La Germania è il paese europeo dove più conviene investire in energie rinnovabili, mentre, nello stesso periodo considerato, il Regno Unito perde la fiducia sulla competitività a causa di un ritardo nelle politiche nazionali di settore. E’ quanto dice il rapporto trimestrale di Ernst&Young sull’indice di attrazione di un paese per il settore delle rinnovabili (“Ernst & Young’s quarterly Renewable Energy Country Attractiveness Index” – vedi in allegato).
L’indice generale della società di consulenza finanziaria britannica fornisce un punteggio ponderato per 25 mercati nazionali dell’energia rinnovabile, in base alla legislazione vigente, alle relative infrastrutture e alla loro idoneità alle singole tecnologie. Si da’ al paese uno score fino a 100 che viene aggiornato trimestralmente; il principale indice fa riferimento al lungo termine, ma viene considerato anche un indice di breve termine (soprattutto per l’eolico) con una prospettiva a due anni.
E’ chiaro che un paese come la Germania, il cui ministro dell’ambiente dichiara di puntare a fornire il 45% di tutta l’energia elettrica con le fonti rinnovabili e rafforza la legge nazionale di settore, dimostra agli operatori e agli investitori il suo impegno nel sostenere la diffusione di queste tecnologie.

Gli Stati Uniti mantengono da due anni la prima posizione “per attrazione degli investimenti” nel settore delle rinnovabili. L’eventuale miglioramento della legislazione statunitense in questo ambito non farà che rafforzare questa particolare leadership. A spingere gli investimenti negli USA sono soprattutto le politiche dei singoli Stati. Un esempio per tutti è la strategia dell’Illinois (25 by 25 energy plan), convertita anche in legge, che mira a raggiungere al 2025 una produzione elettrica da rinnovabili pari al 25%.

Scalzate dalla precedente seconda posizione sono Spagna, Gran Bretagna e India (lo erano a pari merito). Quest’ultima, oggi terza, ha definito un piano quinquennale di sviluppo del settore con un primo fondo di 130 milioni di dollari e a breve sarà istituita anche una tariffa fissa (conto energia) per il fotovoltaico; ma nel grande paese asiatico la spinta viene soprattutto dall’eolico e dagli incentivi previsti per la tecnologia sia a livello di governo centrale che di singoli stata (un esempio è l’Andhra Pradesh).

Al sesto posto c’è la Cina, che ha previsto multe per le società elettriche che non acquistano energia pulita. Al settimo sale l’Italia, che scalza il Canada, anche per il prolungamento da 12 a 15 anni del periodo di incentivazione previsto per i certificati verdi e la proposta di aumentare la quota d’obbligo annuale.

Nel rapporto viene fatto anche un accenno alla questione della riduzione del credito legata alla crisi dei crediti sub-prime. Si fa notare che l’industria delle rinnovabili non è stata toccata dalla crisi e che nei prossimi mesi questo fattore non dovrebbe avere alcun impatto soprattutto sulle tecnologie più mature (eolico e solare, ad esempio) che sono assistite da un quadro normativo chiaro e di lungo periodo, e quindi con un cash flow prevedibile.

LB

21 novembre 2007