Le rinnovabili come welfare locale: servizi, occupazione e nuove filiere

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Scuolabus gratuiti, rette ridotte per gli asili, manutenzione del territorio e nuovi posti di lavoro: il report “Italia rinnovabile” di Legambiente racconta anche di ricadute economiche e sociali degli impianti Fer.

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Oltre i passi avanti nell’abbattimento delle emissioni e dei costi dell’energia, un aspetto positivo delle rinnovabili meno “statisticamente misurabile”, ma assolutamente non da trascurare, riguarda le ricadute economiche e sociali nei territori che ospitano gli impianti.

Nell’ultimo report “Italia Rinnovabile 2026” di Legambiente (link in basso), eolico e fotovoltaico utility scale vengono raccontati come infrastrutture capaci di generare servizi locali, manutenzione territoriale, occupazione e nuove attività industriali, soprattutto nelle aree interne del Mezzogiorno.

I casi reali

L’associazione ambientalista si sofferma su diverse esperienze locali. Tra i casi riportati c’è quello di San Sostene, piccolo comune della Calabria, dove un parco eolico da 80 MW ha contribuito a finanziare diversi servizi pubblici. Le risorse generate hanno consentito di attivare il servizio scuolabus gratuito e coprire il 50% del costo della mensa scolastica, con esenzioni previste per famiglie numerose, separate o in difficoltà economica.

Il report sottolinea anche le ricadute sulla gestione del territorio. Grazie ai proventi dell’impianto è stato possibile rafforzare le attività di prevenzione degli incendi boschivi e avviare interventi di gestione forestale in collaborazione con i Vigili del Fuoco.

A queste si aggiungono le ricadute occupazionali: ogni giorno, riferisce Legambiente, lavorano sul territorio oltre 20 persone tra cooperative e tecnici impegnati nelle attività legate all’impianto.

Un’altra esperienza di cui vengono raccontati gli impatti positivi è quella del parco eolico da 160 MW realizzato nel 2011 tra Buddusò e Alà dei Sardi, in Sardegna. Qui il report evidenzia soprattutto l’impatto economico sulle amministrazioni locali: il parco eolico garantisce infatti ogni anno circa un milione di euro di introiti ai due Comuni.

Le risorse vengono utilizzate per finanziare opere e servizi pubblici, dalla costruzione del palazzetto dello sport di Alà dei Sardi all’abbattimento delle rette dell’asilo comunale paritario, fino alla manutenzione della rete viaria locale.

Legambiente evidenzia come i circa 70 km di strade funzionali all’impianto abbiano migliorato l’accessibilità della montagna, favorendo attività sportive, ricreative ed escursionistiche e contribuendo alle operazioni di prevenzione degli incendi.

Nel caso sardo si insiste anche sulle ricadute occupazionali. Le attività di manutenzione delle infrastrutture legate all’impianto impiegano circa 25 persone tra operai diretti e indiretti, tutti sotto i 40 anni.

Occupazione e Mezzogiorno

Proprio in tema di occupazione, legato al tema dello spopolamento delle aree interne e del Mezzogiorno, Legambiente cita uno studio Svimez secondo cui il raggiungimento degli obiettivi nazionali sulle rinnovabili al 2030 potrebbe generare circa 73mila nuovi posti di lavoro nel Sud Italia, di cui 15mila destinati a under 35.

Lo studio, segnalato nel report, collega questa crescita occupazionale anche alla possibilità di ridurre il fenomeno migratorio che tra il 2022 e il 2024 avrebbe coinvolto oltre 106mila giovani meridionali.

Nuovamente vengono citati alcuni esempi concreti di attività industriali nate attorno alla filiera delle rinnovabili. Uno dei casi più significativi è quello di Lacedonia, in provincia di Avellino, dove negli anni si è sviluppato uno stabilimento dedicato alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti eolici e alla rigenerazione dei componenti.

Secondo Legambiente, l’azienda del settore ha acquisito e modernizzato uno stabilimento industriale nella zona di Calaggio, con oltre 1.000 metri quadrati dedicati a magazzino e produzione. Il sito occupa circa 50 dipendenti con un’età media di 28 anni.

Il caso viene indicato come esempio di come la diffusione degli impianti a fonti rinnovabili possa favorire anche la nascita di attività tecniche e industriali permanenti, e non soltanto occupazione temporanea legata ai cantieri.

Sempre nel Mezzogiorno, viene menzionata l’esperienza di Sant’Angelo Le Fratte, in provincia di Potenza, dove nel 2025 è nata un’impresa dedicata al trattamento e al riciclo dei pannelli fotovoltaici. Un esempio che il report collega allo sviluppo di una filiera industriale legata all’economia circolare delle Fer.

Accanto ai temi del welfare locale e dell’occupazione, vengono raccontate anche esperienze di rigenerazione territoriale. A Lendinara, in Veneto, un impianto fotovoltaico da 4,1 MW è stato realizzato su un’area industriale dismessa di 40mila mq, sostituendo un porcile abbandonato e rimuovendo 160mila tonnellate di amianto.

A Rivoli Veronese, invece, il report descrive un parco eolico da 8 MW inizialmente contestato e successivamente rivalutato in seguito all’integrazione con piste ciclabili, attività didattiche e valorizzazione del patrimonio naturalistico locale.

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