Dopo il fotovoltaico a terra, l’eolico offshore: un altro “no” di Lollobrigida

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Gli impianti eolici in mare attirano nuove critiche da parte del ministro, in difesa "degli interessi dei pescatori". Mentre l'Anev evidenzia che il decreto Aree idonee approvato in Unificata può ritardare i progetti nel settore e auspica una corretta gestione degli spazi marittimi.

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Dopo gli attacchi al fotovoltaico, sfociati nel dl Agricoltura con il divieto di installare impianti sui terreni agricoli produttivi, è il turno dell’eolico offshore.

“Vuole sapere se io condivido gli impianti eolici in mare che impediscano ai pescatori di fare il loro lavoro? La mia risposta è no”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, precisando che “farò di tutto per impedirlo, per impedire che questi impianti ostacolino la produzione di un asset qualificante della nostra nazione [la pesca]”.

La dichiarazione è stata diffusa da Askanews, citando una risposta del ministro a una domanda sulle energie rinnovabili, a margine della conferenza stampa per la presentazione della nuova carta sociale “Dedicata a te”, giovedì scorso 6 giugno.

L’eolico in mare, al momento, non si è sviluppato in Italia – fa eccezione il piccolo impianto di Taranto che però è all’interno di un porto – ma ci sono diversi GW di progetti che potrebbero decollare con le giuste condizioni normative e di investimento (incentivi e autorizzazioni).

Intanto ci sono proteste crescenti da parte delle associazioni dei pescatori, preoccupati che le pale eoliche possano interferire con le loro attività.

Sul fronte normativo, il decreto sulle aree idonee approvato in Conferenza Unificata non sembra andare nella direzione auspicata dall’Anev, l’associazione italiana dell’energia eolica.

“Purtroppo, quanto stabilito può ritardare ulteriormente lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili, in particolare l’eolico offshore che, come più volte sottolineato, è un settore dalle enormi potenzialità”, ha commentato Mauro Fabris, vicepresidente Anev con delega all’eolico marino, unendosi al coro delle critiche delle associazioni Fer al nuovo dm.

 “Speriamo che questa decisione – ha aggiunto Fabris – non sia il preambolo di un epilogo negativo anche per la definizione delle aree marittime, come richiesto dall’Ue e per cui l’Italia è stata deferita. È un passaggio importante per porre le fondamenta della filiera industriale dell’eolico offshore galleggiante, consentendo agli operatori di determinare una programmazione industriale adeguata e sostenibile”.

La Commissione europea, ricordiamo, a fine maggio ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Ue perché non ha recepito correttamente la direttiva 2014/89 sulla pianificazione dello spazio marittimo, di fondamentale importanza anche per consentire lo sviluppo degli impianti eolici in mare.

Intanto Bruxelles ha approvato il decreto italiano Fer 2 con gli incentivi alle rinnovabili meno competitive in termini di costi, tra cui l’eolico offshore, per il quale ci sono contingenti per 3,8 GW di capacità da assegnare con aste competitive nel periodo 2024-2028.

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