Fine tutela per il mercato energetico, ancora poca concorrenza e informazione tra i consumatori

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Fine del mercato tutelato per elettricità e gas e passaggio al mercato libero. Se ne discuterà in un convegno a Roma il 28 gennaio. Qualche anticipazione.

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Tra i temi più importanti che riguardano l’energia, uno dei più discussi negli ultimi provvedimenti del governo è la proroga della fine del mercato tutelato per l’elettricità e il gas.

Ed è un tema in continua evoluzione: si era parlato di rinviare al 2022 l’uscita definitiva dal servizio in maggior tutela con una misura da inserire nella legge di Bilancio, ma tutto era saltato. Poi il rinvio “secco” al 2022 è entrato nel decreto Milleproroghe, anche se la partita resta apertissima con una serie di emendamenti in ballo.

L’ultima ipotesi è anticipare di un anno, quindi al 1° gennaio 2021, la piena liberalizzazione del mercato energetico per le piccole imprese, lasciando inalterato il termine del 2022 per famiglie e micro-attività commerciali e artigianali.

Così martedì prossimo, 28 gennaio, si terrà un convegno a Roma per fare il punto della situazione e capire meglio quali scenari si prospettano per i consumatori e le imprese.

QualEnergia.it ha chiesto a Mauro Zanini, presidente del Centro Studi IRCAF, di anticipare qualche spunto che verrà approfondito nel corso dell’iniziativa.

Zanini ha tenuto a sottolineare che l’uscita dalla tutela “è un percorso lungo, che richiede di dare maggiore consapevolezza ai consumatori, soprattutto quelli domestici”, perché in questo momento “non c’è adeguata informazione, mancano diversi provvedimenti e i vantaggi [del mercato libero, ndr] in molti casi non sono significativi”.

Qui Zanini ha citato i dati dell’Autorità di regolazione (Arera) sul 2018, da cui in sostanza emerge che in media chi è passato al mercato libero ha pagato di più in confronto a chi invece è rimasto nella tutela.

Tra i principali punti critici, Zanini sottolinea la mancanza dell’albo dei venditori, che avrebbe dovuto uscire già nel 2017, uno strumento indispensabile, a suo dire, per contribuire a tutelare i consumatori dalle pratiche commerciali scorrette e per assicurare maggiore trasparenza sulla solidità finanziaria e sulle competenze tecniche dei venditori.

E per quanto riguarda lo sviluppo della concorrenza?

“Martedì presenteremo un rapporto con dati interessanti – prosegue Zanini – da cui emergerà che c’è ancora molto da fare, perché i livelli di concorrenza sulle politiche di prezzo sono abbastanza contenuti e non sono ancora riusciti a far accelerare i tassi di cambio [dalla tutela al mercato libero, ndr], con offerte che in molti casi sono meno allettanti rispetto alla tutela”.

In sostanza, secondo Zanini, occorre “accompagnare” i consumatori verso il passaggio al mercato libero, con una serie di misure, tra cui: completare il Portale Offerte dell’Autorità (molte aziende non hanno ancora caricato le loro proposte, ci dice Zanini), facilitare il consumatore nella fase di confronto e scelta tra diverse offerte, ad esempio prevedendo che ogni venditore pubblichi una scheda standard per riassumere le informazioni più importanti di ciascun contratto (è una delle proposte messe in consultazione dall’Autorità).

E poi c’è il nodo dei clienti che alla scadenza della tutela non avranno ancora scelto un fornitore sul mercato libero: come comportarsi con loro?

Al vaglio ci sono diverse opzioni, spiega Zanini, tra cui “un sistema di aste per far migrare questi utenti verso nuovi fornitori”, ma questa non è la soluzione migliore secondo il presidente del Centro Studi IRCAF: occorre piuttosto “lavorare per aumentare il livello di concorrenza e far percepire a milioni di consumatori che cambiare comporta dei vantaggi tangibili”.

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