Firmato il Dpcm per il futuro energetico della Sardegna

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Rinnovabili, accumuli, Tyrrhenian Link, collegamento "virtuale" per il gas: cosa prevede il testo, mentre un recente studio mostra che l'isola può arrivare al 100% di Fer elettriche nel 2030.

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Dopo mesi di trattative con la Regione, incertezze e correzioni, è arrivata la firma sul Dpcm che traccia il futuro energetico della Sardegna.

Il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, proposto da tre ministeri (Ambiente e Sicurezza energetica, Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti), consentirà all’isola di realizzare diverse opere per decarbonizzare la produzione e l’uso di energia.

Appena due giorni fa, l’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani aveva dichiarato che la Regione aspettava “risposte imminenti” riguardo al Dpcm, ritenuto indispensabile anche per la ripartenza industriale della Sardegna, con particolare riferimento alle vertenze sul Sulcis (coinvolte aziende in difficoltà come Eurallumina, Sider Alloys, Portovesme srl).

Il decreto, evidenzia una nota diffusa dal Mase, prevede diversi interventi strategici, dichiarati di pubblica utilità e di carattere urgente, per lo sviluppo di nuova capacità di produzione da fonti rinnovabili e per l’installazione di sistemi di accumulo energetico.

Inoltre è potenziato il sistema delle interconnessioni elettriche, sia con la penisola sia con la Sicilia, insieme al rafforzamento della rete di trasmissione nell’isola.

L’interconnessione con la Sicilia e la Penisola è il Tyrrhenian Link che Terna sta realizzando in questi mesi: dopo aver completato il ramo est tra Campania e Sicilia, sta proseguendo i lavori per la tratta ovest dalla Sicilia alla Sardegna.

L’infrastruttura complessiva si estenderà per circa 970 km offshore, con una capacità di trasporto di 1.000 MW per ciascuna tratta. Il completamento è previsto per il 2028.

Il Tyrrhenian Link è quindi un’opera di fondamentale importanza per raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili del Pniec italiano al 2030; in particolare, permetterà di superare i colli di bottiglia nella trasmissione di energia elettrica rinnovabile tra le Isole e il Continente.

Come abbiamo scritto, la nuova interconnessione elettrica ha un ruolo strategico per decarbonizzare il mix energetico sardo, insieme a maggiori investimenti negli accumuli e in nuovi parchi eolici e solari, anche se su questo fronte restano forti opposizioni in seno alla Regione e alle comunità locali (ricordiamo che la legge sarda n. 20/2024 sulle aree idonee attende il giudizio della Consulta, dopo essere stata impugnata dal Governo).

Nel Dpcm c’è ampio spazio anche per il gas: introdotto un “collegamento virtuale” che garantirà la sicurezza degli approvvigionamenti grazie all’uso di terminali di rigassificazione, unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (Fsru) e reti locali, assicurando al contempo un’equità tariffaria a livello nazionale a tutela dei consumatori sardi.

Come ha dichiarato Pichetto Fratin, “il nostro obiettivo è rafforzare la sicurezza e la sostenibilità del sistema energetico della Regione, con infrastrutture integrate che ne garantiscano lo sviluppo, completando il percorso verso l’atteso superamento del carbone”.

Per Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, il Dpcm è “un atto concreto che apre la strada alla decarbonizzazione dei settori industriali e alla reindustrializzazione del territorio, a partire dal Sulcis, dove resta prioritario il nostro impegno per affrontare le crisi in atto e trasformarle in opportunità”.

Ricordiamo che gli investimenti nel gas in Sardegna sono particolarmente controversi.

Un recente studio sviluppato da un team interdisciplinare di ricercatori (Politecnico di Milano, Università di Cagliari e Università di Padova), ha esplorato scenari realistici per trasformare profondamente il sistema energetico dell’isola entro il 2030, portandolo al 100% di rinnovabili elettriche.

Questo approccio, secondo gli autori, non solo sarebbe sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche compatibile con una crescita significativa della domanda elettrica attesa per i prossimi anni e soprattutto dovuta all’elettrificazione del carico.

Nello scenario “Fer 100%” rimarrebbe una modica quantità di gas naturale liquefatto per alimentare processi industriali a media-alta temperatura, mentre il settore termico civile vedrebbe un uso predominante di pompe di calore, oltre alle biomasse e alle misure di efficienza energetica per ridurre i consumi.

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