Novità in vista per le piattaforme che estraggono petrolio e gas nei mari italiani: nella manovra finanziaria 2020 allo studio del governo c’è una norma che elimina le parziali esenzioni dalle royalty sull’estrazione degli idrocarburi, mentre il decreto fiscale prevede il pagamento dell’Imu per le installazioni petrolifere offshore.

Partiamo dalla bozza della legge di Bilancio che comprende un intero articolo (n. 89) volto a sopprimere diversi commi (3, 6, 6-bis, 7) dell’art. 19 del decreto legislativo 625/1996.

In particolare, quindi, sparirebbe la norma che esenta ogni concessione dal pagamento delle royalty su un certo ammontare della produzione: 20 milioni di metri cubi di gas e 20.000 tonnellate di greggio per quanto riguarda i giacimenti sulla terraferma.

Per quanto riguarda, invece, le piattaforme offshore, l’esenzione prevista dal D.lgs. 625/1996 copre i primi 50 milioni di metri cubi di gas e le prime 50.000 tonnellate di petrolio.

Sarebbero anche eliminate le riduzioni delle aliquote dovute allo Stato per tenere conto degli oneri di trattamento e trasporto a carico dei concessionari.

La bozza dell’art. 89 in legge di Bilancio prevede poi l’aggiunta di un comma 7-bis (neretti nostri): A decorrere dai versamenti dovuti per l’anno 2020, per ciascuna concessione […] il valore dell’aliquota di prodotto già oggetto di esenzione, corrispondente ai primi 25 milioni di Smc di gas e 20000 tonnellate di olio prodotti annualmente in terraferma, ed ai primi 80 milioni di Smc di gas e 50000 tonnellate di olio prodotti annualmente in mare, è interamente versata all’entrata del bilancio dello Stato […]”.

Capitolo Imu: l’art. 38 del decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio istituisce dal 2020 l’imposta immobiliare sulle piattaforme marine destinate alla coltivazione degli idrocarburi.

Più in dettaglio, la tassazione avverrà sulla base dei valori contabili applicando l’aliquota complessiva del 10,6 per mille: il 7,6 per mille andrà allo Stato, la parte restante sarà attribuita ai comuni che saranno individuati da un decreto interministeriale.

Ricordiamo che una prima bozza di questa norma aveva previsto di applicare l’aliquota Imu sul valore contabile ridotto dell’80%: molto critico era stato il giudizio del coordinamento nazionale “No triv” su questo sconto che avrebbe fatto incassare solamente 6 milioni di euro l’anno in totale, mentre con l’ultima formulazione l’incasso salirebbe a circa 30 milioni.