Le implicazioni del cambiamento climatico sulle attività delle aziende nel mondo sono oggetto di una crescente attenzione da parte del pubblico e del mondo degli investitori.
Per una corretta valutazione di tali implicazioni e per attivare un dialogo tra aziende e investitori sul tema è necessaria la messa a disposizione di informazioni qualificate. Carbon Disclosure Project (CDP) è un’organizzazione non profit internazionale la cui missione è proprio quella di facilitare la comunicazione trasparente dei dati relativi alla tematica del cambiamento climatico da parte delle maggiori aziende nel mondo. CDP opera per conto di più di 470 tra i principali investitori internazionali, con più di 57.000 miliardi di dollari di capitale gestito. Agendo per conto di tali investitori, che includono Merrill Lynch, AXA, BNP Paribas, HSBC and Morgan Stanley, CDP è in una posizione unica per raccogliere dati attraverso la sua metodologia indipendente, credibile e testata, e per rendere pubblicamente disponibili informazioni sulle implicazioni del cambiamento climatico sulle attività delle aziende e sul loro valore.

Dal 2007 CDP è attivo anche in Italia e ha realizzato la prima indagine sulle aziende italiane considerando le 40 aziende con la maggiore capitalizzazione sul mercato borsistico italiano (S&P/MIB). I risultati dell’analisi, inseriti nel rapporto CDP6 Italy, pubblicato con la collaborazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, Kyoto Club ed ERM Italia, saranno presentati in un convegno il 13 febbraio a Roma, nella sala dei Cenacolo della Camera dei Deputati.

Il primo rapporto CDP per l’Italia può essere considerato come un punto di partenza per delineare più chiaramente la situazione delle aziende in relazione al tema dei cambiamenti climatici. Il campione su cui si è realizzata l’analisi è piuttosto limitato, e i risultati non possono pertanto essere considerati come pienamente rappresentativi della situazione italiana complessiva. Ciononostante, dai dati disponibili possono essere tratte alcune considerazioni interessanti.
Le risposte delle società appartenenti all’indice S&P/MIB mostrano, rispetto all’anno precedente, una maggiore consapevolezza dei rischi associati ai cambiamenti climatici. In dimostrazione di quanto anticipato, il 67% delle aziende, rispetto al 40% del 2007, sottolinea i rischi normativi, mentre i rischi fisici e quelli generali sono percepiti rispettivamente dal 72% e dal 67% dei partecipanti, contro il 25% e 35% del 2007.
La quasi totalità delle aziende (93%) intravede anche delle opportunità nei cambiamenti climatici. Il settore finanziario, in particolare, intuisce l’opportunità di sviluppare nuovi servizi finanziari e assicurativi in supporto ad investimenti a basso tenore di carbonio e alle attività di adattamento e mitigazione. In sostanza si delinea un quadro che da un lato mette in luce la preoccupazione per gli impatti generali, fisici o derivanti da nuove norme, ma d’altra parte si riconosce da parte delle aziende la possibile apertura di opportunità da sfruttare.

Per quanto riguarda la misurazione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG), il 78% dei partecipanti è in grado di fornire dati relativamente alle proprie emissioni dirette in accordo con la definizione di emissioni di Scopo 1 del Protocollo WBCSD. I numeri relativi alle emissioni indirette derivanti dall’acquisto di energia elettrica, calore e vapore (Scopo 2) sono stati comunicati, invece, dal 67% delle compagnie. Solo il 50% delle aziende pubblica in toto o in parte le proprie emissioni Scopo 3 (altre emissioni indirette), misurate o stimate. In molti casi esse corrispondono a quelle generate dai viaggi di lavoro. I dati di emissione sono verificati da un ente indipendente nel 72% dei casi.

In merito all’impegno delle aziende nella riduzione delle emissioni di GHG, il 50% delle aziende ha introdotto un programma per ridurre le proprie emissioni, mentre solo il 39% ha stabilito obiettivi quantitativi. In merito alla definizione di strutture organizzative dedicate, il 56% delle aziende afferma di avere istituito un comitato dedicato ai cambiamenti climatici all’interno della struttura societaria e il 39% ha anche stabilito incentivi/premi legati al raggiungimento degli obiettivi connessi alle strategie climate change.

Il quadro che emerge dall’analisi mette in evidenza il crescente livello di attenzione alla problematica del clima da parte delle aziende interpellate e la diffusa adozione di politiche di misurazione e riduzione delle emissioni. L’ampliamento del campione di aziende nei prossimi anni e la possibilità di analizzare nel tempo l’evoluzione dei dati trasmessi, potrà senz’altro fornire a pubblico e investitori informazioni importanti per la costruzione di un dialogo con le aziende dal quale potrà emergere una risposta razionale ed efficace alla problematica del cambiamento climatico.

Roberto Giacomelli (Erm Italia)

7 febbraio 2009