro richiederebbe più tempo e costerebbe di più. Di conseguenza, conviene posticipare di qualche mese sia la costruzione del nuovo sia le manutenzioni ordinarie.

Tornando ai codici Ateco, quelli che interessano il fotovoltaico sono il 35 (produzione di energia) oltre ai codici 33-43 (manutenzioni); Bertetti chiarisce che “la comunicazione alla prefettura della provincia dove opera l’impianto, va fatta dalle società che compiono manutenzioni e hanno un codice Ateco non indicato nel Dpcm del 22 marzo, ma che forniscono servizio a società il cui codice è indicato nello stesso decreto”.

Le attività di manutenzione preventiva, aggiunge l’esperto, “stanno procedendo per garantire la continuità della produzione energetica nel rispetto delle prescrizioni impartite”; parliamo degli interventi pianificati per sostituire alcuni componenti o verificare il loro corretto funzionamento e lo stato di usura.

Quali norme di sicurezza

Tra le indicazioni di carattere sanitario, richiamate dal vademecum della CNA e da Bertetti (vedi anche il protocollo per la sicurezza nei cantieri edili siglato da imprese e sindacati), ricordiamo soprattutto che bisogna mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro tra i lavoratori e con i clienti; impiegare tutti i dispositivi individuali di protezione (DPI) previsti (mascherine e guanti); controllare la temperatura corporea dei lavoratori prima del loro ingresso in cantiere; ridurre il personale tramite il turnover e sfruttare il più possibile lo smart working.

Conviene anche ricordare che la permanenza del virus è fino a 24 ore sul cartone e fino a 4-5 giorni sulla plastica, quindi occorre prestare particolare attenzione al lavaggio/disinfezione dei pacchi che contengono pezzi e materiali di ricambio.

Misure in campo e nodi irrisolti

Quali misure sono state messe in campo dal governo per sostenere le piccole-medie attività commerciali, tra cui rientrano gli installatori e manutentori di impianti fotovoltaici?

Tra quelle più importanti citate da Bertetti, c’è la proroga degli adempimenti fiscali, la proroga dei termini per le autorizzazioni a costruire nuovi impianti, il ricorso alla cassa integrazione, la moratoria sui mutui, l’indennità di 600 euro; il problema, in molti casi, racconta ancora Bertetti, “è stata la mancanza di tempestività e chiarezza nel definire come applicare queste misure”, con il risultato che fino a un paio di giorni fa, ad esempio, non era chiaro se la cassa integrazione sarebbe stata automatica oppure no.

Ma il problema più grande per il fotovoltaico, in questo momento, secondo Bertetti, “è la scadenza del 30 giugno 2020 per presentare la richiesta di sanatoria per mantenere gli incentivi erogati dal GSE, in presenza del divieto di cumulare tali incentivi con la detassazione fiscale della Tremonti ambiente (vedi anche qui), scadenza prevista dall’art. 36 del collegato fiscale alla legge di Bilancio 2020”.

E molti operatori si troverebbero costretti a versare somme molto ingenti per continuare a beneficiare della tariffa incentivante erogata dal GSE, quindi si prospetta, afferma Bertetti, “un ricorso massiccio degli operatori che farà aumentare il contenzioso contro il GSE”.

Ricordiamo, su questo punto, che in diverse occasioni la giurisprudenza in sede amministrativa e fiscale ha confermato il diritto di cumulare gli incentivi con la detassazione ambientale.

Un ultimo punto evidenziato da Bertetti, infine, (vedi anche l’intervista di QualEnergia.it a Virginia Canazza di Ref-e), è che il ribasso dei prezzi elettrici sui mercati spot, causato dal crollo della domanda energetica per l’emergenza coronavirus, potrebbe mettere in difficoltà il settore degli impianti fotovoltaici in market parity, rendendo meno appetibili i contratti PPA di lungo termine e aumentando così il rischio associato alla produzione FV non incentivata.

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