Emendamenti Superbonus, è assalto alla diligenza: “fino al 2030 e anche per le piscine”

Piovono proposte di modifica, anche sopra le righe. Ma manca una stima degli impatti economici anche sulle più modeste richieste della maggioranza, cioè l'estensione al 2022 e alle seconde case.

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Come sarà nella sua versione finale il Superbonus, la detrazione fiscale del 110% su edilizia ed efficienza energetica introdotta con il DL Rilancio?

L’attenzione è tutta sull’iter di conversione del decreto, che deve essere completato entro il 18 luglio.

Attualmente i lavori sono in corso in commissione Bilancio alla Camera e, in attesa che si selezionino gli emendamenti segnalati (la lista dovrebbe arrivare oggi), si trova veramente di tutto nel lungo elenco di proposte di modifica all’articolo 119, quello che introduce la nuova detrazione (allegato in basso).

C’è chi (Bellachioma della Lega e altri) vorrebbe che lo sgravio valesse fino al 2030, mentre diversi altri si accontenterebbero del 2025 o del 2023. Tra le estensioni dei beneficiari, diversi emendamenti chiedono che siano ammesse anche le imprese e gli immobili strumentali, oltre alle seconde case.

Numerose anche le proposte di aggiungere interventi incentivati: troviamo ad esempio la rimozione di barriere architettoniche, la sistemazione di giardini e pergolati, fino alla richiesta, che ci sembra difficile da motivare con finalità sociali o di efficientamento del parco edilizio, di includere le piscine pertinenziali (Garavaglia della Lega e altri compagni di partito).

Più comprensibili altre correzioni richieste, come quella di poter scegliere se usare la detrazione in 5 o 10 rate annuali (Sut e altri del M5S) o di incentivare anche la rimozione dell’eternit (diversi emendamenti di maggioranza e opposizione).

Difficile prevedere ora quali emendamenti arriveranno al traguardo: numerose proposte sembrano godere di un appoggio trasversale, mentre la riscrittura con più possibilità di farcela sembra ovviamente quella della maggioranza che avevamo riportato qui.

L’emendamento delle forze al governo (n. 119.115 nella lista in basso), ricordiamo, si propone di estendere a tutto il 2022 la possibilità di utilizzare la maxi detrazione, allarga la platea dei beneficiari al terzo settore, alle scuole paritarie, agli alberghi (a condizione che i proprietari siano anche i gestori) e alle società sportive dilettantistiche e, cosa non trascurabile, anche alle seconde case, con esclusione di ville e case di lusso.

Il problema però potrebbe essere quello dell’impatto sulle casse pubbliche: al momento non risulta che sia stato quantificato e un ampliamento così generoso della platea potrebbe essere stoppato per motivi economici dalla Ragioneria dello Stato (mentre costi più contenuti avrebbe l’emendamento proposto dal solo M5S, il 119.114, che a fronte dell’estensione riduce i tetti di spesa).

D’altra parte tanta “generosità” preoccupa anche chi è in prima linea per difendere l’occupazione in edilizia e la decarbonizzazione del parco immobili italiano: le proposte di modifica contenute nell’accordo di maggioranza “sono inadeguate a garantire che la ripartenza del settore sia davvero capace di rispondere alle emergenze e alle priorità del Paese”, avvertono in una nota congiunta Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil e Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.

“Le modifiche sembrano premiare – osservano – la logica degli interventi a pioggia non vincolati a chiari obiettivi di risparmio energetico delle famiglie e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, senza garanzie che non vadano ad imprese che ricorrono magari a lavoro irregolare”.

Recentemente, le due organizzazioni avevano lanciato una proposta di riforma e potenziamento degli incentivi per ristrutturazioni, risparmio energetico e antisismico (si veda qui) le cui idee, spiegano Genovesi e Zanchini, “ritroviamo in diversi emendamenti presentati dalla maggioranza, chiediamo quindi al Governo e alle diverse forze parlamentari che hanno già dichiarato di sostenere le proposte di Fillea e Legambiente di approvarli in Commissione. Proprio perché si tratta di risorse pubbliche in una dimensione senza precedenti di spesa, occorre garantire che non solo sostengano la ripresa economica dopo il fermo Covid, ma che alimentino un modello di sviluppo più sostenibile e che crei lavoro stabile e regolare”.

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