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Spalma-incentivi, le ipotesi di modifica in ballo

L'ipotesi dei bond emessi dal GSE potrebbe essere impraticabile per l'impatto sul debito pubblico. Si moltiplicano le soluzioni alternative al controverso spalma-incentivi: tagli a scaglioni, estensione della Robin Tax, mentre dal capogruppo PD in commissione industria si attende una nuova proposta basata su una cartolarizzazione.

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Mentre infuria la polemica tra governo e associazioni e piovono critiche importanti, come quella dell’ambasciata britannica e della Commissione Bilancio del Senato, il mondo delle rinnovabili continua a chiedersi se e come verrà modificato l’intervento retroattivo contro il fotovoltaico contenuto nel decreto Competitività, in fase di conversione in legge.

Diverse le opzioni in gioco. Se quella che era data come la più gettonata, la soluzione “bond” proposta da Confindustria, potrebbe scontrarsi con un ostacolo insormontabile, emergono altre alternative: da un’applicazione della Robin Tax anche alle piccole imprese delle rinnovabili, passando per uno spalma-incentivi corretto con tagli a scaglioni, mentre si parla anche di un’altra proposta basata sulla cartolarizzazione degli oneri, che dovrebbe essere presentata dal relatore del decreto Massimo Mucchetti.

Come abbiamo riportato, le commissioni Industria e Ambiente del Senato hanno prodotto un folto numero di emendamenti all’articolo 24 del decreto, quello che dispone il controverso spalma-incentivi, e dovrebbero discuterli lunedì.

Sembrava avere buone possibilità l’ipotesi di sostituire la spalmatura obbligatoria degli incentivi da 20 a 24 anni con la soluzione proposta da Confindustria: usare dei bond emessi dal GSE per alleggerire la componente A3 della bolletta sulla quale, come sappiamo, pesano gli incentivi al FV. Un cambiamento appoggiato da ben 3 emendamenti identici proveniente dai partiti della maggioranza (due dei quali, quelli di Merloni del PI-Gruppo per l’Italia e Mancuso del Ncd successivamente ritirati).

Questa soluzione, che produrrebbe risparmi molto maggiori rispetto allo spalma-incentivi prevedendo di redistribuirli a tutti gli utenti per rispettare e regole Ue sugli aiuti di Stato, sembra ampiamente condivisa, ma si scontra con un grosso ostacolo: i bond erogati dal GSE, secondo Bankitalia, Istat e MEF, concorrerebbero ad incrementare il debito pubblico.

Un ostacolo messo in discussione da molti, tra cui un gruppo di 20 investitori favorevoli ai bond che in una nota diffusa ieri fa notare: “Siamo in presenza di un’intrinseca contraddizione di fondo: lo Stato, tramite il GSE, ha ad oggi già contratto delle garanzie sulle obbligazioni di pagamento ai produttori di energia rinnovabile e assimilata; lo ha fatto perché sebbene tali pagamenti vengano alla fine fatti dagli utenti elettrici e raccolti alternativamente dal GSE o dalla Cassa Conguaglio del settore Elettrico, lo Stato garantisce tramite il GSE eventuali squilibri temporanei di cassa che si vengono a generare”. In ogni caso si fa notare “il GSE non può ad oggi essere considerato parte del perimetro dello Stato” e dunque ci dovrebbe essere il nulla osta all’operazione Bond.

A prendere le distanze dall’ipotesi bond GSE è però anche il capogruppo PD in commissione Industria, nonché relatore del decreto, Massimo Mucchetti: la soluzione sarebbe impraticabile perché creerebbe debito, ha dichiarato. Proprio da Mucchetti, dicono voci di corridoio, potrebbe venire la soluzione: un emendamento ancora non presentato che prevederebbe una cartolarizzazione analoga a quella dell’ipotesi bond, ma affidata ad un altro soggetto, in modo da aggirare la questione debito pubblico.

Intanto si parla anche di altre proposte, sempre provenienti da esponenti PD. Una, del senatore Salvatore Tomaselli, è quella di sostituire il taglio retroattivo estendendo la cosiddetta Robin Tax, che prevede un addizionale Irpef del 5,5%, anche a tutte le aziende delle rinnovabili che abbiano un volume di ricavi superiore a 300mila euro e di un reddito imponibile superiore a 30.000 euro.

Una seconda, a firma dello stesso senatore, prevede invece una correzione allo spalma-incentivi come da decreto. Secondo questa ipotesi chi non aderisce alla spalmatura su 24 anni anziché vedersi tagliati gli incentivi dell’8%, andrebbe incontro a riduzioni diverse a seconda della taglia dell’impianto: del 3% per gli impianti da 200 kW a 500 kW, del 4,5% per quelli tra 500 kW e 1 MW, del 6% per gli impianti di potenza nominale superiore a 1 MW.

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