Come garantire continuità alla transizione energetica nei Comuni minori

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Nei comuni più piccoli pochi interventi strategici e il coinvolgimento di privati possono consentire una politica energetica duratura anche oltre la fine di un mandato amministrativo. A Eboli, CER, colonnine e agrivoltaico ne sono la prova. Ne abbiamo parlato con l'assessora all'ambiente.

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Nei Comuni meno grandi spesso le politiche energetico-ambientali si reggono più sull’iniziativa dei singoli che su strutture amministrative consolidate.

In assenza di un ufficio energia o di un referente tecnico stabile, l’assessore (soprattutto quello all’ambiente) diventa il punto di riferimento operativo e politico. Quando questa figura viene meno, o cambia, si rischia di perdere competenze, contatti e strategie, con conseguenze dirette sul ritmo della transizione energetica locale.

Diversamente dalle grandi città, dove esistono apparati amministrativi strutturati e risorse dedicate, nei Comuni medio-piccoli il percorso è più complesso: mancano competenze tecniche interne e il tempo per pianificare è spesso assorbito dalle urgenze quotidiane (Mobilità sostenibile nei piccoli comuni: le criticità dei bandi regionali).

Ne parliamo con Nadia La Brocca, assessora all’ambiente del Comune di Eboli (37.552 abitanti, in provincia di Salerno). L’esperienza di questo comune dimostra che anche nei piccoli centri, con poche scelte strategiche e il coinvolgimento di cittadini e imprese, è possibile costruire una transizione energetica stabile e condivisa.

Abbiamo cercato di capire in particolare come sia possibile portare avanti con continuità le politiche energetiche e ambientali, anche in un contesto amministrativo con risorse limitate e competenze frammentate.

Assessora La Brocca, qual è il ruolo principale di un assessore all’ambiente per favorire la transizione energetica a livello locale?

È una figura chiave. In contesti come il nostro, l’assessore va ben oltre la semplice gestione ordinaria: diventa un facilitatore di processi, capace di mettere in rete cittadini, uffici comunali, imprese locali e istituzioni sovracomunali. Coordina strumenti strategici come i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, promuove la nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili, stimola il dialogo pubblico-privato e contribuisce a integrare ambiente, energia e sviluppo urbano in una visione condivisa e sostenibile.

Nei Comuni più piccoli, dove gli interventi sono spesso frammentati e legati ai bandi, senza una pianificazione di lungo periodo (Come creare mini nodi intermodali nei piccoli comuni per una mobilità sostenibile), il cambio di amministrazione può interrompere i percorsi avviati. È proprio così?

Purtroppo è vero. Molti Comuni fanno fatica a sfruttare appieno le opportunità offerte dai bandi regionali e statali, a causa della carenza di personale tecnico e della pressione esercitata dalla gestione ordinaria, che assorbe gran parte delle risorse disponibili. C’è anche una scarsa conoscenza dell’europrogettazione, delle modalità di accesso ai fondi europei e della loro gestione. Così, i Comuni sono chiamati a guidare la transizione energetica, ma spesso non hanno gli strumenti per farlo in modo efficace.

Cosa servirebbe?

Bisognerebbe fare una pianificazione strategica di lungo periodo per garantire continuità alle linee programmatiche avviate da un assessore. Ma nei Comuni meno grandi, pianificare è spesso un processo complesso e costoso.

Tra le difficoltà rientra anche l’adozione dei Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, i PAESC?

Il PAESC parte da un’analisi dettagliata del patrimonio energetico comunale, valutando consumi e potenzialità di efficientamento edificio per edificio. Per farlo servono tecnici specializzati in grado di redigere un piano energetico, stimando i fabbisogni attuali e futuri. Nei piccoli Comuni, però, gli Uffici Tecnici sono spesso limitati a gestire pratiche edilizie e strumenti urbanistici di base; non hanno le competenze né le risorse per occuparsi di pianificazione energetica. Per questo sarebbe necessario un supporto concreto da parte di Regioni ed enti territoriali.

Esiste un approccio più snello della pianificazione classica che garantisca continuità alle politiche energetiche nei Comuni?

Sì. Oltre a sfruttare i fondi pubblici, Eboli ha puntato su una leva decisiva: il coinvolgimento di investimenti privati. Attivare cittadini, imprese e associazioni consente di realizzare progetti che non dipendono dal ciclo politico, ma restano come infrastrutture stabili e condivise sul territorio. Così stiamo costruendo una transizione energetica dal basso, con azioni concrete come la nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili, un impianto agrivoltaico integrato con il pascolo e una rete capillare di colonnine per la mobilità elettrica. Sono interventi che non solo garantiscono continuità, ma favoriscono anche un cambiamento culturale profondo, che va oltre il singolo mandato amministrativo.

