Auto elettriche, sulle flotte aziendali l’Ue deve puntare più in alto

Innalzare gli obiettivi, escludere i veicoli ibridi, potenziare il monitoraggio: il position paper di associazioni e aziende con le proposte per migliorare il regolamento Ue.

ADV
image_pdfimage_print

Mentre il dibattito sulle emissioni delle auto post-2035 sta imperversando, con l’Italia in prima fila nel chiedere una spinta più forte verso biocombustibili e carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel), c’è un altro fronte aperto del pacchetto automotive della Commissione europea.

È l’iniziativa per elettrificare le flotte aziendali, presentata lo scorso dicembre insieme alla proposta di modificare il regolamento 2023/851 sugli standard di CO2 per i veicoli, la cui versione originaria prevedeva di azzerare le emissioni allo scarico dal 2035, di fatto vietando la vendita di modelli endotermici.

Un gruppo di undici associazioni e aziende – tra cui Transport & Environment, Eurelectric, Edf, Uber – ha pubblicato ieri (19 marzo) un position paper congiunto con tre proposte per migliorare il regolamento Ue 2025/0421 sui veicoli aziendali a basse emissioni.

Il provvedimento fissa obiettivi vincolanti differenziati per gli Stati membri, in modo da garantire che una quota minima a livello Ue dei nuovi veicoli immatricolati dalle grandi imprese sia a zero o a basse emissioni: 69% entro il 2030 (di cui almeno il 45% a zero emissioni) per quanto riguarda le auto, 40% (con almeno un 36% CO2-free) per quanto riguarda i furgoni.

Tuttavia, si legge nel documento congiunto, l’attuale bozza “rischia di non esprimere appieno il suo potenziale”.

Per prima cosa, occorre aumentare il livello di ambizione, perché i target “non si discostano sufficientemente dalle traiettorie business-as-usual e sono persino inferiori a quelli valutati dalla Commissione nel suo scenario ‘a bassa ambizione’ (65% di veicoli a emissioni zero)”.

In secondo luogo, bisognerebbe escludere i veicoli low-carbon dall’ambito di applicazione, focalizzando le misure sui modelli 100% elettrici.

Difatti, le auto ibride plug-in (PHEV) “e altri veicoli a basse emissioni rappresentano un costoso ponte verso il passato”, affermano i firmatari.

I dati delle prove reali su strada, come abbiamo scritto, dimostrano che la CO2 rilasciata dalle vetture ibride è molto più alta di quanto dichiarato dai costruttori nei test.

La terza proposta è rafforzare il quadro di monitoraggio e rendicontazione, poiché “norme di conformità rigorose sono essenziali per mantenere la fiducia del mercato e raggiungere gli obiettivi della legge”.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre valutare di includere tutte le flotte aziendali nei loro piani nazionali, compresi taxi e servizi di trasporto a chiamata.

Si invita poi la Commissione a proporre obiettivi vincolanti per le flotte di mezzi pesanti entro il 2027, in parallelo con la revisione degli standard sulle emissioni di CO2 per i camion.

Svolte di mercato

Sul tema è intervenuta anche Eurelectric, citando le discussioni sulla mobilità elettrica che si sono tenute il 4-5 marzo alla conferenza EVision 2026 a Bruxelles.

Come riporta una nota dell’associazione pubblicata il 18 marzo, i dati indicano che il 2025 ha segnato un punto di svolta, con le vendite di modelli a batteria (BEV, Battery Electric Vehicle) in aumento in Europa del 30%, toccando una quota di mercato del 19% circa.

In particolare, a dicembre 2025 per la prima volta si sono vendute più vetture elettriche di quelle a benzina.

Le flotte aziendali, si ricorda, costituiscono circa il 60% delle nuove immatricolazioni di auto in Europa.

E poiché le auto aziendali in genere sono cedute dalle imprese dopo tre-cinque anni, “possono svolgere un ruolo vitale nel rafforzare il mercato dei veicoli elettrici usati, rendendo la mobilità elettrica più accessibile e conveniente”.

Per gli operatori di queste flotte, secondo un recente studio di Eurelectric/EY, l’elettrificazione potrebbe generare risparmi cumulativi fino a 246 miliardi di euro entro il 2030, grazie a una riduzione dei costi energetici dal 50% al 70% e a una diminuzione delle spese di manutenzione programmata dal 20% al 40%.

Questi risparmi, si spiega, “sono significativi, poiché i costi operativi rappresentano dal 60% al 75% del costo totale di proprietà”.

Tra gli altri potenziali benefici legati all’elettrificazione delle flotte, citati da Eurelectric:

  • per i gestori di punti di ricarica (CPO), il rifornimento delle flotte dovrebbe generare un volume da tre a cinque volte superiore rispetto a quello ottenibile con le stazioni di ricarica pubbliche; i contratti di ricarica aziendali a lungo termine garantiranno inoltre flussi di entrate sicuri e prevedibili;
  • per il sistema energetico europeo, i veicoli elettrici possono offrire un carico flessibile per assorbire la produzione di energia rinnovabile, contribuendo a stabilizzare le reti.

Restano però anche ostacoli persistenti: politiche e incentivi frammentati, alti costi iniziali dei veicoli, prezzi più elevati per la ricarica pubblica rispetto a quella privata.

Altri ostacoli derivano poi dall’incertezza della domanda di auto usate, dalla diluizione del valore residuo e dalla complessità operativa.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy