Per tagliare la bolletta del 10%, anziché colpire le rinnovabili con misure controproducenti e di dubbia costituzionalità, si trasferisca ai consumatori finali il calo registratosi nei prezzi all’ingrosso dell’elettricità, dovuto in larga parte a fotovoltaico ed eolico. E’ questa la sintesi estrema della mozione al Governo presentata da un gruppo di 16 senatori del M5S, primo firmatario Gianni Girotto (testo in allegato sotto).

Un documento che impegnerebbe politicamente il Governo a intraprendere alcune azioni come:

  • far arrivare ai clienti finali il “pieno beneficio derivante dalla riduzione dei prezzi dell’elettricità osservata sul mercato all’ingrosso”
  • aprire un confronto con l’Autorità sulla riforma delle attuali tariffe biorarie
  • una “capillare verifica della correttezza e opportunità delle scelte di approvvigionamento dell’Acquirente Unico
  • possibile unbundling dei pompaggi e la loro piena partecipazione al mercato elettrico
  • la partecipazione delle rinnovabili non programmabili e della generazione distribuita al mercato del dispacciamento.

Dopo aver rilanciato le note critiche al taglia-bollette – soprattutto allo spalma-incentivi e alla norma che penalizza l’autoconsumo – nella mozione si fa notare che “la crescente divaricazione fra il prezzo dell’elettricità espresso dal mercato organizzato all’ingrosso e, da una parte, la componente energia nei contratti di mercato libero, dall’altra la componente PE della tariffa elettrica per i clienti del mercato vincolato” (si veda anche l’ultimo articolo su QualEnergia.it, ndr).

Il prezzo medio di acquisto (PUN) sul mercato elettrico a gennaio 2014, rispetto allo stesso mese del 2013, è diminuito dell’8%, a febbraio del 18%, a marzo di circa il 30% rispetto agli stessi mesi del 2013. Si ricordano poi gli studi che quantificano il contributo al calo del PUN dato dal fotovoltaico: l’Irex Annual Report 2014 che stima l’effetto peak shaving netto del FV a circa 1 miliardo di euro e l’ultimo studio del Cnr pubblicato su Energy Science & Engineering.

Nella mozione si cita poi anche un articolo di QualEnergia.it che pone l’attenzione sul “distacco imbarazzante“, pari ad un valore superiore ai 25 euro per megawattora (ad aprile, ndr), che si è venuto a formare tra il costo dell’energia (indicato come componente PE in bolletta) e il PUN della Borsa dell’energia elettrica.

Tale divaricazione, denuncia la mozione, “trova conferma nell’anomala espansione del margine operativo lordo della divisione Mercato del gruppo Enel in Italia, cresciuto da 116 milioni di euro nel primo trimestre del 2009 a 179 milioni di euro nel primo trimestre del 2011 a ben 322 milioni di euro nel primo trimestre del 2014”.

Altre ancora le dinamiche del mercato elettrico sui quali secondo i senatori firmatari il governo dovrebbe interventire: “La crescente penetrazione della generazione da fonti rinnovabili non programmabili, e in particolare della fonte fotovoltaica, ha radicalmente cambiato il profilo orario del carico residuo sul mercato elettrico, e conseguentemente del prezzo orario all’ingrosso, tanto che oggi il mercato elettrico vede le sue punte di prezzo non più nelle ore lavorative, ma in prima mattinata e soprattutto nel tardo pomeriggio e in prima serata” (altra anomalia che QualEnergia.it è stata tra i primi a denunciare, già nel 2012, ndr).

I picchi di prezzo serali – continua la mozione – aggravano i costi di approvvigionamento dell’Acquirente unico (AU), e conseguentemente il prezzo dell’elettricità per i consumatori serviti in regime di maggior tutela, il cui prelievo dalla rete è maggiore proprio nel tardo pomeriggio e in prima serata. Anche per questo la tariffa bioraria come strutturata adesso “risulta del tutto incoerente con il mutato profilo orario dei prezzi all’ingrosso. Tale ripartizione finisce per incentivare, invece che scoraggiare, i consumi nella fascia serale, obbligando l’Acquirente unico ad acquistare quantitativi maggiori di elettricità proprio nelle ore in cui essa è più cara”.

I picchi di prezzo serali sul mercato all’ingrosso, inoltre si denuncia, “sono accentuati dalla limitata partecipazione degli impianti idroelettrici a pompaggio al Mercato del giorno prima (MGP), anche in presenza di differenziali infragiornalieri di prezzo tali da renderne lo sfruttamento chiaramente remunerativo”.

La mozione M5S Senato