Per rafforzare la sicurezza economica europea è necessario diversificare le catene di approvvigionamento strategiche per la difesa, la cybersicurezza, l’energia, la connettività e le infrastrutture.
È il presupposto della nuova consultazione pubblica aperta il 29 settembre (fino al 27 ottobre 2026) dalla Commissione europea per definire un nuovo pacchetto di misure battezzato “DiversifyEU”, la cui adozione è prevista nel quarto trimestre del 2026, anche se non è ancora indicato esplicitamente il tipo di iniziativa (potrebbe essere, ad esempio, una proposta di regolamento).
Strategie per le dipendenze europee
Il contesto politico è la comunicazione congiunta della Commissione Ue al Parlamento e al Consiglio del 3 dicembre 2025, dove Bruxelles indica tra le vulnerabilità per l’economia europea l’eccessiva dipendenza da pochi Paesi terzi per le forniture di materie prime critiche e materiali trasformati, come semiconduttori, batterie, magneti permanenti e altri componenti per le tecnologie pulite.
Nel discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dedicato un passaggio alle “dipendenze pericolose”, citando soprattutto la dipendenza dalla Cina che “tocca il 90% per alcune terre rare”.
Nella stessa occasione, von der Leyen ha annunciato la costituzione di “una nuova Compagnia europea per le materie prime critiche, che ci aiuterà nell’approvvigionamento e nella costituzione di scorte”.
DiversifyEU potrebbe diventare una cornice normativa “orizzontale”, complementare alle misure settoriali esistenti o in preparazione come il Critical Raw Materials Act (Crma), il Net Zero Industry Act (Nzia) e l’Industrial Accelerator Act (Iaa).
Il pacchetto di diversificazione, si legge nell’invito a presentare contributi (call for action, disponibile in basso), dovrebbe istituire il quadro giuridico e fornire incentivi alle imprese per ridurre i rischi nelle loro catene di approvvigionamento.
Ciò avverrà attraverso misure commerciali, un eventuale sostegno all’espansione della capacità di offerta (nell’Ue e nei paesi terzi affidabili) e l’aggregazione della domanda.
Tra le basi giuridiche indicate figurano gli articoli 207 e 31 del Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea): questo riferimento alla politica commerciale lascia aperta anche la possibilità di ricorrere a interventi tariffari di vario tipo, tra cui dazi antidumping.
La consultazione punta a raccogliere indicazioni dagli stakeholder su differenti aspetti, tra cui in particolare quali catene di approvvigionamento debbano essere considerate prioritarie in base alle loro criticità e/o ai loro elevati livelli di dipendenza.
Inoltre, quali misure di sostegno (finanziarie o non finanziarie) potrebbero accompagnare il pacchetto legislativo e quali incentivi sarebbero necessari per aiutare le imprese a rafforzare la loro resilienza.
I costi della diversificazione
Anche l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sottolinea che la diversificazione ha un costo e che sono necessari nuovi strumenti per incentivarla.
In un commento pubblicato online il 30 settembre, gli analisti Shobhan Dhir e Tae-Yoon Kim affermano che i nuovi progetti inseriti in filiere di approvvigionamento diversificate possono comportare costi operativi fino a circa il 50% superiori rispetto alle catene di fornitura consolidate.
Secondo gli autori, questo differenziale equivale a un “premio per la sicurezza” delle materie prime, una sorta di assicurazione contro il rischio di interruzioni negli approvvigionamenti (il titolo del commento è “A price worth paying? A mineral security premium as insurance against supply disruptions”).
L’avvio di un numero relativamente esiguo di nuovi progetti può ridurre significativamente la concentrazione dell’offerta.
Per esempio, stima la Iea, servirebbero circa 60 miliardi di dollari nel prossimo decennio per diversificare le filiere delle terre rare destinate alla produzione di magneti, in modo da soddisfare la domanda prevista al di fuori della Cina nel 2035 in diversi settori industriali (automotive, difesa, energia…).
È una cifra “modesta” rispetto alle migliaia di miliardi di dollari di attività economica potenzialmente esposta a interruzioni delle forniture; in altre parole, un “premio di sicurezza” relativamente contenuto può garantire una notevole resilienza economica.
Più in generale, gli esperti della Iea evidenziano che la diversificazione deve riguardare tutte le fasi della catena di fornitura: estrazione, raffinazione, lavorazioni intermedie, manifattura.
Infine, osservano che i prezzi dei minerali possono far lievitare notevolmente i costi di prodotti intermedi come le celle per le batterie e i magneti permanenti.
Tuttavia, l’impatto sui prodotti finali è spesso contenuto. Ad esempio, una triplicazione dei prezzi delle terre rare comporterebbe un aumento del prezzo di un’automobile con motore a combustione interna pari appena allo 0,1%.
Una triplicazione dei prezzi dei materiali per le batterie determinerebbe invece un incremento del prezzo finale di veicoli elettrici e sistemi di accumulo pari al 5% circa: un impatto che la Iea considera “rilevante, ma non proibitivo”.
- Call for action (pdf)

