Perché una CER garantirebbe continuità all’operato di un assessore comunale?

Perché è un modello che coinvolge anche i privati. Una volta costituita, una CER non può essere annullata dal cambio di assessore e, allo stesso tempo, contribuisce concretamente alla transizione energetica locale.

Cosa state facendo a Eboli?

Stiamo portando avanti il progetto dal 2022. A breve pubblicheremo un Avviso Pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di soggetti pubblici e privati per costituire una CER sul nostro territorio. Questo permetterà di ridurre le emissioni, abbassare i costi energetici per la collettività, diminuire la dipendenza dalle fonti fossili e dalle fluttuazioni di mercato, e generare un ritorno economico per i cittadini associati alla comunità energetica. Quando le persone vedono benefici concreti, come il risparmio in bolletta o la condivisione dell’energia, sono spesso più motivate a replicare l’iniziativa, magari coinvolgendo altre aree del Comune. Questo effetto moltiplicatore contribuisce anche a un cambiamento culturale sul territorio, rendendo la transizione energetica un processo condiviso e duraturo.

Prima ha accennato all’impianto pascolo-fotovoltaico. In cosa consiste?

È un progetto agro-fotovoltaico promosso da EDP Renewables Italia, chiamato “Monti di Eboli”. Combina la produzione di energia solare con l’attività di pascolo ovino su un’area collinare attualmente utilizzata come pascolo estensivo. La potenza dell’impianto è di 9,5 MW, con una produzione annua prevista di 17 milioni di kWh, sufficiente a coprire il fabbisogno di circa 7.790 famiglie o di 25.700 abitanti. L’allevamento consentirà una produzione annua di 8 quintali di formaggio, una sorta di simbolo dell’integrazione tra energia e zootecnia.

Come si concilia l’attività del pascolo con la produzione energetica?

EDP Renewables ha siglato un accordo con la società agricola locale La Bersagliera srl per garantire il pascolo degli ovini sotto i pannelli solari per circa 6 ore al giorno, nelle ore centrali, quando i pannelli sono quasi orizzontali. Ci basiamo su studi scientifici che dimostrano come i “pascoli solari” apportino benefici agli animali: riducono il fabbisogno idrico grazie all’ombreggiamento e non incidono sul peso degli ovini, nonostante un lieve calo della quantità di foraggio.

Anche questo progetto garantisce continuità alle sue politiche comunali?

Sì, perché unisce produzione energetica e attività agricola in modo sostenibile, creando sinergie con le realtà locali. Sono legami che vanno oltre il singolo assessore, perché una volta attivati continuano a generare valore indipendentemente dai cambiamenti politici.

E per quanto riguarda il progetto sulla mobilità elettrica?

Abbiamo pubblicato un bando per attrarre investitori interessati a installare 30 colonnine di ricarica elettrica. In questo modo, oltre a favorire investimenti privati sul territorio, incentiviamo l’uso di veicoli a zero emissioni, sia da parte dei cittadini che dei turisti.

Trenta colonnine in un Comune con 37mila abitanti è un numero insolito…

Sì, ma Eboli ha un territorio piuttosto esteso, circa 139 kmq, che comprende diverse aree strategiche molto frequentate, soprattutto in estate. Per noi era fondamentale garantire una copertura capillare, non solo nel centro ma in tutto il territorio comunale. Abbiamo installato colonnine fast e ultra-fast anche in zone come il palazzetto dello sport, che può ospitare fino a 8.000 persone per eventi e concerti.

Per rendere le politiche energetiche più stabili nel tempo e più efficaci, secondo lei è essenziale il coinvolgimento attivo anche dei cittadini?

Assolutamente sì. La partecipazione dei cittadini è essenziale. Organizziamo eventi pubblici, assemblee di quartiere e forum tematici, ma utilizziamo anche strumenti digitali come social network, app civiche e newsletter per informare, aggiornare e coinvolgere la comunità. Fondamentali sono anche le campagne visive che aiutano a comunicare in modo chiaro i benefici concreti delle energie rinnovabili.

E in tutto questo qual è il ruolo delle associazioni?

È importante. Oltre al contributo dei privati, collaboriamo attivamente con associazioni ambientaliste nazionali e internazionali, come WWF, Plastic Free e Legambiente, con cui abbiamo firmato protocolli d’intesa e condividiamo progetti e obiettivi. Un supporto prezioso arriva anche dai comitati di quartiere, che ci aiutano a portare sul territorio le nostre iniziative in modo capillare e partecipato.

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