Un’impennata di vendite di auto elettriche a novembre/dicembre grazie agli incentivi legati all’Isee, che però rischia di rimanere isolata senza una pianificazione di lungo termine.
Si è chiuso così il 2025 per il mercato automobilistico italiano, tra luci e ombre per una mobilità “sostenibile” ancora nelle fasi iniziali di sviluppo e in forte ritardo in confronto ai principali Paesi europei, come Germania e Francia.
Nel complesso, si sono vendute 1.525.722 vetture lo scorso anno considerando tutte le alimentazioni, in calo del 2% circa rispetto al 2024 e con un divario ancora molto elevato (-20%) rispetto ai livelli del 2019.
Dicembre ha segnato un maggiore dinamismo imputabile all’ecobonus governativo.
Gli incentivi, evidenzia l’Unrae in una nota (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), hanno influenzato in modo rilevante la quota di mercato delle vetture 100% elettriche, che nell’ultimo mese ha raggiunto l’11% del totale con 12.078 unità immatricolate, il doppio rispetto al 5,4% di dicembre 2024.
A novembre la quota delle elettriche “pure” aveva superato il 12%, in un mese già influenzato dagli incentivi per le auto “in pronta consegna”.
Intanto i veicoli ibridi plug-in (PHEV) a dicembre hanno fatto il 9,3% del mercato complessivo (3,4% nello stesso mese del 2024), dopo il 7,2% registrato a novembre, beneficiando sia dell’ampliamento progressivo dell’offerta di modelli disponibili sia delle nuove aliquote fiscali sulle vetture aziendali in regime di fringe benefit, precisa l’Unrae.
Riassumendo: a dicembre la quota di mercato totale delle vetture ricaricabili alla presa di corrente, ossia le elettriche pure più le ibride plug-in, è salita al 20%, mentre considerando l’intero 2025 si è attestata al 12,7% suddiviso in parti quasi uguali tra modelli 100% elettrici (6,2%) e PHEV (6,5%), come si vede nella tabella (cliccare sopra per ingrandire).
Regine del mercato sono state le ibride non ricaricabili, con una quota del 44,4% nell’anno appena trascorso, mentre i modelli a benzina hanno archiviato il 2025 in forte flessione (24,3% di market share) e il diesel è sceso sotto il 10% del venduto.
L’Unrae cita poi il pacchetto automotive pubblicato dalla Commissione europea il 16 dicembre con la revisione degli obiettivi sulle emissioni di CO2. Come abbiamo scritto, il nuovo target prevede che i costruttori auto debbano ridurre in media del 90% (non più del 100%) le emissioni allo scarico dei veicoli complessivamente immessi sul mercato dal 2035.
Rimane quindi un cuscinetto che consente di utilizzare diverse altre tecnologie, tra cui biocombustibili, carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel), oltre alle vetture ibride plug-in e quelle elettriche con range extender, un piccolo motore a benzina che può estendere l’autonomia della batteria.
Come ha osservato il presidente Unrae, Roberto Pietrantonio, ora “servono strumenti adeguati”, tra cui soprattutto “una revisione della fiscalità delle auto aziendali, uno sviluppo diffuso delle infrastrutture di ricarica elettrica e delle tariffe di ricarica accessibili”.
Nel 2025 dunque si sono immatricolate oltre 94mila auto full-electric, in crescita del 44% sul 2024 con una quota di mercato che ha guadagnato un paio di punti percentuali, dal 4,2% due anni fa al 6,2% dell’anno da poco concluso.
“I numeri del 2025 vanno letti con attenzione, per pianificare le strategie da mettere in campo nell’immediato futuro”, ha sottolineato Fabio Pressi, presidente di Motus-E (associazione che promuove la mobilità a zero emissioni in Italia).
Secondo Pressi, “la combinazione degli incentivi nell’ultima parte dell’anno e della crescente disponibilità di modelli elettrici mass market ha messo in luce un evidente interesse degli italiani per questa tecnologia, che può essere valorizzato per colmare il preoccupante ritardo rispetto agli altri Paesi europei”.
Tuttavia, ha precisato, “l’effetto della corsa al bonus Isee si esaurirà in pochi mesi ed è essenziale pianificare le prossime mosse, per dare finalmente al mercato la continuità e la prevedibilità di cui hanno bisogno sia i consumatori che l’industria”.




























