La Danimarca eliminerà la produzione di petrolio e gas entro il 2050

  • 7 Dicembre 2020

Con una decisione storica, il maggiore produttore di petrolio dell'Unione Europea non rilascerà più nuove licenze per il greggio e il gas, cessandone gradualmente la produzione e inserendosi fra i paesi di testa nella leadership sul clima.

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La Danimarca non rilascerà più nuove licenze per la ricerca di petrolio e gas e cesserà gradualmente la produzione di combustibili fossili entro il 2050, grazie ad uno storico accordo siglato in parlamento pochi giorni fa.

Il paese scandinavo è così diventato il più grande produttore di petrolio ad avere avviato volontariamente un declino controllato del settore, a quasi 50 anni dall’inizio dell’estrazione di idrocarburi nel Mare del Nord.

Il governo socialdemocratico di minoranza danese ha raggiunto un accordo con altri cinque partiti per annullare l’ultima tornata di concessioni e tutte le future gare d’appalto petrolifero del paese. L’accordo prevede anche il sostegno a misure di sviluppo economico alternativo e alla creazione di posti di lavoro nell’area di Esbjerg, dove si concentrano le attività petrolifere offshore del paese.

Il ministro per il Clima e l’approvvigionamento energetico, Dan Jørgensen, ha dichiarato di sperare che la decisione possa ispirare altri paesi ad adottare misure simili. “Stiamo ponendo fine all’era dei fossili e tracciando una linea diretta tra le nostre attività nel Mare del Nord e l’obiettivo della legge sul clima circa la neutralità climatica nel 2050″, ha detto.

Leadership climatica vuol dire questo”, ha indicato Greenpeace in una dichiarazione.

“Questo è un momento di svolta“, ha detto Helene Hagel, responsabile della politica climatica e ambientale di Greenpeace Danimarca. “Il paese può affermarsi come un pioniere verde e ispirare altri paesi a porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili che distruggono il clima. Questa è un’enorme vittoria per il movimento per il clima e tutte le persone che si sono battute per molti anni affinché ciò avvenisse”.

Sebbene sia risultata solo 39ma nella classifica dei paesi produttori di petrolio a livello globale l’anno scorso, con 20 giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord, la Danimarca è il più grande produttore di petrolio dell’Ue, ora che il Regno Unito sta perfezionando la sua uscita dall’Unione.

Jørgensen ha detto che la decisione darà alle aziende e agli investitori coinvolti nel Mare del Nord “un quadro stabile” per l’estrazione del petrolio nei prossimi 30 anni, promettendo di aiutare i lavoratori impiegati nell’industria petrolifera a riqualificarsi e a trovare nuove opportunità di lavoro.

L’attuale governo danese ha promesso di mettere la transizione verde al centro della sua politica. Si è infatti impegnato a ridurre le emissioni del 70% entro il 2030 rispetto al livello del 1990, e a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050 – uno degli obiettivi climatici più ambiziosi al mondo.

Negli ultimi anni, il paese scandinavo si è impegnato a sostenere grandi progetti eolici offshore nel Mare del Nord, e all’inizio di quest’anno ha presentato piani per la costruzione di due “isole energetiche”, con una potenza complessiva di 4 GW eolici offshore, per contribuire al raggiungimento dei suoi obiettivi climatici.

L’ex compagnia petrolifera nazionale Dong, da parte sua, si è trasformata in un colosso dell’energia pulita, Ørsted, spingendo l’acceleratore sull’eolico marino e sviluppando un enorme impianto per la produzione di idrogeno verde, con l’obiettivo di fornire carburante pulito a navi, camion, autobus e aerei.

La decisione danese giunge sulla scia di un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, che hanno chiesto un approccio coordinato fra i paesi per ridurre la produzione di combustibile fossile in tutto il mondo. Per mantenere il riscaldamento globale a 1,5°C entro la fine del secolo – l’obiettivo più difficile dell’accordo di Parigi – la produzione di combustibili fossili deve diminuire del 6% annuo tra il 2020 e il 2030, secondo l’Onu. Invece, il rapporto Production Gap pubblicato la settimana scorsa e di cui vi abbiamo parlato in un precedente articolo, ha previsto un aumento del 2% della produzione globale, sulla base delle previsioni dei governi.

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