Per rafforzare gli obiettivi climatici e sostenere la crescita dell’industria automotive europea, “riteniamo fondamentale introdurre una categoria di veicoli alimentati esclusivamente con carburanti CO2-neutrali, coerentemente con la legge europea per il clima”.
Con queste parole, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha riassunto la proposta avanzata ieri (17 marzo) al Consiglio Ambiente dall’Italia con altri Stati membri.
Obiettivo è aggiungere “nuove opzioni all’elettrico”, perché “l’Europa può diventare avanguardia” nello studio e sviluppo di nuovi carburanti e nuovi motori neutri per il clima.
La proposta, ha aggiunto Pichetto, “consente di superare una delle principali contraddizioni dell’attuale approccio basato esclusivamente sulle emissioni allo scarico: l’idea che una piccola utilitaria e un grande SUV, se elettrici, abbiamo entrambi una impronta pari a zero”.
L’Italia da sempre spinge contro la scelta del “tutto elettrico” per dare spazio a biocombustibili e carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel), al fine di considerare le emissioni complessive di CO2 sul ciclo di vita.
Proprio su quest’ultimo punto, però, secondo diversi studi indipendenti le emissioni totali “dal pozzo alla ruota” per un veicolo elettrico sono nettamente inferiori rispetto ai modelli a combustione interna (Auto elettrica, un’altra conferma dei vantaggi ambientali nel ciclo di vita).
Per non parlare delle emissioni di CO2 associate alla produzione di biocombustibili, legate in particolar modo alla deforestazione e alla perdita di biodiversità.
Come modificare il target 2035 sulle auto
Tornando al Consiglio Ambiente, il dibattito politico si è focalizzato sulla proposta di modifica del regolamento 2023/851 recante gli standard di emissione di CO2 per i veicoli, pubblicata lo scorso dicembre dalla Commissione europea per assecondare le richieste di governi e costruttori verso una maggiore flessibilità.
È venuto meno il target di azzerare le emissioni delle nuove auto vendute dal 2035, che de facto era un bando contro la commercializzazione di motori benzina/diesel (anche nelle versioni ibride), dal momento che solo i modelli 100% elettrici sarebbero in grado di rispettare la normativa originaria.
Invece, le case automobilistiche dovranno ridurre del 90% le emissioni medie allo scarico dei veicoli complessivamente venduti dopo il 2035.
Di conseguenza, i costruttori potranno continuare a vendere auto con differenti tecnologie, comprese quelle endotermiche, oltre alle ibride e alle vetture dotate di range extender, un piccolo motore a benzina che ricarica la batteria per estendere l’autonomia elettrica.
Ci sono però delle condizioni.
Quel 10% di emissioni residue, infatti, dovrà essere compensato dal 2035 tramite l’ottenimento di crediti correlati all’utilizzo:
- di biocombustibili e carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel) fino a un massimo del 3%, con un limite dell’1% per determinati tipi di biofuel e biogas, tra cui ad esempio quelli derivati da oli di cottura usati;
- di acciaio “green” a basse emissioni di CO2 prodotto nell’Ue fino a un massimo del 7%.
La proposta di Bruxelles, evidenzia poi una nota del Consiglio, prevede anche incentivi (fino al 2034) sotto forma di “super crediti” di CO2, per i produttori che immettono sul mercato piccoli veicoli elettrici fabbricati nell’Unione europea.
Dibattito sulle misure climatiche post-2030
Infine, i ministri hanno discusso sugli obiettivi di decarbonizzazione per il periodo post-2030, ricordando che la Commissione dovrebbe presentare una serie di proposte legislative nella seconda metà di quest’anno.
In vista del prossimo pacchetto climatico, i rappresentanti dei governi si sono concentrati su questi temi: come sostenere gli investimenti garantendo al contempo una transizione equa e pulita entro il 2040; come utilizzare le flessibilità tra i settori e al loro interno per raggiungere gli obiettivi climatici in modo economicamente efficiente; come integrare i crediti internazionali.
A febbraio, come abbiamo scritto, il Parlamento Ue in plenaria ha approvato le modifiche alla legge sul Clima, che introducono un obiettivo intermedio vincolante al 2040: si dovranno ridurre le emissioni del 90% rispetto ai livelli del 1990, anche se con alcune flessibilità, tra cui soprattutto la possibilità di utilizzare crediti internazionali della CO2 per delocalizzare i progetti in Paesi extra-Ue.
Proprio oggi, 18 marzo, il relativo regolamento 2026/667 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.




























