Il caro-petrolio può riaccelerare le vendite di auto elettriche

Le immatricolazioni globali di veicoli a batteria sono già aumentate a gennaio-febbraio 2026 e la tendenza potrebbe accelerare. L'analisi di Wood Mackenzie e TE.

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Il petrolio sopra 100 dollari al barile per un periodo prolungato, a causa del conflitto in Medio Oriente, potrebbe spingere le vendite globali dei veicoli elettrici.

Lo scriveva il 20 marzo David Brown, direttore Energy Transition Research presso Wood Mackenzie. Il mercato automobilistico sta già puntando in questa direzione: nei primi due mesi del 2026, la quota delle auto elettriche si è portata intorno al 19% del venduto a livello di Unione europea (era il 15% a gennaio-febbraio 2025), secondo i dati pubblicati il 24 marzo da Acea, l’Associazione europea dei costruttori auto (grafico sotto).

Intanto, la quota complessiva dei modelli benzina/diesel è scesa al 30,6% mentre le vetture ibride erano al top con il 38,7% delle nuove immatricolazioni, cui va aggiunto un quasi 10% di auto ibride plug-in (PHEV), ricaricabili alla presa di corrente.

In Italia, seppure in crescita, le vendite di auto elettriche nei primi due mesi del 2026 si sono fermate ben al di sotto della media europea: 7% circa.

In Germania e Francia, invece, la fetta di mercato dei modelli a batteria si è attestata, rispettivamente, al 22 e al 27% con aumenti rilevanti delle immatricolazioni (+26% in Germania, +38% in Francia).

Tornando alle analisi di Wood Mackenzie, negli Stati Uniti, prima dell’attacco all’Iran, lo scenario di mercato era più favorevole ai veicoli tradizionali, grazie ai prezzi del petrolio intorno a 60 $ al barile e alle politiche di Trump che hanno ridotto gli incentivi per le auto elettriche e ammorbidito le normative federali sulle emissioni dei veicoli.

Finora nel 2026, evidenzia David Brown, cinque case automobilistiche – che rappresentano il 47% della produzione statunitense – hanno annunciato svalutazioni complessive per 73 miliardi di dollari sui veicoli elettrici (EV, Electric Vehicle). Di fronte alla prima perdita finanziaria dagli anni ’50, Honda ha cancellato tre modelli EV destinati al Nord America all’inizio di marzo.

Altri produttori, però, “stanno raddoppiando gli investimenti nel mercato EV statunitense”. Ad esempio, il gruppo Hyundai ha inaugurato uno stabilimento da 7,6 miliardi di dollari in Georgia e Toyota sta ampliando un hub per le batterie da 14 miliardi di $ nella Carolina del Nord.

Inoltre, diversi Stati stanno rafforzando le misure pro-EV: ad esempio, il bilancio 2026-2027 della California propone un programma di incentivi da 200 milioni di dollari per veicoli a zero emissioni, mentre il programma EV Make-Ready di New York, da 885 milioni di $, compenserà i costi di ricarica.

Wood Mackenzie ha poi esaminato il TCO (Total Cost of Ownership, ossia il costo totale di possesso) dei diversi veicoli, che negli Stati Uniti favoriscono ancora nettamente i modelli a benzina, soprattutto dopo la rimozione degli incentivi fiscali federali per i veicoli elettrici.

Tuttavia, prosegue Brown, “se i prezzi del petrolio restassero elevati, la situazione potrebbe cambiare”, perché con il petrolio Brent a 150 dollari, un’auto elettrica “potrebbe avere un TCO inferiore rispetto a un veicolo a benzina già dal prossimo anno”. Anche con un Brent a 90 dollari, il TCO negli Stati Uniti potrebbe comunque favorire i modelli elettrici entro il 2029-2030.

Più in generale, l’attacco all’Iran sta accelerando gli investimenti nelle tecnologie pulite alternative ai combustibili fossili.

Come riporta il Financial Times il 23 marzo, i principali produttori cinesi di batterie hanno guadagnato oltre 70 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dall’inizio delle ostilità in Medio Oriente.

Le azioni di CATL, BYD (che è anche leader mondiale nei veicoli elettrici) e Sungrow, hanno avuto rendimenti superiori a quelli delle principali compagnie petrolifere, con crescite tra il 19% e il 21% contro il +15% segnato da BP, mentre Chevron e Shell hanno registrato aumenti intorno all’8% ed ExxonMobil non è andata oltre un +4,7% nello stesso periodo.

In questo scenario, “se l’Europa manterrà le sue ambizioni in materia di diffusione delle auto elettriche, potrà colmare il divario con la Cina entro il 2030 e ridurre drasticamente il consumo di petrolio nei trasporti”, afferma l’organizzazione indipendente Transport & Environment (TE).

Secondo William Todts, direttore esecutivo di TE, “la narrazione del settore, secondo cui siamo troppo indietro rispetto alla Cina e dobbiamo indebolire la regolamentazione delle emissioni di CO2 delle auto (…), è fondamentalmente errata”.

Come mostra il grafico sotto, la quota di vendite di auto elettriche potrebbe arrivare al 57% in Europa alla fine del decennio, mantenendo l’obiettivo di azzerare le emissioni allo scarico dal 2035 per mettere fuori gioco i motori a combustione interna.

Un target però tutt’altro che scontato, perché diversi Paesi, con l’Italia in prima linea, stanno cercando di ridare spazio a biocombustibili e carburanti alternativi di origine rinnovabile (e-fuel), proprio per “salvare” l’industria automotive convenzionale in grande sofferenza contro la scelta precedente del “tutto elettrico”.

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