Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da solo non basta per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia.

La costatazione arriva dal Renewable Energy Report 2021 dell’Energy & Strategy Group del PoliMi, la cui uscita è prevista domani (27 maggio) ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima.

Nel rapporto, si ricorda innanzitutto che il Pnrr mette a disposizione del comparto delle rinnovabili, nell’orizzonte 2021-2026, 5,9 miliardi di euro.

Tuttavia, affermano gli analisti, la proiezione dell’attuale tasso di installazione delle rinnovabili non porterebbe a risultati soddisfacenti sul medio periodo.

In sostanza, si raggiungerebbe un parco installato di eolico e fotovoltaico di 43-44 GW al 2030 (grafico sotto) quindi molto lontano rispetto all’obiettivo previsto dal Pniec di 70 GW.

Va però anche ricordato che lo stesso Pniec è ormai obsoleto: secondo le stime diffuse dall’E&S Group l’anno scorso, per adeguarlo al nuovo target europeo sulle emissioni (ridurle del 55% sui livelli del 1990 entro il 2030), l’obiettivo su FV ed eolico cumulativo dovrebbe essere portato a circa 95 GW.

Nonostante il Recovery Fund, siamo dunque sulla strada per mancare di circa 30 GW l’inadeguato target Pniec al 2030, e di circa 50 GW l’obiettivo che dovremmo fissare su solare ed eolico per rispettare i nuovi impegni che stiamo prendendo in sede europea.

E anche volendo prendere in esame il contributo aggiuntivo del Pnrr, si legge nella sintesi del rapporto, il risultato finale al 2030, in termini di potenza cumulativa eolica-fotovoltaica installata, cambierebbe di poco, in confronto allo scenario tendenziale.

In sostanza, scrivono gli analisti (neretti nostri), “se preso, quindi, per la sola componente investimenti, è evidente che il Pnrr da solo non è in grado di imprimere l’accelerazione necessaria al comparto delle rinnovabili”.

La strada alternativa è quella definita nello “scenario auspicabile” del rapporto, scenario che comunque si riferisce al Pniec non ancora adeguato ai nuovi impegni europei.

In tale scenario, si legge nella sintesi del Renewable Energy Report 2021, avviene in primis lo sblocco del tema autorizzativo, accompagnato da misure di sostegno indispensabili:

  • prolungamento di meccanismi di supporto in continuità con quelli previsti dal Fer 1 e introduzione del Fer 2 per le fonti meno mature;
  • introduzione di obiettivi suddivisi tra le Regioni coerenti con gli obiettivi nazionali, per garantire il giusto coordinamento e indirizzo di pianificazione, con anche la possibilità di rivedere le limitazioni imposte al consumo di suolo;
  • avanzamento delle sperimentazioni sull’apertura del MSD e introduzione in modo strutturato di nuovi servizi ancillari, che concorrano alla visibilità sul lungo termine di nuove opportunità di investimento, come l’aggiunta di storage accoppiati agli impianti.

Nello scenario auspicabile, evidenziano gli esperti del Politecnico milanese, l’avvicinamento agli obiettivi Pniec è quasi garantito, con una crescita complessiva delle installazioni pari al 175% rispetto alle installazioni che si otterrebbero con lo scenario tendenziale al 2030.

Non va tuttavia dimenticato, si spiega, che la transizione ecologica “è il frutto di una precisa scelta politica, derivante dalla necessità di mitigare l’effetto dannoso sul clima delle emissioni di gas climalteranti”, quindi “in misura più o meno marcata a seconda dei casi, l’installazione di impianti a energia rinnovabile richiederà l’accettazione di inevitabili compromessi (con riferimento, ad esempio, all’utilizzo di suolo, o all’impatto paesaggistico), che vanno però confrontati con i benefici (non solo ambientali) che generano”.