A leggere i dati di quanto finanziato dallo Stato italiano tra il 2002 al 2009 suddivisi tra strade, ferrovie, metropolitane la strategia sulla mobilità sembra chiara: spingere il traffico su gomma. Questa è l’atto di accusa del quarto rapporto “Pendolaria” di Legambiente, lo studio che fotografa la situazione del trasporto ferroviario regionale e metropolitano in Italia (vedi documento allegato).

Tante risorse per la strada e le grandi opere nella Legge Finanziaria in corso di approvazione: 400 milioni di euro di sussidi agli autotrasportatori e 470 milioni di euro per il Ponte sullo Stretto, oltre a 1,2 miliardi di euro già stanziati dal Cipe.

Stessa scelta da parte delle Regioni: addirittura in Abruzzo, Basilicata e Calabria negli ultimi 7 anni non è stata stanziata alcuna risorsa per le ferrovie, ma ridicola è anche la situazione di Liguria, Friuli, Molise, Sicilia dove il 99% delle risorse è andato ai cantieri stradali.
Il rapporto è andato ad analizzare nello specifico quanto e come le Regioni hanno investito nei treni, perché spetta a loro definire il contratto di servizio con i gestori dei treni e individuare i capitoli di spesa nel proprio bilancio per migliorare i servizi aggiuntivi (più treni in circolazione) e per il materiale rotabile (treni nuovi o riqualificati).

I risultati sull’indagine dell’investimento per i pendolari operati dalle Regioni sono imbarazzanti per un paese che si dice “moderno” e sono offensive nei confronti dei cittadini. Solo la Regione Campania supera con i propri investimenti nel 2009 la quota dell’1% delle spese di bilancio. E la Campania dimostra come gli investimenti possono pagare: dal 2000 il numero di passeggeri trasportati è aumentato del 40%, togliendo traffico dalle strade e quindi inquinamento.

In metà delle Regioni non si arriva nemmeno allo 0,1% del bilancio regionale. In generale si può dire che le risorse stanziate dalle Regioni sono talmente basse da apparire offensive nei confronti dei pendolari.
Al Veneto va la maglia nera, lo 0,04% del proprio bilancio in una delle Regioni a più forte domanda pendolare e risorse a pioggia a strade e autostrade: 114 milioni di euro per la Pedemontana Veneta, 108 alle opere complementari al passante di Mestre. Nel bilancio 2009 la Regione Veneto ha stanziato 1,6 milioni di euro per le iniziative per i veneti nel mondo, mentre solo 3,8 milioni per la mobilità dei pendolari.
Sempre in negativo, vanno segnalate anche le Regioni Sicilia (che nel 2009 non ha erogato alcuna risorsa per i pendolari ma ben 4 milioni di euro per spese di convegni e congressi), il Molise (solamente 50mila euro per i servizi aggiuntivi) e la Basilicata (circa 800mila euro per il materiale rotabile).

Il rapporto “Pendolaria” di Legambiente mette in evidenza anche la condizione di ritardo infrastrutturale dell’Italia rispetto all’Europa, che però non riguarda strade e autostrade, ma proprio le infrastrutture per il trasporto pendolare. La rete di metropolitane delle città italiane, con soli 161,9 km, è la più corta d’Europa. Stesso discorso vale per le ferrovie suburbane che contano in totale 591,7 km di estensione: pochissimi, rispetto ai 2.033 km della Germania per esempio.

Ma un altro allarme riguarda l’inadeguatezza del servizio su tante tratte regionali e a lunga percorrenza dove proprio le scarse risorse stanziate da Governo e Regioni mettono a rischio il servizio e condannano i pendolari a dover girare sui soliti vecchi treni. In Italia sono infatti pochissime le linee con standard europei, treni pendolari moderni e ogni 15-30 minuti, larga parte è di serie C con convogli vecchi recuperati dall’utilizzo in tratte a lunga percorrenza, spesso con un numero di carrozze insufficienti. E proprio queste linee che per Trenitalia sono in perdita e dove Stato e Regioni non investono sono a rischio di ulteriore degrado e di tagli.

Cosa si deve fare allora per i tanti cittadini (2 milioni e 630 mila) che ogni giorno prendono i treni per motivi di lavoro e studio sulle linee regionali e che sono cresciuti dal 2007 al 2009 dell’8,2% (200mila viaggiatori in più)?
Governo e Regioni devono essere richiamati alle proprie responsabilità per dare certezze agli interventi di miglioramento del servizio, dice Legambiente. Tra le idee quella di istituire un fondo nazionale per il trasporto locale, finanziato con i proventi di parte della tassazione sui carburanti (come da tempo si discute nella Conferenza Stato Regioni). Bisogna poi dare priorità alle città negli investimenti infrastrutturali e spostare nei nodi urbani la voce maggioritaria della spesa per infrastrutture. Altro aspetto fondamentale è aumentare l’attenzione alla qualità del servizio dando voce ai cittadini che si muovono in treno e legare le politiche dei trasporti alle scelte urbanistiche nelle aree urbane per condividere e coordinare gli obiettivi.

I pendolari del treno hanno un nemico: la strada. L’invidia nei confronti dei pendolari delle altre città europee è del tutto condivisibile – spiega Edoardo Zanchini, responsabile Trasporti di Legambiente – l’Italia è l’unico paese in Europa che finanzia strade e autostrade con risorse pubbliche che sono doppie rispetto a quelle per previste per le ferrovie nazionali e regionali. I governi che si sono succeduti dal 2001 ad oggi hanno finanziato per il 67% delle risorse infrastrutture stradali – dice Zanchini – e questa scelta è confermata dagli investimenti realizzati con fondi propri da quasi tutte le Regioni italiane (Campania e Puglia escluse)”.

Per Legambiente i nuovi treni ad Alta Velocità che cominciano a circolare sui quasi 1.000 chilometri di nuove linee non devono togliere attenzione e investimenti nei confronti dei treni pendolari. Oggi la domanda di trasporto ferroviario pendolare in Italia è in un rapporto di 9 a 1 rispetto ai passeggeri trasportati ogni giorno sulle linee a lunga percorrenza (300 mila passeggeri circa).
Serve allora una migliore integrazione tra treni a lunga percorrenza e regionali insieme all’utilizzo anche per i treni pendolari delle nuove tratte ferroviarie ad Alta Velocità. Da Legambiente non si chiede una guerra ai nuovi treni ad Alta Velocità anche perché per i pendolari del treno il vero nemico è la strada che sottrae tutte le risorse.

Da questo rapporto si evidenzia come il tema del trasporto pendolare deve entrare decisamente nell’agenda delle politiche nazionali, ponendosi un obiettivo all’altezza della sfida lanciata dall’Unione Europea al 2020 in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

11 dicembre 2009