Dieci anni fa, quando si è tenuto il primo “Forum QualEnergia?”, sarebbero stati inimmaginabili discorsi come quelli che si sono sentiti stamattina, all’inaugurazione della decima edizione della tre giorni organizzata da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club.

C’è una Strategia energetica eazionale (Sen) fresca di approvazione che dà una spinta fortissima alle rinnovabili, tanto che la stessa Legambiente, pur denunciandone i limiti, la definisce “un passo avanti nelle politiche energetiche italiane”.

Al tavolo siede la nuova Enel dell’amministrazione Starace, che punta su reti, rinnovabili e mobilità elettrica e “con la quale ormai è difficile litigare”, come afferma moderando il convegno il vicepresidente del Kyoto Club Francesco Ferrante. A fianco, la ex Assoelettrica fusa con la ex Assorinnovabili in Elettricità Futura, nella quale le due anime sembrano convivere bene, spingendo l’abbinamento elettrificazione e fonti pulite.

C’è poi Terna, che vede come “pienamente fattibile” ridisegnare il sistema elettrico attorno alle fonti rinnovabili non programmabili e alla generazione distribuita e, last but not least, c’è il Governo, rappresentato al convegno dalla sottosegretaria del Minambiente Silvia Velo, che si impegna a trasformare in atti “concreti e cogenti” la Sen, con il Piano energia e clima, che l’esecutivo conta di preparare “nei primi mesi del 2018”.

Insomma, è chiaro che il vento è cambiato e la transizione energetica, in Italia come nel mondo, è ormai inarrestabile.  Anche se va detto che la strada è tutt’altro che in discesa, anzi, è irta di ostacoli.

Le stesse posizioni relativamente avanzate della nuova Sen, oltre ad essere ancora inadeguate  per raggiungere gli obiettivi climatici, rischiano infatti di restare aspirazioni, se non seguite da misure tempestive, quali l’attesissimo decreto 2018-2020 per le rinnovabili non fotovoltaiche o lo sblocco dei sistemi di distribuzione chiusa (SDC).

I target della Sen al 2030, “senza un cambio e un’accelerazione delle politiche, con nuovi sistemi incentivanti, contratti di lungo termine e l’apertura ai prosumer, rimarranno impossibili da raggiungere”, per usare le parole pronunciate all’incontro dal vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

A maggior ragione, se non ci si muove subito, sono fuori portata gli obiettivi più ambiziosi proposti dall’associazione ambientalista, che pure, come mostrato da uno studio presentato, sarebbero molto più convenienti economicamente per il sistema-Paese (vedi QualEnergia.it, Decarbonizzare l’Italia, con il piano di Legambiente possibili risparmi per 5,5 mld di euro all’anno).

La sottosegretaria Velo, delegata da Gentiloni a rappresentare la Presidenza del Consiglio, come detto, ha annunciato che “a trasformare in fatti quanto scritto nella Sen” sarà il Piano energia-ambiente, che il Governo dovrebbe presentare all’Ue entro gennaio 2019, ma che si impegna pubblicare già ad inizio 2018.

Direttrice importante sulla quale implementare la Strategia è poi quella fiscale, ha spiegato la sottosegretaria, ricordando gli 11 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi censiti dal Catalogo pubblicato dal Minambiente a febbraio. Il “meno tasse” che si sente da ogni fronte in vista della campagna elettorale, “va declinato nel senso di tutelare l’ambiente e creare lavoro”, ha sottolineato.

Altro strumento “in arrivo” con cui si potrà attuare qualcosa della Sen, ha spiegato Velo, sono le linee guida sui piani energetici dei porti, mentre la sottosegretaria del Minambiente ha anche parlato dell’urgenza di norme sul consumo di suolo “compatibili con lo sviluppo delle rinnovabili” (la legge è ferma al Senato) e di interventi per favorire repowering e riconversioni delle centrali elettriche e delle raffinerie dismesse.

A far ben sperare, poi, c’è la svolta di Enel, ormai in corso dal 2014 e che si sta rivelando assolutamente concreta. “Discutendo su questo con Herman Sheer ho sempre sostenuto che le utility potessero contribuire alla transizione energetica”, ha sottolineato Gianni Silvestrini, direttore scientifico di QualEnergia e Kyoto Club.

Il direttore di Enel Italia, Carlo Tamburi, oltre a ricordare gli indirizzi del piano appena presentato – rinnovabili, reti ed efficienza energetica – ha affermato che gli obiettivi 2030 sulle rinnovabili della Sen “possono essere superati, ma ora servono misure concrete”, come le “aste per contratti di lungo temine e autorizzazioni rapide”.

Altro uomo Enel è Simone Mori, intervenuto al convegno come presidente di Elettricità Futura. La Sen, ha spiegato, è stato il banco di prova che ha mostrato come l’associazione riesca ormai a far convivere le due componenti da cui nasce, quella “rinnovabilista” e quella “convenzionale”.

“Molti dicevano che Elettricità Futura si sarebbe piantata sulla Sen, così non è stato e anzi la Strategia contiene obiettivi molto vicini alla nostra visione”, ha spiegato Mori.

Che un sistema elettrico centrato sulle fonti non programmabili e sui prosumer stia per diventare la nuova normalità lo si è capito anche dall’intervento di Luigi Michi, responsabile Strategia e Sviluppo di Terna e amministratore delegato Terna Plus.

Importanti le sfide da affrontare per realizzare gli obiettivi della Sen sulle rinnovabili, ha spiegato, a partire dall’overgeneration in certe fasce temporali come quella diurna e in certe zone, come le regioni con più potenza da fonte eolica (connessa al 96% alla rete di Terna).

Criticità che però “la tecnologia rende superabili”: tra le soluzioni citate, gli accumuli, sia elettrochimici che fisici e i rinforzi della rete, mentre ci si aspetta molto dalla partecipazione di nuovi soggetti al mercato dei servizi di rete.

Sulle batterie, il rappresentate di Terna ha sottolineato l’evoluzione rapidissima delle tecnologie: “quelle che abbiamo messe non le rimetteremmo ora”, ha spiegato, osservando che la dislocazione degli accumuli “andrà studiata bene” e che “soluzioni centralizzate di storage sono più efficienti”.

Quanto al mercato dei servizi di rete, la cui riforma è in atto con diversi progetti piota, “va aperto molto più rispetto ad oggi”, ha auspicato Michi, esprimendo “grande interesse” per la partecipazione di attori aggregati e demand response.

“Un ruolo importante”, ha affermato, lo deve svolgere il capacity market: “nell’immediato per evitare il phase out prematuro di impianti a gas, la cui flessibilità è importante”, mentre in futuro “eventuali investimenti in potenza termoelettrica saranno limitati e ‘chirurgici’ e il parco sarà essenzialmente basato su rinnovabili rese più prevedibili dagli accumuli”.