Da un lato ci sono i volumi complessivi di vendita che stentano a ripartire, dall’altro un’accelerazione nelle immatricolazioni di alimentazioni più sostenibili.
Nonostante una contrazione a gennaio 2026 (-3,9% rispetto a gennaio 2025), il mercato automobilistico europeo ha aperto il nuovo anno con un dato particolarmente rilevante che riguarda i veicoli alimentati a batteria (Bev): la quota di mercato, riferiscono gli ultimi dati Acea, è salita al 19,3%, un incremento non di poco conto rispetto al 14,9% registrato nello stesso mese del 2025. Con 154.230 nuove unità consegnate, le elettriche pure si avvicinano alla soglia psicologica di una vettura su cinque venduta nell’Unione europea.
A trainare la crescita Paesi come Francia (+52,1% rispetto a gennaio 2025) e Germania (+23,8%), mentre mercati storicamente maturi per l’elettrico come Belgio e Paesi Bassi hanno subito brusche frenate, rispettivamente dell’11,5% e del 35,4%.
La Danimarca si iscrive alla lista dei maggiori contributori, con 10.618 immatricolazioni lo scorso mese (+52,7% rispetto a gennaio 2025), mentre l’Italia ne ha fatte registrare 9.423, segnando comunque un +40,7% sulle 6.698 unità dello stesso mese dello scorso anno.
Il dominio delle ibride
Il nostro Paese guida le immatricolazioni di auto ibride-elettriche (Hev), in cui ricadono sia le full sia le mild hybrid, con 74.422 nuove unità il mese scorso, il dato più alto di tutta l’Ue, e un +24,9% su gennaio 2025.
In basso un grafico con la suddivisione per alimentazione delle nuove immatricolazioni in Italia (gennaio 2026).
La fetta più grande in giallo rappresenta le Hev (52,4%), seguite da benzina (18,8%), ibride plug-in (8,2%), diesel (7,6%), Bev (6,6%) e altre alimentazioni (6,4%).
Le Hev si confermano la scelta principale dei consumatori europei, conquistando il 38,6% del mercato con oltre 308mila unità a gennaio 2026. Oltre all’Italia, la Spagna ha fatto registrare una crescita (+9% su gennaio 2025), mentre la Francia è rimasta stabile e la Germania ha visto un calo dell’1,8%.
Per quanto riguarda invece le ibride plug-in (Phev), si continua ad osservare una forte crescita, con 78.741 unità nel primo mese del 2026 (+28,7% su gennaio 2025).
Questo risultato è stato trainato dall’aumento dei volumi in mercati chiave come Italia (+134,2%), Spagna (+66,7%) e Germania (+23%). Di conseguenza, questo segmento rappresenta ora il 9,8% delle immatricolazioni nell’Ue (si veda il grafico in basso), in aumento rispetto al 7,4% di gennaio dello scorso anno.
Il declino dei motori termici
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla crisi delle alimentazioni fossili tradizionali. La quota di mercato combinata di benzina e diesel è scivolata al 30,1%, in netto calo rispetto al 39,5% di soli dodici mesi fa.
Le immatricolazioni di auto a benzina sono crollate del 28,2%, con la Francia che ha guidato il declino (-48,9%), seguita dalla Germania (-29.9%) e dall’Italia (-25.5%). Attualmente sono al 22% della quota di mercato in Ue.
Non va meglio al diesel, che prosegue la sua parabola discendente con un calo annuo del 22,3%, riducendosi ormai a una nicchia che copre appena l’8,1% delle scelte totali.
Creare una domanda
Una prospettiva interessante sull’evoluzione della domanda di veicoli elettrici nell’Ue e sulle politiche che potrebbero accelerarla arriva dall’ultima analisi di Transport&Environment (T&E), organizzazione non governativa europea che si occupa di politiche per la decarbonizzazione dei trasporti.
Secondo un position paper (pdf) pubblicato ieri dall’associazione, una legge europea che imponga quote più ambiziose di veicoli elettrici nelle flotte aziendali (nel linguaggio comunitario la cosiddetta “EU Fleets Law“) potrebbe generare fino a 2 milioni di vendite aggiuntive di auto elettriche entro il 2030, coprendo circa il 57 % della domanda di elettrico di cui le case automobilistiche avrebbero bisogno per rispettare gli obblighi di riduzione delle emissioni di CO₂ fissati per il prossimo decennio.
La cifra assume grande rilevanza proprio perché andrebbe in contrasto con la narrazione, spesso ripetuta dalle stesse industrie, secondo cui il problema principale sarebbe la “scarsa domanda” di veicoli elettrici: viene dimostrato invece che, se i governi europei alzassero gli obiettivi di elettrificazione per le grandi flotte aziendali, si creerebbe una solida domanda minima, ben oltre la metà di quanto servirebbe alle imprese di produzione per rispettare i target climatici comunitari.
La proposta di T&E
La logica alla base di questa analisi è semplice: nel mercato europeo oltre la metà delle nuove auto e furgoni sono acquistati da aziende e flotte, non da privati. Ma nella proposta attuale della Commissione europea, la quota di elettrico richiesta alle flotte non è così ambiziosa da spingere un cambiamento significativo.
T&E stima che con il livello di target attualmente sul tavolo (circa il 45% di elettrificazione nei veicoli aziendali) le vendite aggiuntive di veicoli elettrici per le case automobilistiche sarebbero significativamente inferiori e non basterebbero a soddisfare i requisiti di CO₂ previsti dalla normativa entro fine decennio.
Il think tank sostiene quindi che solo obiettivi più stringenti, come una quota di elettrico delle flotte del 69% e l’esclusione dei veicoli ibridi plug-in dai conteggi, possano trasformare la legislazione sulle flotte in uno strumento per creare vera domanda e sostenere la transizione, anche in ottica di produzione “Made in EU” e di competitività industriale.
Nello scenario più ambizioso, gli impatti non sarebbero solo climatici ma anche economici: secondo l’analisi, introdurre queste due modifiche favorirebbe il mercato dei veicoli elettrici prodotti in Europa e potrebbe generare vendite per quasi 1,9 milioni di veicoli elettrici in più nel 2030 rispetto allo scenario con target meno rigidi.





























