Il solare con accumuli può già competere con le nuove centrali a carbone anche su quote molto elevate di domanda.
Secondo un recente rapporto di Ember (link in basso), potrebbe coprire in maniera conveniente fino al 90% dei consumi di un paese come l’India, anche se resta il grosso ostacolo della stagione delle piogge.
Il carbone perde sui costi
Il documento del think tank mostra che fotovoltaico e batterie possono coprire il 90% della domanda elettrica indiana con un costo di circa 5,06 rupie/kWh, quindi circa 55 $/MWh (47 €/MWh).
È un livello competitivo con i costi attuali di approvvigionamento e in linea o inferiore rispetto alle nuove centrali a carbone, che nelle aste recenti hanno registrato tariffe tra 5 e 6,3 rupie/kWh.
Il vantaggio non è solo di prezzo. Il carbone è esposto all’inflazione e ai costi del combustibile, mentre il fotovoltaico con batterie offre invece prezzi più stabili nel tempo.
Inoltre, i costi del carbone stanno salendo per via di nuovi requisiti ambientali, minore qualità del combustibile e maggiore usura degli impianti.
Quanta capacità serve?
Per coprire il 90% della domanda servirebbero circa 930 GW di fotovoltaico e 2.560 GWh di accumuli. In media, 4,9 GW di FV e 13,5 GWh di batterie per ogni GW di domanda.
Si tratta di valori elevati ma ben sotto il potenziale disponibile, osservano gli analisti di Ember. L’India ha circa 3.343 GW di potenziale FV a terra, contro 143 GW installati oggi, e basterebbe a coprire più volte la domanda attuale.
Le batterie possono dunque risolvere con notevoli vantaggi il problema giorno-notte. Nei mesi con alta produzione solare, il sistema può soddisfare quasi tutta la domanda, spesso anche il 100%.
Il problema sorge invece nei periodi prolungati di bassa produzione. Durante quelli del monsone, il sistema FV con accumuli si fermerebbe al 66% della domanda. Il limite non è la capacità delle batterie, ma la mancanza di produzione per più giorni consecutivi.
Per questo il report indica la necessità di un mix con altre fonti, in particolare l’eolico, che in India produce di più proprio nei mesi del monsone.
Il vantaggio economico
Nei dieci principali Stati indiani, il sistema FV più batterie può coprire tra l’83% e il 92% della domanda. E in sei dei dieci principali Stati, può anche arrivare a coprire oltre il 90% della domanda a costi inferiori a quelli attuali di acquisto dell’energia. Il risparmio medio è intorno al 15%.
Anche includendo i costi di trasmissione, stimati tra 0,7 e 0,9 rupie/kWh, il sistema resta competitivo, viste le esenzioni al momento previste per le energie rinnovabili.
Tuttavia, non servirebbe arrivare al 90% per ottenere benefici economici. Va detto, inoltre, che tutti gli Stati potrebbero coprire almeno il 75% della domanda con FV e batterie a costi inferiori a quelli attuali.
Assunzioni prudenti
Il report segnala che le stime usate sono prudenziali rispetto al mercato. Le aste recenti per FV con accumuli hanno registrato prezzi tra 2,9 e 3,5 rupie/kWh. Un’asta del 2026 per FV con batterie da 6 ore ha raggiunto 3,12 rupie/kWh.
Va però sottolineato che l’analisi è un mero esercizio modellistico, non un modello completo di sistema: utilizza dati orari di domanda del 2024 e considera una produzione solare basata su dati 2023.
Le principali assunzioni includono costi medi di 435 $/kW per l’impianto fotovoltaico e 126 $/kWh per le batterie, con una vita utile di 20 anni e un tasso di sconto del 7%.
Il messaggio del report è chiaro: il fotovoltaico con batterie può già competere con il carbone su larga scala, non solo nelle ore diurne ma sulla copertura della domanda.
Non significa che possa fare tutto da solo, ma che il carbone non è più l’unica tecnologia in grado di garantire affidabilità e costi sostenibili.
A questo punto, la questione non è più se il solare possa sostenere il sistema elettrico, ma quanto rapidamente possa crescere.
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