I soldi per aiutare il termoelettrico in difficoltà potrebbero venire dalla stangata che l’Autorità per l’Energia propone di sferrare all’autoconsumo. Nelle ultime dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato sembra concretizzarsi uno scenario che comporterebbe la morte sul nascere del fotovoltaico su tetto senza incentivi e in generale della generazione distribuita (vedi qui). Il Governo starebbe pensando, infatti, di reperire tramite gli introiti derivanti dall’estensione degli oneri di sistema all’elettricità autoconsumata le risorse necessarie al capacity payment per il termoelettrico, l’aiuto ai cicli combinati a gas che consiste nel premiarl per la potenza messa a disposizione anziché per la sola produzione.

La conferma arriva dalle parole del ministro raccolte da Quotidiano Energia giovedì scorso a margine della presentazione della relazione annuale di Assoelettrica. Un evento durante il quale il presidente Chicco Testa ha rispolverato il solito repertorio di accuse alle rinnovabili, imputato principale per tutte le difficoltà che il termoelettrico convenzionale sta attraversando (qui il testo integrale). Tra le altre cose Testa si chiede “come possa funzionare un settore industriale che vede all’origine costi e remunerazioni completamente diversi fra diverse tecnologie (rinnovabili e fossili) e rischi d’impresa totalmente asimmetrici”. Ma non è frutto di un certo strabismo non vedere che anche il comparto delle rinnovabili stia anch’esso pesantemente già soffrendo per tutta una serie di norme, disposizioni e tagli agli incentivi operati negli ultimi mesi?

Alla fine la soluzione proposta è il “capacity market” o capacity payment, cioè il soccorso economico ai cicli combinati, messi in crisi dalla concorrenza del fotovoltaico, che secondo Assoelettrica dovrebbe partire subito e non nel 2017 come da delibera Aeeg.

I soldi per il salvagente alle centrali a gas, aveva chiarito in precedenza Testa, non dovranno pesare sulle bollette: “le risorse vanno cercate all’interno del sistema, soprattutto estendendo gli oneri a tutti gli utilizzatori della rete. Su questo dobbiamo discutere con gli esponenti del mondo delle fonti intermittenti”, aveva dichiarato il presidente di Assoelettrica pochi giorni prima facendo evidentemente riferimento alla proposta Aeeg di estendere il pagamento degli oneri di sistema anche all’energia autoconsumata.

Una visione che sembra pericolosamente (per le rinnovabili) condivisa dal ministro dello Sviluppo econcomico. La ricetta illustrata da Zanonato nelle dichiarazioni di cui sopra, che prevede riduzione delle importazioni, azione sugli sbilanciamenti dovuti alle rinnovabili non prevedibili e introduzione del capacity payment,secondo il ministro “non può passare dall’introduzione di nuovi incentivi”, ma semmai dalla “rimodulazione degli oneri, per la quale stiamo lavorando con l’Autorità“.

Zanonato, spiega Quotidiano Energia, ha fatto esplicito riferimento all’accordo sugli energivori (QualEnergia.it, Energivori, sconto da 600 milioni voluto da Passera e pagato da tutti), ma ormai appare evidente che il discorso possa estendersi alla generazione distribuita. Un intervento quest’ultimo comunque non facile: il ministro ha ricordato che bisogna fare i conti con una legislazione vigente per cui “i margini di manovra sono molto ridotti”. Il riferimento è al fatto che l’autoconsumo nell’ambito dei SEU (i sistemi efficienti di utenza in cui l’energia viene prodotta e consumata dietro al contatore, e quindi anche per l’impianto FV di casa) è per definizione di legge esonerato dal pagamento degli oneri.

Ad ogni modo, è chiaro che il ministro è favorevole all’intervento ‘punitivo’ contro chi vuole farsi l’energia in casa, tanto più che penalizzando l’autoconsumo si potrebbero trovare risorse per tutelare investimenti in fossili che il cambiamento del sistema elettrico sta mettendo a rischio, le decine di miliardi investite con poca lungimiranza nei cicli combinati a gas negli anni passati (QualEnergia.it, Il soccorso ai cicli combinati e a quei 25 miliardi di investimenti).

“E’ un’idea che circola da tempo. Invece di aprire un nuovo segmento di mercato alle rinnovabili senza oneri aggiuntivi, consentendo la vendita diretta fra il produttore e il consumatore limitrofo, con beneficio economico per entrambi, si introdurrebbe un onere addizionale ingiustificato al fine di sussidiare l’eccesso di capacità produttiva delle centrali termoelettriche. In altri termini, si penalizzano le tecnologie più innovative a vantaggio di quelle più mature”. E’ il secco commento di GB Zorzoli, portavoce di FREE, il cooordinamento delle associazioni delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Più sfumata la posizione del professor Arturo Lorenzoni. Sulla redistribuzione degli oneri, spiega, “è giocoforza cambiare le regole. Si tratta però non di cambiarle per impedire la conversione del sistema elettrico verso soluzioni di maggiore contendibilità e diversità tecnologica. Per questa ragione il trasferimento degli oneri verso l’energia autoconsumata deve essere contestuale al riconoscimento dei servizi forniti alla rete da parte di quell’energia. Per cui vanno premiati i prelievi  regolari e conosciuti, come anche la fornitura di energia di ‘qualità’ da parte degli impianti controllabili e tutti i servizi che essi possono dare (energia reattiva, riserva, ecc.). Castigare le soluzioni di mercato senza offrire occasioni di innovazione alle nuove fonti sarebbe una restaurazione imperdonabile.”

 

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