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Ecco cosa rischia l’Italia accelerando “a tutto gas”

Come il capacity market falsa il mercato dell’energia a svantaggio delle rinnovabili, con possibili svalutazioni miliardarie di impianti fossili. Le analisi di Carbon Tracker sugli investimenti energetici nel nostro paese.

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I piani di costruzione di nuove centrali a gas in Italia per una capacità complessiva di 14 GW potrebbero mettere a rischio gli obiettivi climatici del paese, oltre a comportare perdite economiche fino a 11 miliardi di euro a causa di stranded asset (impianti non più remunerativi).

Lo afferma un nuovo studio pubblicato dal think-tank indipendente Carbon Tracker che spiega che una combinazione di tecnologie a zero emissioni può offrire lo stesso livello di servizi alla rete, oggi assicurato dalle centrali fossili, ma a un costo inferiore.

L’Italia, afferma in una nota Catharina Hillenbrand Von Der Neyen, responsabile Power & Utilities di Carbon Tracker, “commetterebbe un errore sostituendo le centrali a carbone con quelle a gas. Le tecnologie a zero emissioni possono assicurare l’affidabilità della rete a un costo più basso. Se le utility porteranno avanti i loro piani di costruzione di nuovi impianti a gas […] penalizzeranno i consumatori e renderanno più difficile raggiungere gli obiettivi climatici internazionali”.

L’Italia, ricorda Carbon Tracker, si è impegnata a chiudere le ultime centrali a carbone, per una capacità complessiva di 8 GW, entro il 2025.

Intanto le utility si sono già garantite 5,8 GW di nuovi impianti a gas tramite contratti di approvvigionamento aggiudicati nel capacity market, impianti che entreranno in servizio entro il 2023.

E le nuove centrali a gas, stima Carbon Tracker, produrrebbero complessivamente circa 18 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti al 6% delle emissioni di gas serra totali dell’Italia nel 2019.

Lo studio poi spiega che i costi delle tecnologie a zero emissioni – particolarmente le batterie per l’accumulo di elettricità – continueranno a diminuire, mentre le centrali a gas sono esposte alla volatilità dei prezzi del combustibile fossile e all’aumento del prezzo del carbonio, come è accaduto di recente sul mercato ETS (Emissions trading scheme).

Entro il 2030, stima Carbon Tracker, un portafoglio di rinnovabili in Italia produrrà energia elettrica a una media di 47 euro/MWh, mentre le unità a gas avranno un valore Lcoe (Levelized cost of electricity, cioè il costo tutto compreso per fornire un MWh elettrico) molto più alto, intorno a 75 €/MWh.

Secondo lo studio, infine, in Italia c’è stata una corsa alla costruzione di nuove centrali a gas a causa dei contratti di approvvigionamento assegnati sul mercato della capacità che le hanno premiate in modo sproporzionato.

Al contrario, il governo, afferma Carbon Tracker, dovrebbe fissare criteri identici per le varie fonti di energia, affinché quelle rinnovabili, appoggiandosi agli accumuli con batterie e alle tecnologie demand response (sistemi per spostare il consumo di energia fuori dei picchi), possano giocare ad armi pari.

In definitiva, scrive Carbon Tracker, in Italia il capacity market falsa il mercato dell’energia a favore delle centrali a gas e a svantaggio delle rinnovabili. Questo meccanismo consente lo sviluppo di nuove centrali elettriche che producono emissioni e che altrimenti sarebbero antieconomiche.

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