Non solo Tesla, ma anche Schneider Electric, Engie, Microsoft e Facebook: sono sempre di più le grandi aziende interessate a investire nelle mini-reti rinnovabili sulle isole e nelle zone poco o per nulla elettrificate dei paesi emergenti e in via di sviluppo.

A riportarlo è il Frontier Power Market Outlook pubblicato da Bloomberg New Energy Finance (BNEF).

Gli analisti di Bloomberg, si legge nel documento allegato in basso, prevedono che il 2017 sarà un anno cruciale per lo sviluppo delle nuove micro-grid, alimentate da impianti eolici e solari con sistemi integrati di storage elettrochimico.

Diverse comunità isolane faranno da “banco di prova” (test-bed) tecnologico per questo settore in piena e costante evoluzione.

Negli ultimi mesi, evidenzia quindi BNEF, sono stati annunciati parecchi progetti in tutto il mondo. Contando le isole del Pacifico e dell’Oceano Indiano, il rapporto ha censito 48 MW di future installazioni commissionate nel primo trimestre 2017.

Tra i protagonisti c’è sicuramente Tesla: il suo obiettivo, spiegano gli esperti di BNEF, è creare un mercato sempre più vasto per le batterie di rete Powerpack.

Partire dalle mini reti sembra la scelta più logica e profittevole, perché nelle piccole isole il costo dell’elettricità è molto più elevato rispetto alla terraferma (si veda anche questo studio E&Y di due anni fa).

Rimpiazzare i generatori diesel con fonti rinnovabili e dispositivi di accumulo, quindi, offre diversi vantaggi: sicurezza delle forniture, indipendenza energetica e prezzi elettrici inferiori, mentre le aziende possono testare le loro tecnologie per poi applicarle in progetti di grandi dimensioni, sfruttando le economie di scala e competenze acquisite sul campo.

Di tutta la capacità installata da Tesla nello storage di rete tra il 2016 e l’inizio del 2017 – parliamo di 174 MWh – il 36% riguarda le micro-grid isolane che sostituiscono e supportano la generazione convenzionale con combustibili fossili. Da novembre 2016, il colosso fondato da Elon Musk ha installato diverse versioni di Powerpack su cinque isole (vedi anche QualEnergia.it).

Tra i progetti citati da Bloomberg, troviamo l’accordo siglato da Schneider Electric, Engie Lab e Nanyang Technological University per migliorare l’accesso all’energia nelle aree off-grid a Singapore – l’isola di Semaku in primis – e nel Sudest asiatico, attraverso una serie di micro-reti rinnovabili combinate con sistemi di energy storage.

La francese Engie, in partnership con Electric Vine Industries, ha anche in programma di elettrificare con smart grid fotovoltaiche circa 3.000 villaggi in Indonesia.

Un gruppo di compagnie che comprende Facebook, Microsoft e Allotrope Partners, di recente ha lanciato un fondo con l’idea di mobilitare 50 milioni di dollari d’investimenti in micro-reti nel 2018-2020 in India, Indonesia e Tanzania.

Più in generale, queste società intendono sviluppare le infrastrutture energetiche e di telecomunicazione in vari paesi emergenti.

L’India sta diventando un laboratorio per sperimentare programmi ambiziosi di elettrificazione. Ci sono Stati, in particolare Uttar Pradesh e Bihar, dove la maggior parte della popolazione vive senza accesso ai servizi energetici basilari. Nell’Uttar Pradesh, ad esempio, appena il 37% delle abitazioni utilizza l’elettricità come fonte primaria per l’illuminazione (vedi la mappa qui sotto).

Il Governo indiano ha stanziato circa 740 milioni di dollari per portare l’energia nei territori che ne sono sprovvisti, con micro-reti autonome o estensioni delle infrastrutture esistenti, anche se diverse migliaia di villaggi sono tuttora al buio.

Tra l’altro, le autorità considerano “elettrificato” un villaggio che abbia almeno il 10% delle abitazioni collegate, oltre alle principali strutture pubbliche come scuole e ospedali, quindi siamo ancora molto lontani da standard di efficienza e sicurezza di tipo occidentale.

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