Consiglio europeo, prime modifiche all’Ets “nei prossimi giorni”

Saranno aggiornati i parametri per le assegnazioni gratuite di quote e sarà rafforzata la riserva stabilizzatrice del mercato. Gli annunci di von der Leyen, mentre la premier Meloni conferma l'avvio lunedì dei colloqui con Bruxelles sul dl Bollette.

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In un Consiglio europeo rimasto molto prudente sugli aspetti militari della crisi in Medio Oriente, l’energia è stata al centro del dibattito tra i leader del nostro continente, con un focus sulla riforma dell’Ets (Emissions Trading Scheme) e i primi interventi annunciati da Ursula von der Leyen “nei prossimi giorni”.

Parlando al termine del vertice di ieri (19 marzo), la premier italiana Giorgia Meloni ha poi confermato che saranno avviati presto i colloqui con Bruxelles sul dl Bollette, in particolare sulla norma (art. 6) che prevede il rimborso Ets ai produttori termoelettrici.

“Alla fine, dopo lunga discussione, siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente da lunedì di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto Bollette”, ha dichiarato la presidente del Consiglio.

Da parte sua, von der Leyen ha spiegato che “siamo impegnati a operare molto da vicino con il governo italiano sul decreto (bollette, ndr), in linea con l’orientamento delle conclusioni del Consiglio europeo. A partire da lunedì inizieranno le consultazioni e siamo fiduciosi di poter fare progressi per affrontare, nel breve termine, le specificità italiane”.

La crisi di Hormuz

Riguardo agli sviluppi del conflitto in Iran e Medio Oriente, il presidente del Consiglio europeo, il portoghese António Costa, si è limitato a una dichiarazione generica di rito: l’Europa “continua a chiedere una de-escalation e la massima moderazione, nonché la protezione dei civili e delle infrastrutture critiche, in particolare degli impianti di produzione energetica”.

Alcuni Paesi si sono espressi sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, in una dichiarazione congiunta pubblicata sempre ieri da Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Olanda, Giappone e Canada.

Vi si legge che “tale interferenza con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza”.

Pertanto, “chiediamo una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas”, mentre si esprime “la disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il transito sicuro attraverso lo Stretto”.

Il governo italiano ha poi chiarito che non ci sarà alcun intervento militare immediato.

Commentando la dichiarazione congiunta, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha spiegato che non ci sarà alcun “ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa”.

“Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”, ha aggiunto.

Cosa ha detto von der Leyen

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha rimarcato in conferenza stampa che “l’impatto più immediato della guerra sull’Europa riguarda il nostro approvvigionamento energetico”, ricordando le impennate dei prezzi del gas in seguito agli attacchi alle infrastrutture Gnl del Qatar.

Tra le misure su cui sta lavorando Bruxelles riguardo l’energia elettrica, von der Leyen ha citato una proposta legislativa per consentire agli Stati membri di ridurre le tariffe di rete per le industrie ad alta intensità energetica.

Inoltre, la Commissione proporrà di abbassare le aliquote fiscali sull’elettricità, in modo da garantire che sia tassata meno dei combustibili fossili.

Molto si è discusso di Ets. Dopo aver nuovamente difeso il mercato europeo della CO2 evidenziando che “funziona” e “ha ridotto drasticamente il consumo di gas”, von der Leyen ha precisato che “dobbiamo modernizzarlo e renderlo più flessibile”.

Sul tavolo ci sono quattro priorità: la prima è aggiornare i parametri di riferimento per le assegnazioni gratuite delle quote alle industrie.

Poi Bruxelles intende aumentare la capacità di intervento della riserva stabilizzatrice (MSR: Market Stability Reserve) per ridurre la volatilità dei prezzi aumentando l’offerta di quote sul mercato.

Queste misure, ha annunciato, “saranno implementate nei prossimi giorni”.

La Commissione sta anche lavorando alla revisione dell’Ets sul medio termine, per definire “una traiettoria più realistica per le quote di emissione gratuite alle industrie oltre il 2034 e condizioni di parità per il nostro settore marittimo”.

Infine, von der Leyen ha proposto “un piano di incentivazione degli investimenti nell’Ets” con un budget di 30 miliardi di euro, finanziato da 400 milioni di quote Ets, finalizzato a supportare progetti nelle tecnologie pulite per decarbonizzare i settori economici coinvolti.

Rinnovabili, reti, industrie

Tra le conclusioni del Consiglio europeo in tema di energia, si legge che “accelerare la diffusione e l’integrazione delle fonti rinnovabili e a basse emissioni di CO2 nonché dello stoccaggio di energia è essenziale per ridurre la dipendenza dai mercati volatili dei combustibili fossili e migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento”.

In particolare, i leader europei invitano i co-legislatori a concordare, nel 2026, “un ambizioso pacchetto sulle reti per procedere rapidamente alla costruzione delle infrastrutture necessarie, garantendone la protezione e la resilienza, e al rafforzamento delle interconnessioni, a livello nazionale e trans europeo, anche razionalizzando e accelerando le procedure di autorizzazione”.

Non manca un riferimento all’Industrial Accelerator Act (Iaa) presentato da Bruxelles agli inizi di marzo.

Il documento finale del vertice europeo, infatti, evidenzia “l’importanza di stabilire una ‘preferenza europea’ mirata e proporzionata nelle tecnologie e nei settori strategici e, a tale riguardo, invita i co-legislatori a concordare, entro la fine del 2026, un regolamento sull’accelerazione industriale, sulla base della proposta della Commissione”.

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