Idroelettrico: chi sale e chi scende tra Francia, Svizzera e Italia

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Accordo Parigi-Ue sulle concessioni. Elvetici non in linea con l’obiettivo di produzione 2040, mentre nel nostro Paese la partita su gare e investimenti non si chiude.

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Gli sviluppi sull’idroelettrico nei tre Paesi europei che condividono lo spazio alpino sembrano alquanto differenti.

Se la Francia, ad esempio, ha chiuso a fine agosto un contenzioso con la Commissione europea che durava da oltre un decennio sul mancato rinnovo delle concessioni, in Italia questa partita non accenna a sbloccarsi ed è relegata a qualche sporadico intervento politico o delle associazioni, bloccando una lunga serie di manutenzioni previste per gli impianti esistenti. In Svizzera, invece, sono previsti 16 progetti idroelettrici “di interesse nazionale superiore” che dovrebbero portare un’aggiunta di 2 TWh al sistema, ma secondo stime diffuse il 27 agosto sarà possibile arrivare a solo 1,1 TWh.

L’accordo Parigi-Bruxelles sull’idroelettrico

L’intesa in questione riguarda due precontenziosi europei in atto con Parigi per la mancata riapertura delle concessioni scadute (dal 2019) e per la posizione dominante di Edf nel settore (dal 2015). “Questa situazione aveva di fatto bloccato la modernizzazione e l’espansione degli impianti, che sono tuttavia importanti per il nostro sistema energetico”, come si legge in una nota del primo ministro François Bayrou.

Sono tre, in particolare, i punti principali dell’accordo, che saranno tradotti in uno specifico disegno di legge da presentare “a breve”:

  • il passaggio da un regime di concessione a uno di autorizzazione per lo sfruttamento dell’energia idraulica, anche se con qualche eccezione e a condizioni ancora da specificare;
  • la possibilità di dare continuità agli operatori esistenti;
  • la fornitura da parte di Edf di 6 GW da capacità idro virtuale a beneficio finale dei consumatori attraverso aste competitive controllate dal Regolatore nazionale Cre.

Per quanto riguarda la società energetica francese, è stato già fatto sapere che si punta a investimenti per circa 4,5 miliardi di euro per aumentare del 20% (o di 4 GW) la capacità detenuta, soprattutto in termini di pompaggio.

Secondo alcuni dati forniti dal ministero della Transizione ecologica francese a giugno, l’energia idroelettrica è la seconda fonte di produzione elettrica dopo quella nucleare e la principale fonte rinnovabile del Paese. Si contano circa 26,2 GW installati, di cui il 90% fa capo a 340 concessioni attive.

La Svizzera e il gap sul target 2040

Spostandosi di poco lungo le Alpi, arriva campanello d’allarme per la Svizzera, dove il portale del Governo riporta alcune informazioni sull’avanzamento verso l’obiettivo 2040 di aggiungere 2 TWh alla generazione nazionale.

Per riuscirci sono stati identificati 16 “progetti idroelettrici di interesse nazionale superiore”. Le ultime stime fornite dai referenti, però, indicano che entro i prossimi quindici anni sarà possibile arrivare solo a 1,1-1,5 TWh.

Si prevedono quindi “possibili opzioni di intervento in un documento di discussione entro la fine del 2025”.

Nonostante ciò, spiega l’Ufficio federale per l’Energia, alcuni progetti saranno comunque ridimensionati, altri temporaneamente sospesi o abbandonati definitivamente.

Il 1° gennaio 2025 erano in esercizio in Svizzera 704 impianti idroelettrici (contando quelli con una potenza superiore ai 300 kW), mentre nel 2024 circa il 59,5% dell’energia elettrica nazionale è stato prodotto grazie a questa fonte (37.350 GWh).

Gare o rinnovi in Italia, si aspetta ancora

La lunga discussione sulle concessioni idroelettriche della prima metà del 2025 ha prodotto poco, se non una serie di indicazioni da parte del Governo italiano su un dialogo in corso con Bruxelles che non ha ancora dato i suoi frutti (si veda anche Idroelettrico, l’Italia chiede la tutela della reciprocità all’Ue).

L’oggetto della questione è il vincolo a espletare le gare inserito negli accordi per il Pnrr che dovrebbe essere cancellato, senza il rischio di vedere bloccati i pagamenti delle rate Ue sul piano di resilienza.

L’ultimo a intervenire sulla vicenda è Carlo Calenda di Azione, che il 31 agosto torna sull’argomento spronando a trovare una soluzione tra rinnovo delle concessioni idroelettriche, garanzia di un prezzo medio coerente con i costi e cessione dell’energia direttamente alle imprese o gara per assegnazione a ribasso su costo ed energia.

Assoidroelettrica, dal canto suo, rimanda la questione al 3 ottobre, quando discuterà del tema concessioni a Desenzano del Garda (Brescia) in occasione del suo convegno nazionale sull’idroelettrico. “Mi risulta che dagli ultimi incontri del Governo italiano fatti a Bruxelles, anche durante l’estate, sia emersa la piena disponibilità a non andare a gara”, come spiega a QualEnergia.it Paolo Taglioli, direttore dell’associazione.

“La Francia ha fatto in modo di non andare a gara, ci sia una reciprocità con l’Italia”. In caso contrario si avrebbe “un grave rischio di colonizzazione da parte dei grandi gruppi sul settore”.

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