Gli istituti bancari di Wall Street hanno dichiarato che stabiliranno per i prestiti alle società elettriche in procinto di costruire impianti alimentati a carbone specifici standard per coprire i rischi ambientali legati alle emissioni di carbonio. Citigroup Inc, JP Morgan Chase & Co e Morgan Stanley ne svilupperanno le linee guida per consulenti e responsabili dei prestiti negli Stati Uniti.

In alcuni Stati americani sì è registrata una fuga dagli impianti a carbone. E’ il caso del Texas, della Florida e del Kansas. Per quest’ultimo caso scrivemmo pochi fa mesi del blocco di due impianti da 700 MW per mano del legislatore a causa delle elevate emissioni degli impianti (vedi “Stand-by per il carbone“).

Tuttavia negli Usa sono dozzine le centrali alimentate a carbone già in fase di progettazione. Il Governo federale le ha promosse per assicurare l’offerta energetica del paese negli anni a venire, ma da più parti si ritiene ormai che il tempo per il “carbone convenzionale” sia finito.
Le tre banche stanno delineando le regole per la concessione dei prestiti ai futuri impianti a carbone, ascoltando sia le associazioni ambientaliste che le compagnie energetiche, inclusa l’American Electric Power Co., la più grande utilizzatrice di carbone e la Southern Co., la più grande utility che utilizza il carbone pesante nel sud est del paese.

Quali saranno i principi che guideranno gli istituti di credito nella concessioni prestiti ai nuovi impianti a carbone realizzati dalle aziende elettriche statunitensi? Si punterà in particolare sulla promozione dell’efficienza energetica, l’utilizzo di tecnologie avanzate per impianti a carbone con le più basse emissioni di gas serra e lo sviluppo di fonti rinnovabili.

Dopo la crisi legata ai subprime del settore immobiliare, le istituzioni finanziarie guardano ormai con grande attenzione ai possibili rischi legati a tecnologie come quelle del carbone in un quadro normativo che probabilmente vedrà diventare vincolante l’impegno del paese per la riduzione delle emissioni di CO2 rilasciate in atmosfera. Non vorrebbero, infatti, che gli investimenti di questi anni non rientrassero domani a causa dell’incapacità di restituzione del denaro da parte delle società elettriche responsabili di elevati livelli di emissione e con conseguenti costi ambientali da sostenere.

E’ per questo che tra i grandi gruppi finanziari si valuta sempre più con attenzione e per vari comparti, quello che potremmo chiamare il livello di CO2 dei loro prestiti.

LB

12 febbraio 2008