EF e Anie scrivono al Governo contro la moratoria della Sardegna

Le due associazioni giudicano la norma “illegittima”. Intanto il Consiglio regionale dell’Isola avvia i lavori per le aree idonee.

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Dopo i malumori espressi negli ultimi giorni da alcune associazioni sulla moratoria sarda alle rinnovabili, Elettricità Futura e Federazione Anie hanno deciso di scrivere direttamente ai ministri Gilberto Pichetto Fratin (Mase) e Roberto Calderoli (Autonomie) e a Francesca Quadri, capo dipartimento Affari giuridici e Legislativi alla Presidenza del Consiglio.

Nella lettera (disponibile in basso) si chiede di intervenire contro la legge regionale che, “da una disamina effettuata, presenta forti profili di illegittimità costituzionale (violazione art. 117 e art. 41) e di contrasto con il diritto interno (violazione artt. 1 e 20, d.lgs. 199/2021, art. 12 d.lgs. 387/2003 e DM 10 settembre 2010), nonché con il principio di massima diffusione delle fonti rinnovabili”.

A sostegno di ciò, nella lettera si citano diverse sentenze della Corte costituzionale e della Giustizia amministrativa.

Inoltre, “particolarmente critica, per i generali principi di certezza del diritto e del legittimo affidamento, è l’applicazione del divieto di realizzazione di nuovi impianti anche a quelli già autorizzati o le cui procedure siano in corso” al momento dell’entrata in vigore della moratoria sarda.

Le due associazioni richiedono l’intervento dell’esecutivo per far dichiarare illegittima la norma ma il problema, come evidenziato in altre occasioni, è che i tempi dei ricorsi centrali da parte della presidenza del Consiglio, così come quelli al Tar sui singoli provvedimenti in capo ai progetti, rischiano di allungare eccessivamente i cronoprogrammi dei progetti Fer in corso.

Gli stessi ricorsi, tra l’altro, dovranno poi inevitabilmente tener conto delle aree idonee in via di definizione da parte della stessa Sardegna.

Il Consiglio regionale, a tal riguardo, ha avviato ieri (10 luglio) in IV commissione i lavori sul tema, ascoltando in audizione l’assessore agli Enti locali e all’Urbanistica, Francesco Spanedda.

Per l’occasione, è stata illustrata la volontà di definire tre aree: “idonee” con procedure semplificate per le Fer; “ordinarie” e quindi sottoposte a normativa corrente per le autorizzazioni; “non idonee”, dove ci sarà divieto di installazione.

L’assessore, così come la presidente Alessandra Todde incontrando la stampa, ha rassicurato sul fatto che ci sarà un confronto con tutte le voci in causa ma, allo stesso tempo, ha chiarito: “Noi vogliamo chiudere la mappa il prima possibile perché vuol dire anche dare risposte alle persone che lavorano in questo settore. Bisogna trovare il punto di equilibrio tra l’accuratezza del lavoro e la necessità di ottimizzare i tempi”.

Intanto, delle politiche nazionali sulle fonti rinnovabili ha parlato Veronica Pitea, presidente di Aceper (Associazione dei consumatori e produttori di energie rinnovabili), per la quale sono a rischio 15.000 posti di lavoro della filiera Fer, oltre agli obiettivi Pniec, alla luce del quadro normativo che si sta delineando.

In particolare, “il ministro Lollobrigida chiede di fermare le speculazioni sui terreni agricoli: siamo d’accordo ma leggendo attentamente i numeri si vede chiaramente che, se abbiamo solo 16.400 ettari occupati da installazioni da impianti fotovoltaici a terra, a fronte di oltre 1 milione di ettari agricoli inutilizzati, è chiaro che non si può parlare di speculazione”.

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