I dazi compensativi dell’Unione europea sulle auto elettriche cinesi stanno funzionando, ma solo in parte.
I modelli prodotti in Cina hanno rappresentato il 17% del mercato europeo nel primo trimestre del 2026, cinque punti percentuali in meno rispetto al 22% dell’intero 2024 (i dazi entrati in vigore il 31 ottobre 2024).
Il calo però è da attribuire soprattutto alla decisione di marchi occidentali come Tesla, Bmw e Volvo di trasferire quote di produzione dall’Asia all’Europa, mentre diversi costruttori cinesi hanno incrementato le loro esportazioni verso il nostro continente.
Inoltre, le vetture elettriche dei marchi cinesi continuano a essere meno costose rispetto a quelle delle case automobilistiche europee, con prezzi mediamente inferiori del 21%.
Queste le principali evidenze riportate dall’organizzazione indipendente Transport & Environment (TE), in una recente analisi sull’andamento dei dazi Ue sui veicoli a batteria fabbricati in Cina.
Intanto i costi eccessivi di produzione, nell’attuale scenario di crescente competizione con la Cina, stanno mettendo in difficoltà Volkswagen. L’amministratore delegato del colosso di Wolfsburg, Oliver Blume, ha ipotizzato un ulteriore taglio di circa 50mila posti di lavoro a livello globale, nell’ambito di una riorganizzazione industriale volta a ridurre la capacità delle linee produttive e snellire l’offerta di modelli.
Mercato in Europa e auto cinesi
La quota dei costruttori europei sulle importazioni di Bev (Battery Electric Vehicle) da Pechino è scesa dal 38% nel 2024 al 23% nel primo trimestre del 2026, mentre quella di Tesla è diminuita dal 26% al 19%, prosegue TE.
Oggi oltre la metà delle auto elettriche immesse sul mercato Ue dalla Cina è prodotta da case automobilistiche di quel Paese. In particolare, BYD ha più che raddoppiato le sue esportazioni verso l’Ue, mentre Saic le ha più che dimezzate, come riassume il grafico sotto.
I dazi, ricordiamo, prevedono aliquote differenziate a seconda del produttore (ad esempio: BYD 17%, Geely 18,8%), con una tariffa unica del 35,3% rivolta a tutte le società, come Saic, che non avevano collaborato all’indagine antidumping avviata dalla Commissione europea nel 2023. E le aliquote si aggiungono al dazio “base” del 10%.
In definitiva, precisa TE, le misure commerciali hanno accelerato gli investimenti manifatturieri nel vecchio continente. Allo stesso tempo, i produttori cinesi hanno incrementato la presenza nel segmento delle auto ibride plug-in (Phev): oggi detengono il 13% del mercato europeo di questa tecnologia, contro il 3% nel 2024.
Dazi sulle batterie cinesi?
Per rilanciare la competitività dell’automotive europeo, l’analisi raccomanda innanzitutto di estendere i dazi alle batterie prodotte in Cina, precisando che una tariffa del 20% farebbe aumentare in media il prezzo delle auto elettriche prodotte nell’Ue di appena il 2,8%.
Inoltre, occorre adottare senza ulteriori ritardi l’Industrial Accelerator Act (Iaa) e il regolamento sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali, “per creare un mercato solido per le auto elettriche e le batterie prodotte in Europa”.
Occorre anche “preservare il percorso di elettrificazione del settore automobilistico europeo, mantenendo gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di CO2 previsti per il 2030 e il 2035”, mentre la politica Ue sta imboccando la direzione opposta (si veda Cosa resterà del piano europeo sull’auto elettrica).
Come va il mercato italiano delle auto elettriche
In Italia intanto le vendite di auto elettriche continuano a crescere.
A giugno le immatricolazioni di Bev sono state 14.721 (+84,7% in confronto allo stesso mese del 2025), con una quota di mercato complessiva del 10%, quattro punti percentuali in più rispetto a giugno di un anno fa.
A guidare i numeri, sottolinea Motus-E, sono ancora le registrazioni dei veicoli acquistati grazie agli incentivi introdotti a ottobre 2025, andati esauriti in appena una giornata.
L’associazione, che promuove la mobilità elettrica, segnala l’urgenza di “un piano strutturale” per sostenere l’acquisto di auto full-electric, perché “la spinta degli incentivi dello scorso anno si esaurirà molto presto”.
In tema di incentivi auto, da segnalare che la Corte dei Conti, nella delibera 51/2026 pubblicata il 3 luglio, ha bocciato in gran parte le misure finora adottate dal governo italiano per “svecchiare” il parco circolante dei veicoli privati.
Nel documento si legge che “la finalità perseguita originariamente dagli incentivi, introdotti con carattere di sperimentazione dalla legge di bilancio per il 2019, era quella di incentivare l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale, con una soglia massima di emissioni CO2 pari a 60 gr/km e contestuale, ma eventuale, rottamazione dei veicoli appartenenti alle classi da Euro 0 a Euro 4”.
Tuttavia, si spiega, “l’obiettivo di svecchiamento non appare completamente centrato, dal momento che la soglia massima di emissioni CO2 dei veicoli incentivabili (…) è stata più volte innalzata fino a 135 gr/km, ovvero più del doppio di quella originaria”.
- Analisi TE – slide (pdf)
- Delibera Corte dei Conti (pdf)




























