Emissioni auto, l’Europa abbandona il tutto elettrico

Nel pacchetto automotive la Commissione Ue propone un nuovo target di riduzione della CO2 che lascia spazio ad altre tecnologie, compresi i motori termici. I punti più importanti e le prime reazioni.

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Troppo forti le pressioni delle case automobilistiche, dei governi nazionali, dell’intero settore automotive: la Commissione europea si è rimangiata la scelta del “tutto elettrico” post 2035 e ha ceduto alle richieste di chi vuole salvare il motore a combustione interna.

La nuova rotta era stata annunciata a inizio dicembre dal commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, in una sua intervista sul quotidiano tedesco Handelsblatt.

Nel Pacchetto automobilistico presentato ieri (16 dicembre), Bruxelles ha corretto lo standard sulle emissioni delle auto: è sparito il target di azzerare la CO2 allo scarico per tutti i nuovi veicoli dal 2035, stabilito dal regolamento 2023/851.

La versione attuale avrebbe imposto di vendere solamente modelli elettrici “puri”, gli unici in grado di rispettare la normativa; de facto, sarebbe stato un bando contro le auto con motori endotermici alimentati a benzina/diesel.

Il pacchetto, come vedremo, include altre proposte su flotte aziendali, piccole auto elettriche made in Ue, batterie e nuove semplificazioni “Omnibus”.

Il nuovo target sulle emissioni

Ora il nuovo obiettivo prevede che i costruttori auto debbano ridurre in media del 90% (non più del 100%) le emissioni allo scarico dei veicoli complessivamente immessi sul mercato dal 2035.

Rimane quindi un cuscinetto che consente di utilizzare diverse altre tecnologie, tra cui biocombustibili, carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel), oltre alle vetture ibride plug-in e quelle elettriche con range extender, un piccolo motore a benzina che può estendere l’autonomia della batteria.

La Commissione ha quindi accettato in pieno le richieste avanzate in primis da Germania e Italia, due Paesi capofila nel sostenere la necessità di ammorbidire la transizione verso l’elettrico, temendo ripercussioni sulle filiere automobilistiche nazionali.

Cade, o si incrina parecchio, un pilastro del Green Deal eretto nel primo mandato della presidente Ursula von der Leyen, abbattuto dal nuovo corso politico più orientato a destra e più attento alle esigenze delle industrie europee, ossia semplificazione, neutralità tecnologica, flessibilità, pragmatismo (tutte parole riprese nelle dichiarazioni ufficiali della Commissione a commento del pacchetto).

Bruxelles, nella sua nota di sintesi, chiarisce che le restanti emissioni del 10% dovranno essere compensate mediante l’uso di acciaio a basse emissioni di anidride carbonica prodotto nell’Ue, oppure dall’uso di e-fuel e biocarburanti.

Le reazioni

Dal tenore del comunicato diffuso dall’associazione dei costruttori auto europei (Acea), emerge chiaramente che le pressioni lobbistiche non sono finite qui, perché si chiede “un’azione urgente” sulle flessibilità per le emissioni di auto e furgoni al 2030.

Mentre “imporre rigide condizionalità a vari elementi del pacchetto potrebbe avere un effetto controproducente sull’apertura tecnologica e sulla competitività”, con riferimento ai “rigidi requisiti” del made in Ue e al sistema di compensazione delle emissioni, due aspetti che “necessitano di un’ulteriore attenta valutazione”.

Come riferisce il sito web Politico, il leader tedesco del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, aveva messo tra le sue priorità proprio l’abolizione del divieto di vendere auto termiche dal 2035.

Secondo il commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra, il pacchetto automotive “è ambizioso, pragmatico ed equilibrato. Risponde alle preoccupazioni del settore, mantenendo al contempo la prevedibilità degli investimenti nel settore elettrico e il nostro obiettivo di neutralità climatica”.

Difatti, ha aggiunto nella presentazione alla stampa, “manteniamo la rotta verso una mobilità a zero emissioni, introducendo però alcune flessibilità per i produttori, in modo che possano raggiungere i loro obiettivi di CO2 nel modo più economicamente efficiente”.

Di tenore opposto la posizione dell’organizzazione indipendente Transport&Environment (TE). L’Ue “ha preferito la complessità alla chiarezza”, ha dichiarato il direttore esecutivo William Todts, sottolineando che “ogni euro investito in ibridi plug-in è un euro non speso per i veicoli elettrici, mentre la Cina continua a correre più veloce”. In sostanza, “aggrapparsi ai motori a combustione non renderà di nuovo grandi le case automobilistiche europee”.

Mentre Fabio Pressi, presidente di Motus-E, l’associazione italiana che promuove la mobilità elettrica, evidenzia in una nota che “per anni il dibattito pubblico si è avvitato solo sul 2035, perdendo di vista i veri temi da affrontare, a cominciare dalla sostanziale assenza di un piano strategico condiviso per il rilancio della filiera automotive estesa europea”.

Secondo Pressi, la proposta di revisione del target Ue al 2035 “darà il giusto ossigeno a una parte della filiera automotive, ma chi pensa che ciò possa tradursi in un rallentamento del processo di elettrificazione commette un errore pericolosissimo, ignorando peraltro centinaia di miliardi di investimenti già messi a terra per questa trasformazione inevitabile”. “La traiettoria tecnologica è segnata”, ha rimarcato il presidente, perché “già oggi quasi un’auto su quattro venduta nel mondo è full electric”.

Le altre misure del pacchetto automotive

Il pacchetto automotive include altre proposte per rilanciare l’industria automobilistica europea.

Con il Battery Booster da 1,8 miliardi di euro, Bruxelles intende accelerare lo sviluppo della filiera delle batterie, grazie a una serie di misure, come prestiti agevolati senza interessi ai produttori Ue.

C’è anche la proposta battezzata “Automotive Omnibus”, volta a ridurre oneri burocratici e relativi costi, in modo da rafforzare la competitività e liberare risorse per decarbonizzare i processi produttivi, con ulteriori risparmi per le imprese stimati dalla Commissione in 706 milioni di euro annui.

L’iniziativa Small Affordable Cars punta a favorire la domanda di veicoli elettrici di piccole dimensioni (fino a 4,2 m di lunghezza) prodotti nell’Ue, attraverso incentivi mirati all’acquisto e altre agevolazioni, ad esempio tariffe ridotte per la ricarica.

Chi produrrà questi modelli, inoltre, potrà ottenere dei “super-crediti” da utilizzare per rispettare gli obiettivi sulle emissioni di CO2.

Il pacchetto si completa con una proposta di regolamento per introdurre dal 2030 obiettivi vincolanti con cui supportare l’elettrificazione delle flotte aziendali.

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