Italia Solare entra nel dibattito sul caro energia che sta colpendo il nostro Paese, con una lettera inviata al premier, Mario Draghi.

L’associazione spiega come e perché bisogna ridimensionare il ruolo del gas per investire sempre di più su eolico e fotovoltaico, e dove apre le porte alla possibilità di introdurre (a determinate condizioni) un limite al prezzo di vendita delle energie rinnovabili.

La lettera, infatti, si aggancia alle recenti dichiarazioni di Draghi sui “profitti fantastici” dei grandi produttori e venditori di energia, chiamati ad aiutare il resto delle famiglie e delle imprese (si veda: Draghi vuole tassare i “profitti fantastici” delle rinnovabili?).

Il riferimento del premier è alla parte di elettricità prodotta dagli impianti idroelettrici e dalle altre fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico), venduta al prezzo del gas grazie al meccanismo del prezzo marginale. Questo meccanismo prevede che siano gli impianti fossili, con costi di generazione più alti, a fissare le quotazioni finali di vendita sul mercato spot giornaliero.

Secondo Italia Solare (neretti nostri nelle citazioni), “servono interventi anche forti per calmierare i prezzi nel breve termine, ma non ci si può sottrarre dalla necessità di attuare anche interventi strutturali, volti a evitare in futuro nuove crisi di prezzi come quella che stiamo vivendo”.

Si raccomanda, innanzitutto, di non commettere lo stesso errore fatto dal governo Renzi, “che nel 2014 intervenne tagliando gli incentivi del Conto Energia con effetti spesso molto pesanti sui piani economici di molti proprietari di impianti e sulla credibilità italiana verso gli investitori nazionali e internazionali”.

I produttori di energia rinnovabile che non hanno bloccato il prezzo di cessione stanno ricevendo prezzi molto superiori al passato, evidenzia la lettera, ma va anche ricordato che lo scorso anno, i prezzi di vendita per diversi mesi sono scesi a 25-35 euro/MWh. Non si deve quindi pensare che gli alti valori di queste ultime settimane, “pure invernali e quindi con produzioni solari più limitate, rappresentino un riferimento significativo”.

Per Italia Solare è corretto pensare a un provvedimento di partecipazione alle difficoltà del Paese, “se legato solo ed esclusivamente a un limite al prezzo di vendita dell’energia rinnovabile (di sicuro non inferiore a 100 €/MWh), per poter utilizzare le somme eccedenti per calmierare le bollette, esentando da tale provvedimento gli operatori che hanno contrattato a prezzo fisso la propria energia. Correttezza vorrebbe che si tenga conto dei ricavi perduti, per restituirli magari tramite una proroga del periodo di incentivazione del Conto Energia”.

Tale limite ai prezzi di vendita potrebbe valere per il primo semestre del 2022, con un impegno a ridiscutere la situazione, per un’eventuale proroga del provvedimento, tra aprile e maggio 2022.

Un intervento così forte, però, per Italia Solare sarebbe accettabile solo se abbinato ad altre due azioni: la prima è richiedere uno sforzo a tutti gli attori della filiera energetica, da chi produce, distribuisce e vende i combustibili fossili a chi produce, distribuisce e trasmette energia elettrica.

Chi estrae e commercializza i combustibili fossili, a cominciare da Eni, sottolinea la lettera, “sta facendo extra profitti molto significativi che andrebbero limitati alla pari o anche più di chi produce energia da fonti rinnovabili. Trattandosi pure di una partecipata dallo Stato ci aspettiamo che il governo richieda un atto di responsabilità anche a Eni”.

La seconda condizione è una “accelerazione straordinaria” nello sviluppo delle rinnovabili. In che modo?

Il modo “più rapido, efficace ed economico, per ridurre in modo strutturale le bollette di famiglie e imprese, è spingere al massimo la diffusione degli impianti fotovoltaici con accumuli su tetti di case e aziende, ma anche sui terreni privi di vincoli paesaggistici e ambientali”.

Si suggerisce, in particolare, di attuare al più presto un credito di imposta (con valori più alti in presenza di amianto da bonificare), per gli impianti su tetti commerciali e industriali, che non si stanno diffondendo come servirebbe. Mentre per gli impianti a terra occorre sbloccare urgentemente gli iter autorizzativi.

Un altro provvedimento, che consentirebbe agli italiani di ridurre considerevolmente le bollette, è il ricorso ai prezzi dinamici, che consentono di pagare un prezzo dell’energia variabile nelle ore della giornata, in funzione dei costi di produzione, costo che nelle ore diurne è molto basso, grazie alle rinnovabili e in particolare al fotovoltaico.

È il meccanismo di demand-response, già in vigore in altri paesi europei: in questo modo gli italiani sposterebbero i loro consumi nelle ore in cui l’energia costa meno. Per una fabbrica, “visti i costi energetici ora raggiunti, una simile opportunità farebbe la differenza tra rimanere aperti o chiudere“.

Fondamentale anche “promuovere con urgenza e senza rallentamenti burocratici la possibilità per i cittadini di aggregarsi per fare, almeno con riferimento alle ore di maggior produzione rinnovabile della giornata, acquisti pluriennali a prezzo fisso di energia rinnovabile, con meccanismi che garantiscano gli aggregatori e i traders rispetto al rischio di recesso dei cittadini”.

In definitiva, afferma Italia Solare, “l’aumento della potenza fotovoltaica ed eolica installata, in gran parte abbinata agli accumuli, è l’unica modalità, immediatamente disponibile e veloce, per tamponare e attutire il disastro ambientale, economico e sociale collegato alla crisi energetica che stiamo vivendo”.