Come il grande fotovoltaico a terra azzera le bollette comunali e riduce la povertà energetica

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Il caso di Montalto di Castro (VT) dove la compensazione per i parchi solari fotovoltaici da realizzare nel territorio si è tradotta in impianti FV comunali con un beneficio per le casse comunali e i cittadini.

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Una compensazione di 20-25mila euro all’amministrazione locale per ogni MW di nuova potenza fotovoltaica installata a terra in area agricola.

Questi fondi verranno utilizzati non solo per l’acquisto di apparecchiature informatiche e di giochi per i giardini pubblici, ma anche per costruire impianti fotovoltaici comunali a copertura dei consumi dell’amministrazione.

La remunerazione dell’energia immessa in reta, oltre a coprire i consumi comunali, è destinata a finanziare le bollette delle famiglie più povere.

In estrema sintesi è il meccanismo di compensazione attuato dal Comune di Montalto di Castro, nell’alto Lazio, per prendere tre piccioni con una fava: consentire la creazione dei grandi campi fotovoltaici a terra necessari alla decarbonizzazione, ridurre i costi di amministrazioni locali sempre a corto di cassa e tutelare i più deboli che meno possibilità hanno di attutire gli inevitabili scossoni della transizione energetica.

Il meccanismo adottato da Montalto, nel rispetto della normativa, prevede che le compensazioni non possano essere fornite direttamente in denaro.

“Non le possono dare cash, ma solo sotto forma di servizi o beni, cioè in questo caso impianti fotovoltaici, di cui il Comune diventa titolare e rispetto ai quali si comporta esattamente come un’azienda, vendendo elettricità alla rete o autoconsumandola”, ha detto a QualEnergia.it il sindaco del comune laziale, Sergio Caci.

Con questo meccanismo, il Comune di Montalto di Castro (VT) dovrebbe ritrovarsi proprietario di impianti fotovoltaici con una potenza complessiva attualmente stimata in 6,5 MW, ma che dovrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi, via via che nuovi accordi con gli operatori saranno perfezionati, ci ha detto Marco Marchetti, avvocato di uno studio legale di Perugia che ha curato e istruito le procedure adottate dal Comune laziale.

Della potenza finora prefigurata, oltre 6 MW saranno installati a terra in zona industriale, e il resto soprattutto su pensiline parcheggio fotovoltaiche, ha aggiunto Marchetti.

Con la remunerazione generata dall’energia immessa in rete e la quota autoconsumata, “riusciamo a coprire la totalità dei costi di energia del Comune e quello che avanza lo destineremo con bandi cui parteciperanno le famiglie presentando l’Isee”, ovvero l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, ci ha detto il primo cittadino di Montalto.

“Abbiamo stimato che in un anno, fra ricavi diretti e risparmi in bolletta, i nostri impianti genereranno un beneficio all’incirca di un milione di euro, a fronte di una bolletta elettrica del Comune che si aggira sui 680mila euro, in base al rendiconto del 2021”, ha detto il Sindaco.

La disponibilità così creata dovrebbe quindi consentire di aiutare anche un buon numero di famiglie, “a meno che nuovi e improvvisi aumenti delle bollette non facciano crescere ulteriormente la spesa”, ha precisato.

Il Comune in questo periodo sta firmando convenzioni per circa 250 MW con le aziende interessate, che a loro volta stanno terminando gli iter autorizzativi, parallelamente a quelli riguardanti gli impianti comunali. Fra 12 mesi circa si potrebbero cominciare a vedere installati gli impianti FV comunali, se non ci saranno ostacoli imprevisti.

Il sindaco Caci ha sottolineato il carattere innovativo del sistema di compensazione, l’importanza del lavoro propedeutico di regolamentazione del Comune e del metodo collegiale e collaborativo di pianificazione che, oltre allo stesso Comune, ha visto coinvolti la Soprintendenza della Tuscia e gli operatori fotovoltaici.

Quello delle compensazioni è infatti un rebus al quale Montalto di Castro potrebbe essere riuscito a dare una soluzione nuova.

Le compensazioni alle amministrazioni pubbliche sono infatti già molto frequenti, ma la normativa in materia prescrive che le autorizzazioni non possano essere subordinate a misure di compensazione a favore di Regioni e Province. In seguito la magistratura ha inteso che tale norma valesse anche per i Comuni.

Le linee guida del 2010 hanno quindi risolto in parte la questione indicando che, in sede di autorizzazione, possono essere previste a favore dei Comuni compensazioni di carattere ambientale, per bilanciare gli impatti, ma non direttamente economiche.

Quello congegnato da Montato di Castro è un modello basato su una particolare “equazione procedimentale” che altri comuni del Lazio, come Tarquinia e Canino, stanno replicando, e che potrebbe funzionare in altre Regioni. Un processo che merita di essere approfondito; cosa che ci proponiamo di fare in un prossimo articolo.

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