Lo scontro tra Paesi Ue sulla possibile revisione dell’Ets (Emissions Trading Scheme) e del market design elettrico ha tenuto banco ieri al Consiglio Energia, con l’Italia ancora in prima fila nel chiedere modifiche al mercato europeo delle emissioni di CO2.
Bruxelles però non sembra intenzionata a proporre cambiamenti strutturali all’Ets.
Rispondendo in conferenza stampa a una domanda sulle opzioni di emergenza per ridurre i prezzi elettrici agendo sull’Ets, il commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen, ha affermato che l’esecutivo sta “valutando soluzioni mirate e temporanee, stando attenti a non minare gli obiettivi strategici a lungo termine dell’Unione”.
Poi ha aggiunto che “il corretto funzionamento del meccanismo per la fissazione dei prezzi e dell’Ets è fondamentale per l’indipendenza e per prezzi più bassi nel tempo. Pertanto, ogni soluzione deve essere in linea con questi principi fondamentali”.
Emerge quindi un segnale politico che tocca il dibattito italiano sull’art. 6 del decreto bollette, che Bruxelles dovrà vagliare in merito alla sua compatibilità con le norme comunitarie: l’Italia, infatti, punta a eliminare il costo dell’Ets per i produttori termoelettrici, al fine di ridurre i prezzi dell’elettricità.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine del Consiglio ha confermato che il governo italiano chiede “una revisione del sistema Ets, che ne limiti gli effetti sul prezzo dell’energia, riduca la volatilità e prezzo delle quote e limiti le dinamiche speculative, così che il meccanismo possa guidare efficacemente la transizione”.
Le aperture di von der Leyen su Ets e tetto al prezzo del gas
Sull’Ets è intervenuta anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in una lettera datata 16 marzo, citata dall’agenzia Euractiv.
In vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, von der Leyen propone alcune modifiche mirate al sistema per lo scambio di quote di CO2: in primis, “aumentare la capacità di intervento della riserva per la stabilità del mercato, in modo che possa affrontare più efficacemente l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine”.
“Stiamo anche accelerando i lavori sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030”, ha aggiunto, precisando che “dobbiamo accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica”.
Pertanto, nell’ottica di istituire la Banca per la decarbonizzazione industriale, “la Commissione lavorerà a uno strumento ponte rapido, finanziato dalle quote Ets, con particolare attenzione agli Stati membri a basso reddito”.
In risposta all’attuale crisi energetica e geopolitica connessa alla guerra in Medio Oriente, von der Leyen ha poi sottolineato che Bruxelles valuterà, caso per caso, la possibilità per gli Stati membri di “sovvenzionare o porre un tetto massimo al prezzo della produzione di energia elettrica da centrali a gas e ridistribuire i ricavi intramarginali”, uno strumento già utilizzato da alcuni Paesi nel 2022.
La progettazione di questi meccanismi di emergenza, si legge nelle lettera, “dovrebbe in ogni caso evitare distorsioni del mercato interno, preservare i segnali di investimento a lungo termine per le energie pulite e impedire un’eccessiva domanda aggiuntiva di gas.
La proposta però è stata bocciata, sempre in una lettera del 16 marzo, dalle associazioni di trader e industrie del gas: l’introduzione di un tetto massimo ai prezzi “indebolirebbe la posizione dell’Europa nell’attrarre l’offerta globale”, perché “se i prezzi all’ingrosso fossero artificialmente mantenuti sotto ai livelli del mercato globale, i carichi di Gnl verrebbero probabilmente dirottati verso altre regioni, rischiando interruzioni dell’approvvigionamento a breve termine”.
Mentre Jørgensen, parlando a margine del Consiglio Energia di ieri (16 marzo), ha spiegato che l’Europa è “in una posizione molto migliore rispetto al 2022, perché abbiamo più rinnovabili nel sistema, abbiamo diversificato gli approvvigionamenti e ci sono molte meno ore in cui il gas fissa il prezzo dell’elettricità”.
Italia vs altri Paesi
Riguardo all’Ets, alla posizione italiana si contrappone quella di diversi altri Paesi.
In una lettera congiunta del 12 marzo, cinque Stati membri – Danimarca, Finlandia, Portogallo, Spagna, Svezia – hanno definito l’Ets “la pietra angolare della strategia climatica e industriale europea”, lo strumento più efficace “per ridurre le emissioni e guidare gli investimenti”.
“I tentativi di indebolire, sospendere o limitare il sistema Ets minerebbero la fiducia degli investitori, penalizzerebbero chi si muove per primo, distorcerebbero la parità di condizioni e rallenterebbero la trasformazione delle nostre economie”, vi si legge.
Ricordiamo che nei giorni scorsi alcuni Paesi avevano scritto al commissario Jørgensen per sostenere l’attuale market design elettrico basato sul merit order e la fissazione del prezzo marginale.
Intanto, a margine del Consiglio Ambiente in corso oggi (17 marzo), si è tenuta una riunione di coordinamento ministeriale del gruppo dei Paesi creatosi nel contesto del recente negoziato sulla legge per il Clima.
Alla fine dell’incontro, riporta il Mase, “si è registrata una diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’Ets, sia quello sulla produzione termoelettrica sia quello sull’industria, sulle economie dei Paesi membri” e i partecipanti si sono ripromessi di proporre iniziative comuni per affrontare il problema.
Mediazione austriaca
Da segnalare che al Consiglio Energia l’Austria ha presentato una proposta di mediazione sull’Ets, incentrata su una maggiore “trasparenza” del mercato elettrico europeo.
In futuro, ha rimarcato la segretaria austriaca all’Energia Elisabeth Zehetner, “dovrebbe essere chiaramente tracciabile quali tecnologie determinano effettivamente il prezzo dell’elettricità in quali ore e quale quota del prezzo è attribuibile ai costi della CO2”.
“Se vogliamo accelerare la transizione energetica, dobbiamo rendere più trasparenti queste interazioni nel mercato elettrico e discuterne in modo obiettivo”, ha sottolineato. Tale trasparenza costituirebbe una base per valutare possibili misure contro l’eccessivo trasferimento dei costi della CO2, senza modificare radicalmente il mercato elettrico europeo o il sistema Ets.
- Lettera von der Leyen (pdf)
- Lettera associazioni gas (pdf)


























