Mentre, come abbiamo raccontato diverse volte su queste pagine, nel mondo si coglie l’occasione della crisi per ridurre le emissioni, l’Italia dedica alla sostenibilità meno dell’1% di quanto stanziato per il rilancio. La ricetta del Governo per far ripartire l’economia, abbiamo visto, comprende invece una dose massiccia di cemento per implementare infrastrutture tradizionali: è di pochi giorni fa l’annuncio dei 17,5 miliardi di euro stanziati dal CIPE. Soldi che andranno soprattutto alle cosiddette grandi opere: protagonista il ponte sullo stretto, ma anche il terzo valico dei Giovi per l’alta velocità ferroviaria e il Mose nella laguna di Venezia. Solo 1,2 miliardi andranno alla ristrutturazione di scuole e alla costruzione di nuove carceri, mentre alla mobilità sostenibile vera e propria andrà un miliardo e mezzo che dovrà essere diviso tra le reti metropolitane di Roma, Palermo, Catania, Bari, Cagliari, Parma, Brescia , Bologna e quella regionale campana.
Come prevedibile la volontà governativa di puntare sulle grandi opere ha ricevuto critiche dal mondo ambientalista e non solo (si vedano le preoccupazioni dell’antimafia riportate sull’Unità). Il WWF italiano dal suo sito, in particolare, scende nei dettagli e fa i conti in tasca al progetto del ponte tra Sicilia e Calabria e quello del terzo valico appenninico dei Giovi, proponendo invece investimenti alternativi.

Riportiamo il documento a firma di Stefano Lenzi, referente trasporti e infrastrutture per il WWF Italia.

Riguardo il ponte sullo stretto che costa 6,1 miliardi di euro e per il quale il CIPE ha stanziato 1,3 miliardi di euro: “Il WWF Italia ricorda come non sia chiaro ancora oggi chi mai metterà gli altri 4,4 miliardi di euro che servono per costruirlo, visto che tra l’altro lo Stato riesce oggi a destinare 800 milioni di euro in meno di quanto venne destinato quattro anni fa con la ricapitalizzazione della Stretto di Messina SpA (1,3 miliardi di euro oggi, contro i 2,5 miliardi di euro del 2003). Non è chiaro come si pensi di affrontare la ridefinizione dei rapporti con il general contractor capeggiato da Impregilo, visto che il costo dell’opera è di 2,2 miliardi di euro in più di quello con cui è stata vinta la gara (6,1 miliardi rispetto ai 3,9 miliardi di euro del maxiribasso presentato da Impregilo) Non risulta che siano stati superati tutti gli ostacoli tecnici di realizzazione di un ponte sospeso ad unica campata di 3,3 km (nell’area a maggior rischio sismico del Mediterraneo) e di gestione di un’opera, concepita per 100.000 veicoli al giorno quando stime ufficiali al 2032 prevedono solo 18.500 v/g.

Il Governo, secondo il WWF Italia, farebbe bene, in alternativa, a investire, oltre che sulla A3 Salerno-Reggio Calabria, per concludere al più presto i lavori sulla linea ferroviaria tirrenica interrotta tra le stazioni di Mileto e Vibo-Pizzo, per ricollegare al più presto Reggio Calabria al resto d’Italia; potenziare le linee ferroviarie che collegano Catania, Messina e Palermo; intervenire per chiudere finalmente i cantieri della SS106 Ionica; destinare ingenti risorse al riassetto del territorio (solo in Calabria la Regione ha calcolato che sarebbero necessari 1,4 miliardi di euro)”.

Sul terzo valico dei Giovi invece “Il WWF Italia ricorda che quest’opera che ora si attesterebbe solo a Novi Ligure (54 km di linea) costa circa 5.060 milioni di euro: il 700% in più di quanto era stimato nel 1991 per la realizzazione dell’intera linea ad AV Milano-Genova (che presentava uno sviluppo tra i 127 e i 137 km a seconda dei progetti e un costo stimabile al 1991 attorno in 3.100 miliardi di lire). Il costo a km della nuova linea è di 94 milioni di euro circa (dieci volte superiori a quelli applicati in Francia sulla linea ad AV Parigi-Lione, 10,2 mln/km e in Spagna, 9,8 mln/km sulla linea ad AV Madrid-Siviglia). Per realizzare una linea “in perdita”. Infatti, nel maggio 2004 era stato redatto un Piano finanziario di fattibilità da parte di RFI SpA che dimostra come “il canone per il pagamento degli interessi e la restituzione del capitale – che sarà versato da Rfi a Ispa dal 2012, anno di entrata in esercizio, al 2042 – sarà coperto solo per il 15% dei ricavi di mercato, cioè dalla vendita delle tracce dei treni per gli operatori ferroviari; per il restante 85% dovranno intervenire di anno in anno, le casse del Tesoro”

Il governo, secondo il WWF Italia, farebbe bene, in alternativa, a investire oltre che sulla linea Pontremolese (Parma-La Spezia), che è la vera linea di collegamento sul versante tirrenico tra il Sud e il Nord-Nord Est d’Italia e verso il Brennero alternativa al terzo Valico dei Giovi, per: concludere finalmente il raddoppio della Genova-Ventimiglia; completare e raddoppiare la Voltri-Ovada-Alessandria (individuata a suo tempo dall’Europa come free way per le merci); costruire la bretella di collegamento tra il “camerone” di Borzoli e le due linee storiche dei Giovi già esistenti, per i collegamenti verso Milano; quadruplicare la tratta Tortona-Voghera.”

10 marzo 2009