Arrivano nuove indicazioni su come il governo italiano intende utilizzare i 14,4 miliardi di euro destinati all’energia nel biennio 2027-2028 attraverso la flessibilità concessa dalle regole fiscali europee.
Tra gli interventi indicati nella Relazione al Parlamento 2026 e nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) approvati il 2 ottobre (documenti allegati in basso) compaiono misure per il fotovoltaico, una nuova Energy Release, il rafforzamento della produzione idroelettrica, la promozione del biometano, oltre a interventi per l’efficienza energetica e le rinnovabili negli edifici pubblici e per le infrastrutture ferroviarie.
Restano però ancora da definire importi, strumenti e modalità di attuazione delle singole misure, mentre la richiesta italiana di accesso alla flessibilità è ancora sottoposta alla valutazione delle istituzioni europee.
Ricordiamo che il governo intende destinare alla resilienza energetica fino allo 0,3% del Pil sia nel 2027 sia nel 2028, affiancando una quota analoga per la difesa. Complessivamente, quindi, l’utilizzo della clausola nazionale di salvaguardia arriverebbe fino allo 0,6% del Pil l’anno nei due esercizi.
Fotovoltaico, Energy Release, idroelettrico e biometano
Sul modo in cui l’Italia utilizzerà concretamente i 14,4 miliardi, cioè appunto lo 0,3% del Pil previsto nel biennio, per ora ci sono soltanto indicazioni generali.
Per quanto riguarda le imprese, il governo prevede interventi per sostenere la produzione da fonti rinnovabili, ridurre i costi energetici delle aziende maggiormente esposte e favorire la decarbonizzazione.
Tra gli strumenti citati esplicitamente figurano misure per gli impianti fotovoltaici, una nuova Energy Release, il rafforzamento della capacità di produzione idroelettrica e la promozione del biometano.
Per le pubbliche amministrazioni si punta invece a interventi di efficientamento energetico e sviluppo delle rinnovabili negli edifici pubblici, con particolare attenzione alle strutture del Servizio sanitario nazionale, alle scuole e università e agli impianti sportivi.
Sul fronte dei trasporti sono previsti investimenti nelle infrastrutture ferroviarie per la mobilità sostenibile e, per gli studenti, misure per incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico.
Ancora meno definita la parte destinata alle famiglie, per le quali la Relazione parla soltanto di un contributo per interventi conformi alle indicazioni della Commissione europea.
Un’ipotesi circolata nelle settimane scorse è quella di un nuovo Ecobonus al 65% per le abitazioni principali, destinato ad alcuni interventi come l’isolamento termico, la sostituzione degli infissi, l’installazione di pompe di calore (la legislazione vigente, ricordiamo, prevede un Ecobonus al 50% nel 2026 per le prime case e al 36% per le altre che poi scenderà rispettivamente al 36% e 30% nel 2027).
La richiesta italiana è al momento in corso di valutazione, con l’esito che potrebbe arrivare nel corso del Consiglio Ecofin di novembre. La definizione finale delle misure dipenderà comunque sia dal confronto tecnico con Bruxelles sulla loro ammissibilità sia dal successivo iter della legge di bilancio, storicamente molto tortuoso.
La flessibilità difesa alla sicurezza energetica
Lo spazio aggiuntivo, come noto, deriva dall’estensione della National Escape Clause (Nec), la clausola nazionale di salvaguardia prevista dalle nuove regole fiscali europee. Lo strumento consente, in presenza di circostanze eccezionali, una deviazione temporanea dal percorso di crescita della spesa netta concordato con il Consiglio Ue.
Inizialmente la flessibilità era stata pensata per sostenere l’aumento delle spese militari, ma, con il pacchetto di primavera del Semestre europeo del 3 giugno 2026, la Commissione ha aperto alla possibilità di estenderne l’utilizzo anche agli interventi per la sicurezza energetica, in risposta alle nuove tensioni sui mercati e con l’obiettivo di rafforzare la resilienza del sistema europeo e accelerare l’uscita dai combustibili fossili.
Per queste misure Bruxelles ha appunto fissato un tetto dello 0,3% del Pil all’anno tra il 2026 e il 2028 e dello 0,6% cumulato nel periodo, all’interno del limite complessivo già previsto dalla Nec. Possono rientrare nella flessibilità sia spese correnti sia investimenti, purché contribuiscano strutturalmente a ridurre il fabbisogno di combustibili fossili, aumentare produzione e distribuzione di energia pulita o rafforzare la resilienza energetica. Restano invece esclusi gli interventi di semplice calmieramento dei prezzi.
Gli orientamenti pubblicati dalla Commissione ad agosto hanno poi precisato ulteriormente il perimetro: vi rientrano, tra le altre cose, efficienza energetica ed elettrificazione, produzione e stoccaggio di energia pulita, reti elettriche e sistemi di flessibilità, infrastrutture di ricarica, idrogeno e interventi per la decarbonizzazione dell’industria. La Commissione include tra le tecnologie potenzialmente ammissibili anche il nucleare, che però non compare tra le misure italiane indicate dalla Relazione al Parlamento.
Quasi 18 miliardi Ue per contenere i rincari energetici
Nel 2026 i governi europei sono intervenuti pesantemente contro il caro energia. Secondo una nota della Commissione europea citata da Reuters, 25 Stati membri hanno stanziato complessivamente 17,9 miliardi di euro, circa lo 0,1% del Pil Ue, per attenuare l’impatto dei rincari di petrolio e gas su famiglie e imprese.
Più di due terzi degli aiuti, però, sono consistiti in misure generalizzate sui prezzi, un approccio che Bruxelles considera poco coerente sia con la necessità di contenere i costi per i bilanci pubblici sia con gli obiettivi di decarbonizzazione.
La Commissione ha invitato quindi i governi a riservare gli eventuali sostegni di breve periodo ai soggetti più vulnerabili e, parallelamente, a spostare le risorse verso interventi strutturali, indicando tra le priorità gli investimenti nelle reti elettriche e una fiscalità che gravi meno sull’elettricità rispetto al gas.




























