Si può parlare realmente di un successo del G8 sul clima? Gli esponenti dei paesi industrializzati parlano di “compromesso”, ma un compromesso è il raggiungimento di un accordo che parte da posizioni differenti ma concrete. Il documento finale non prevede alcun obiettivo per i paesi del G8 e nessun meccanismo o strategia viene specificata per raggiungere i generici target indicati. Mentre UE, Giappone e Canada chiedono un taglio del 50% delle emissioni al 2050 (ma rispetto a quando non viene detto), gli USA affermano un’ambigua “necessità di tagli sostanziali”. Insomma un documento che vale meno della carta sul quale è stato scritto.

Gli entusiasmi della Merkel, di Blair, di Prodi e di Barroso ci sembrano esagerati e nascondono il sostanziale fallimento del vertice che, come spesso accade, rinvia le decisioni importanti a futuri incontri, come quello previsto a Bali a dicembre in occasione della prossima conferenza sul clima.
In effetti la cancelliera tedesca e il primo ministro inglese avevano investito molta della loro credibilità internazionale su questo vertice per poterne uscirne a mani vuote. Le generiche dichiarazioni inserite nel documento finale sono state quindi “vendute” come “un grande passo in avanti”. Ma queste affermazioni stridono con le notizie e i dati quasi giornalieri, provenienti da più osservatori internazionali, che ci segnalano che i cambiamenti climatici sono sempre più evidenti e potranno avere effetti nefasti oggi neanche prevedibili.
Un attendismo che ovviamente non predispone e neanche allude all’avvio di un processo di transizione energetica e di costruzione di nuovi modelli di sviluppo. Ritenere che il signor Bush abbia compreso la gravità della situazione e che le decisioni verranno prese all’interno della cornice ONU, ci sembra un ben misero successo.

Nella parte riservata all’energia del documento finale del G8 (pagg. 13-28) si fanno generiche asserzioni sull’efficienza energetica negli usi finali e sulla sua potenzialità per ridurre le emissioni e sulla necessità di costruire edifici sostenibili che utilizzino anche fonti rinnovabili. Sui trasporti si accenna a tutte le soluzioni tecnologiche oggi in cantiere (biocombustibili, idrogeno, elettricità, GPL, metano), ma manca una visione strategica per un futuro molto prossimo che vedrà in circolazione oltre 1 miliardo di autoveicoli a motore. Sulla produzione di energia lo scenario è, per così dire, “business as usual”: i combustibili fossili saranno le fonti principali per i prossimi 25 anni. Si parla di diversificazione e ci si mette dentro il nucleare, il carbone (citato come combustibile pulito) accompagnato dallo stoccaggio e l’immagazzinamento del carbonio, le fonti rinnovabili.
Di fatto per i paesi industrializzati l’andamento e l’evoluzione del sistema energetico mondiale sono considerati fatti ineluttabili che non potranno che procedere sull’attuale “devastante” strada finora percorsa. Nessun cambio di marcia, nessuna idea forte di nuovo modello energetico.

Un bell’articolo che prende spunto dagli scarsi risultati del G8 in Germania è quello di Carlo Petrini (“Saper pensare il mondo nuovo“) su La Repubblica di oggi.
Ne citiamo solo uno stralcio: “…Non bastano le dichiarazioni d’intenti, il problema è molto più drammatico; il sistema che va urgentemente corretto è molto più complesso. Purtroppo, gli otto grandi rappresentano diverse civiltà, diverse sensibilità, ma sono tutti accomunati dalla stessa visione economica, determinata dai parametri di crescita che hanno segnato la traiettoria del loro sviluppo. Questa visione stabilisce che il benessere materiale è l’unico obiettivo e che lo sviluppo è subordinato a un grande consumo di risorse: per cui i Paesi industriali dovrebbero mantenere il livello raggiunto, mentre chi è in via di sviluppo dovrebbe lottare per arrivare dove sono arrivati loro. Mi chiedo, di fronte a questo scenario, quanto i G8 siano consapevoli che la natura ha dei limiti e che il loro stile di vita attuale non tiene conto del fatto che le risorse non sono infinite. Non sono soli al mondo e sono chiamati a rispettare i diritti degli assenti”.

LB

8 giugno 2007